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Posts Tagged ‘Elezioni’

E’ solo da pochi mesi che ho cominciato a conoscere il PD  dall’interno…

Prima del disastroso risultato elettorale probabilmente votavo PD senza però conoscerlo veramente.

Alle primarie non immaginavo di avere in mano l’esito delle future elezioni, scelsi colui che più mi rappresentava e mi piaceva di più, da elettrice ingenua quale ero.

Con quel voto io, e tanti come me, probabilmente segnammo la sconfitta alle elezioni. Ognuno è artefice del suo destino, verissimo. Ma io non lo sapevo, nessuno me l’aveva detto, noi dovevamo vincere. Anzi, noi avevamo vinto.

E così nei mesi a venire mi rimproverai la mia scarsa lungimiranza, mi iscrissi al PD con il proposito di non sbagliare più.

E’ stata anche colpa mia, questo non l’ho mai negato.  Eppure di mea culpa, soprattutto dall’alto non è che  ne abbia sentiti tanti,  invece mi capita di ascoltare tanti personaggi, fino ad otto mesi devoti a Tizio che improvvisamente illuminati salgono sul carro del vincitore: “perchè questa è la giusta scelta”.

Il tutto senza il minimo scrupolo di rendere conto della propria radicale svolta. 

Io almeno ero esterna, ero ingenua. Ma questi luminari perchè non si sono svegliati 9 mesi fa,  almeno si vinceva? Le cose sono due, o c’è tanta ingenuità o tanta ipocrisia?

 Io nel dubbio una asfaltatina a tutti questi voltagabbana la darei, sisi.

 

PaL

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La Repubblica, 6 agosto 2012

Ilvo Diamanti, Mappe

Se i partiti vivono in un mondo sparito

DOPO Monti.
Che ne sarà del sistema partitico italiano? Con quali alleanze e quali leader affronterà le prossime elezioni? Intorno alla legge elettorale: è difficile dire qualcosa. Le proposte dei diversi partiti sembrano fatte apposta per interdire quelle altrui. Mentre i contatti tra i leader e i partiti proseguono. Disegnano scenari futuri che riflettono quelli di un tempo.

Nel centrodestra, la Lega di Maroni non può ri-stabilire l’alleanza con il Pdl di Berlusconi. Per non smentire se stessa. Ma non può neppure prescinderne, come prospettiva. Soprattutto in caso di elezioni in Lombardia. Pena: l’isolamento. La marginalizzazione. Reciprocamente, il Pdl: non può escludere l’intesa con la Lega, su cui ha costruito la sua maggioranza da oltre dieci anni. Così entrambi i partiti si (contrad)dicono: nemici a parole, ma alleati in diverse occasioni. Come al Senato, di recente, nel voto a favore del semi-presidenzialismo. Pdl e Lega. Distanti, ma pronti a collaborare di nuovo. Dopo Monti.

Nel centrosinistra il progetto di Veltroni, del Pd partito unico e maggioritario, in grado di intercettare i voti dell’area di sinistra, è tramontato. Così si riapre la tradizionale questione. Quale coalizione? Centro-Sinistra o Centrosinistra senza trattino? Cioè, un’intesa fra Pd e Udc, aperta a Sinistra, cioè a Sel? Oppure un rapporto privilegiato fra Pd, Sel e Idv, raffigurato dalla cosiddetta “foto di Vasto”? (un’ipotesi difficile, dopo le critiche violente di Di Pietro contro Monti, Napolitano e, dunque, contro il Pd di Bersani). Le discussioni degli ultimi giorni non offrono risposte chiare, al proposito. D’altronde, nessuno dei principali attori politici, in questa fase, può permettersi di indicare un percorso rigido. Rinunciando ad altre soluzioni, ad altre intese e alleanze. Troppo fluido il campo politico. Troppo instabili e precari gli orientamenti dei mercati e, d’altro canto, i sentimenti dei cittadini. Così Casini annuncia che l’Udc correrà da sola, ma apre all’intesa con il Pd. Mentre Pd e Sel siglano un patto di solidarietà. E Bersani esprime interesse a un’intesa con l’Udc. Che Vendola non esclude. Di Pietro, invece, propone un cartello dei partiti antagonisti, che veda l’Idv insieme a Sel e al M5S. Subito rifiutato da Grillo e da Vendola. Insomma, dopo Monti: la confusione regna sovrana. Tutto è possibile e nulla è escluso. In questa transizione estiva. Parole e immagini: come dissociate. Asincrone. Come provenissero da un altro mondo. D’altronde, i mercati non vanno in ferie. Non si riposano. Anzi. E neppure la politica, quest’anno. I suoi protagonisti: impegnati a disegnare mappe e scenari per il prossimo futuro. Il dopo Monti. Seguendo gli stessi linguaggi e le stesse formule di ieri. Come se – dopo Monti – fosse possibile ripetere lo stesso copione. Con le stesse etichette, le stesse sigle, gli stessi calcoli. Di prima. Io penso che si tratti di ragionamenti in-fondati. Elaborati e proposti in modo inerziale.

