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Posts Tagged ‘Politica nazionale’

Uno degli argomenti ricorrenti del Berlusconi redivivo in televisione è che il fatturato dell’economia sommersa dovrebbe contare più di quanto non faccia adesso nel calcolo del PIL. Così facendo il nostro debito pubblico risulterebbe meno disastroso, e l’Unione Europea ci dovrebbe riconoscere una posizione meno critica.

Domanda: chi lavora in nero le paga, le tasse? Direi di no, sennò il suo non sarebbe lavoro nero.
La grande ricchezza nera è meritevole di partecipare all’eventuale rinascenza dell’Italia? A me sembra di no, anche a patto di risultare meno produttivi nelle classifiche europee.

Tanto per tributare il giusto rispetto a chi non sfugge al fisco.

Barbara Biagini

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Sembra partito sotto i migliori auspici il percorso di Bersani per costruire la nuova alleanza di governo per il 2013.  La carta degli intenti anzitutto che per prima redige in autonomia il PD, cerniera dell’operazione, per una volta senza inseguire nessuno prima ancora del via.

I contenuti non li conosciamo in dettaglio, ma dai capitoli principali delineati dalla stampa (Europa, conti in ordine, patrimoniale, riforma giustizia, unioni civili, cittadinanza immigrati, lotta alla precarietà, detassazione lavoro e imprese, competenza e disciplina dei governanti… per citarli senza ordine) ci paiono ben congegnati per ricomprendere un po’ tutti quelli che potrebbero starci, da SEL a UDC passando per associazioni e movimenti democratici. Saggia pure la premessa del segretario di poter accogliere perfezionamenti del programma senza concedere tuttavia il passo agli stravolgimenti.

Oggi Bersani ha incontrato Vendola per primo, e non poteva che essere così se l’obiettivo ultimo della strategia è quello di un incontro storico tra progressisti e moderati (liberali e centristi, insomma). Per farlo bisogna infatti che i primi si esprimano con una sola voce per trattare coi secondi, lo intende chiunque. Il risultato fresco fresco pare anch’esso incoraggiante. Avanti così, perciò.

Sappiamo però che il segretario ha escluso per ora un pari incontro da tenere con Di Pietro, allontanatosi un po’ troppo dalla nostra linea di condotta per abbracciare il facile populismo di una sterile antipolitica. Noi però non dimentichiamo coloro che dai ranghi coraggiosi della IDV hanno combattuto accanto a noi il tragicomico berluscoleghismo per troppi anni imperante in Italia con una determinazione e incisività di denucia talora maggiore della nostra a difesa strenua della stessa democrazia in pericolo. A costoro, che teniamo nel massimo rispetto, rivolgiamo l’augurio di non naufragare nella rotta isolata intrapresa ora dal loro leader e a riprendere  piuttosto quella delle riforme concrete insieme al PD.

Abbiamo bisogno anche di voi per battere la destra e ricostruire il Paese. Vi aspettiamo, dunque!

Max

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Al grande settimanale che per primo aveva avvertito il mondo dell’inettitudine del governo Berlusconi a governare l’Italia, questa volta ci permettiamo di non credere.
Mancano pochi giorni ad un evento con ogni probabilità tra i più importanti in Europa nel 2012 e noi tifiamo per Hollande alla presidenza della Repubblica Francese. Perché mettiamo la crescita e il lavoro prima dell’austerità nei conti, perché crediamo in un freno all’onnipotenza dei mercati, perché vogliamo una più equa distribuzione della ricchezza, perché puntiamo ancora una volta all’unità politica del continente come via d’uscita dalla decadenza economica e culturale d’Europa. 
Con l’avvento della sinistra al governo nel primo tra i cinque grandi Paesi della UE non stentiamo a credere che altri ne seguiranno l’esempio a breve e che la stessa crisi che attanaglia ora la sua società dal Sud al Nord, dall’Est all’Ovest vedrà prima uno sbocco positivo per tutti. I conservatori hanno fallito, la ripresa tocca a noi adesso.
LE CHANGEMENT C’EST MAINTENANT : viva Hollande Presidente!
Max   

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Siamo certi che progettisti, ingegneri, tecnici, operai sono tutti capaci, selezionati, impegnati. I massimi dirigenti no: favoriti dei partiti e favorenti i partiti. Poi c’era quello che aveva nominato dirigente anche la moglie: si sa, le famigliole fanno fatica a campare con un solo stipendio.

