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L’Avvocatura dello Stato ha depositato, a nome della Presidenza della Repubblica, un ricorso alla Corte Costituzionale, sollevando il conflitto di attribuzione contro la Procura della Repubblica di Palermo.

Punti salienti del ricorso sono le supposte violazioni dell’articolo 90 della Costituzione (in base al quale il Capo dello Stato non è responsabile degli atti compiuti nell’esercizio delle sue funzioni tranne che per alto tradimento o per attentato alla Costituzione) e dell’articolo 7 della legge 219/1989 (secondo il quale nei confronti del Presidente della Repubblica non possono essere eseguite intercettazioni se non dopo che la Consulta lo abbia sospeso dalla carica).

A quanto risulta, Giorgio Napolitano è tuttora in carica.

E’ pur vero che la legge 219 non fa distinzione fra intercettazioni dirette e indirette (di queste ultime si tratta, nel caso). Quindi si può discutere se sia lecito ascoltare le conversazioni seguite da “telefonata al” (mentre è acclarato che non lo si può fare nel caso di “telefonate del”) Capo dello Stato.

Alcuni giuristi sostengono che era intento del legislatore – questa entità che purtroppo ci risulta spesso estranea, ignota, incomprensibile – escludere la possibilità di ogni tipo di intercettazioni dei colloqui telefonici o di altro genere del Presidente della Repubblica.

C’è poi di mezzo l’articolo 271 del Codice di Procedura Penale, che stabilisce che le registrazioni di conversazioni (per esempio fra confessato e confessore o fra indagato e avvocato) aventi per oggetto “fatti conosciuti per ragione del loro ministero, ufficio o professione” devono essere distrutte, salvo nei casi in costituiscano “corpo del reato”.

Il “corpo del reato”, per il Presidente della Repubblica, si materializza solo nel caso di alto tradimento o attentato alla Costituzione. In questi casi, le intercettazioni devono essere trasmesse alle Camere.

Si chiede dunque, l’Avvocatura dello Stato – e lo chiede alla Corte Costituzionale – se il Presidente della Repubblica possa essere meno tutelato di un confessore, di un avvocato o di un parlamentare.

Diamine, no! Certo che no.

La Procura di Palermo, per parte sua, si basa sull’articolo 268 del Codice di Procedura Penale: il GIP dispone l’acquisizione delle intercettazioni che “non appaiano manifestamente irrilevanti” e, “procedendo anche d’ufficio”, decide lo stralcio del materiale di cui è vietato l’utilizzo tramite la cosiddetta “udienza filtro”, a cui PM e difensori hanno il diritto di partecipare.

 

Se avete perso il filo siete compresi ma non giustificati: perché ignorantia legis non exscusat.

Perché funziona così: se non ne sai nulla, non puoi discuterne.

E’ un peccato, perciò, che le leggi abbiano spesso il vizio di essere incomprensibili per coloro che non sono scusati se non le conoscono.

 

Per quello che mi riguarda, credo che il concetto di irresponsabilità del Capo dello Stato per gli atti compiuti nell’esercizio delle sue funzioni debba essere chiarito, spiegato, illustrato, reso comprensibile.

Da sempre mi sento dire che tutti siamo responsabili di quello che facciamo nell’esercizio delle nostre funzioni (soprattutto nell’esercizio di quelle). Il dipendente pubblico che accetta regali, che privilegia una pratica, che ne affossa un’altra è responsabile, e l’ha fatto nell’esercizio delle proprie funzioni e proprio in forza delle proprie funzioni, e del potere che queste gli conferiscono. Il dipendente di banca che nega un mutuo a chi non gli piace lo fa perché esercita la funzione di erogare (o meno) un prestito. Sono entrambi sanzionabili, che io sappia.

Cioè, quello che voglio dire è: nessuno è responsabile perché gli telefona un criminale. Quanti fuori di testa vi hanno fatto squillare il telefono alle due di notte?

Ma poi di quello che uno gli risponde, al criminale che l’ha disturbato alle due di notte (anche nel mezzo di un sogno, anche in stato di sonnolenza profonda), è giusto che sia ritenuto del tutto irresponsabile?

 

barbara

 

NdR: Ho largamente saccheggiato questo articolo de L’Unità: http://www.unita.it/italia/intercettazioni-a-capo-dello-stato-br-depositato-il-ricorso-del-colle-1.434144 

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