Due punti mi sembra non siano stati sottolineati. Il primo: quando viene nominato il Capo di una ditta a partecipazione statale di tale importanza, non dovrebbe l’opposizione chiedere una audizione nella quale il candidato esponga le sue qualifiche, tecniche e “giudiziarie”, in competizione con altri? Il secondo: lo scandalo c’era già nel lecito, quando si pagava il 8% (milioni di euro) a un intermediario (svizzero). Chi era costui? In una ditta a partecipazione statale, colui che promuove il prodotto ai governi stranieri non dovrebbe essere l’addetto commerciale dell’ambasciata? E se si debbono valorizzare le novità tecnologico del prodotto, non spetterebbe a un ingegnere, o a un ufficiale dell’aeronautica, pagato dallo Stato alcune migliaia di euro al mese, tutto compreso?

Si accusa la Magistratura di debordare, ma poi i partiti (tutti) dormono, e senza intercettazioni e PM la vergogna e lo spreco scorrono incontrollati.

GdC

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Gli italiani sono migliori, come cultura, buon senso, onestà, competenza di chi ambisce a governarli. Lo hanno dimostrato coi referenda su acqua e nucleare; lo confermano ogni qual volta vengono consultati. Il nuovo ministro della PI (quello che non smantella le assurdità Gelmini, ma vorrebbe imporre il tablet ai bimbi, alla faccia della loro salute visiva e della loro abilità a sfogliare un libro!), credeva di avere consenso con la snobbistica abolizione del valore legale del titolo di studio. Bocciatura: gli italiani ci tengono.

Abbiamo già dialogato, in questo blog, degli aspetti pratici e culturali del tema. Ma vediamo quelli politico-sociali. In un paese nel quale un Potente-Politico può regalare posti senatoriali, ministeri, direzione di imprese a partecipazione statale, a leccapiedi e escort, almeno non può far dono di posti di primario, professore di liceo, provveditore ai beni culturali,  ingegnere responsabile di costruzioni etc etc, perché lì, la laurea, col suo valore legale, è indispensabile.. E ciò non solo tutela i cittadini di non avere un primario non laureato o un insegnante di latino che non ricorda rosa rosae, ma è una garanzia per chi gli studi li ha seriamente e faticosamente condotti. Oltre un certo limite, le raccomandazioni non valgono! E chi ha preso una laurea in una università pubblica o in una dignitosa università privata (più o meno illustri che siano, che poi spesso si tratta più di fumo che di sostanza!), un certo grado di competenza lo deve avere, perché una trentina di esami non si superano senza studiare. Ciò ovviamente, è più importante per il figlio dell’operaio che per quello del notabile. Non per nulla, la CGIL è favorevole al valore legale del titolo di studio, la stampa berlusconiana contraria. Ma l’atteggiamento di giornalisti come Feltri rappresenta – se ce ne fosse bisogno – la prova del nove del nostro assunto.

GdC

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L’ultima sparata (pardon: ‘esternazione’) della Marcegaglia sull’articolo 18 costringe a richiamare la sua precedente richiesta ai Sindacati di non proteggere operai ladri e lavativi. Chiedeva poco. Ed è stata accontentata ante litteram, poiché ciò non è mai avvenuto.

Noi a lei ed ai suoi successori chiediamo molto di più. Chiediamo che nessun imprenditore sfrutti i dipendenti, prenda a gabbo i consumatori, inquini l’ambiente. Che nessuno cementifichi il Bel Paese, devasti le coste, dia i rifiuti tossici a chi li sparge nei campi e nelle cave. Che nessuno risparmi sull’anti-infortunistica, o faccia pressione affinché le normative siano attenuate. Che nessuno fabbrichi beni insicuri o pericolosi, né li importi. Che non ostacolino la dicitura made in Italy, per poter spacciare per itaLiani prodotti stranieri. E chiediamo tante altre cose, che non basterebbe un volume ad elencarle.

Alle multinazionali, poi chiediamo molto di più: che non distruggano le foreste, svuotino gli oceani di vita, riducano il delta del Niger ad una palude stigia, si avvantaggino di guerre locali per favorire i propri interessi.

Certo, non approviamo l’operaio che ruba un bullone. Ma nessun operaio finora è stato condannato – neppure in primo grado – per essere rimasto inerte mentre il suo padrone si ammalava di mesotelioma o rischiava di morire bruciato vivo.

GdC         

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