Dopo Monti: non è possibile ripetere lo stesso schema di prima. Proviamo a fare qualche conto, sulla base dei sondaggi più recenti. Tendenzialmente, il Pd, insieme a Sel e l’Udc, può ottenere intorno al 35% dei voti. Mentre un’intesa fra il Pdl e la Lega raggiungerebbe a fatica il 25%. Il Pdl e lo stesso Pd, d’altronde, faticano a proporre e immaginare  –  nel senso di “raffigurare” – alternative future, che li vedano reciprocamente antagonisti, quando coabitano sotto lo stesso tetto. A sostegno del governo Monti. I partiti di opposizione – della prima e della seconda ora  –  non sembrano, peraltro, monetizzare la loro (op)posizione. L’Idv e Sel si aggirano intorno al 6-7%. Come, d’altronde, il più convinto sostenitore del governo: l’Udc. La Lega, infine, non riesce, per ora, a superare la soglia critica del 5%. Insomma, i principali partiti dell’era berlusconiana hanno subito un sensibile calo nel corso del governo Monti. Tutti, senza eccezione. Unico beneficiario: il M5S. Emerso, anzi, esploso negli ultimi mesi. In occasione delle amministrative dello scorso maggio. È, ancora, stimato un po’ oltre il 20%. Poco sopra il Pdl. Non molto al di sotto del Pd. Intercetta il consenso di chi esprime dissenso verso il sistema partitico della Seconda Repubblica.

Non solo il Pdl e i suoi alleati, ma anche i partiti di opposizione di centrosinistra. Che hanno accettato le regole e i modelli del gioco imposto da Berlusconi. (Alcuni, come l’Idv di Di Pietro, sono sorti e si sono sviluppati insieme al Cavaliere). Senza riuscire a rinnovarsi davvero. Neppure negli ultimi anni, quando il vento dell’antipolitica ha soffiato più forte. E continua, in questa fase, a spirare violento. Lo dimostra l’attenzione suscitata dal referendum promosso dall’Unione Popolare contro la diaria dei parlamentari. Un referendum sconosciuto, come il soggetto politico che lo ha lanciato. Un’iniziativa, peraltro, di dubbia costituzionalità, in quanto non è possibile indire referendum l’anno prima delle elezioni legislative. Per quanto “silenziata” dai media e, ovviamente, dai partiti, sembra che abbia raccolto un’adesione molto ampia. A conferma del clima ostile che agita settori molto estesi della società contro il sistema partitico e i “politici”.
Ebbene, dopo Monti  –  e dopo Grillo  –  non è possibile riproporre gli stessi schemi, le stesse etichette e gli stessi volti di prima. Perché – come ho già scritto  –  entrambi, per quanto diversi e perfino alternativi, segnalano la crisi della nostra democrazia rappresentativa, oltre che del Berlusconismo. Il grado di fiducia, ancora elevato, di cui dispone Monti: rivela la domanda di una classe politica migliore. Competente e di qualità.

Il risultato alle amministrative e il largo consenso riconosciuto dai sondaggi al M5S sono proporzionali al vuoto dell’offerta politica. Esprimono la critica “dal basso”, verso una classe politica lontana dai cittadini. E non migliore di essi (anzi…).

Le ipotesi di cui discutono i partiti e i leader risultano, per questo, inattuali. Come le mappe storiche che colleziono, disegnano confini e Paesi che non esistono più. Comunque, irriconoscibili, rispetto al presente. Come l’Italia pre-unitaria. Oppure l’Europa prima della fine della Yugoslavia e dell’Urss. Ma, dopo Monti, sono cambiate le mappe e le bussole della politica del Paese. Siamo entrati in un’epoca geopolitica diversa. Nulla resterà come prima.

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Probabilmente sentiremo parlare ancora di Hannelore Kraft e di SPD: noi festeggiamo la sua, la loro vittoria.
Il vento della sinistra formatosi impetuoso sull’Atlantico è passato indomito sulla Francia, ha lambito l’Italia e ora soffia perfino sulla Germania.
Evidentemente non riconosce le frontiere antiche d’Europa ma le supera: accomuna i popoli e le nazioni su cui passa indicando la rotta nuova che sta aprendo.
Il meno che si può fare è issare le vele per tempo, anche da queste parti.

 

 

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Al grande settimanale che per primo aveva avvertito il mondo dell’inettitudine del governo Berlusconi a governare l’Italia, questa volta ci permettiamo di non credere.
Mancano pochi giorni ad un evento con ogni probabilità tra i più importanti in Europa nel 2012 e noi tifiamo per Hollande alla presidenza della Repubblica Francese. Perché mettiamo la crescita e il lavoro prima dell’austerità nei conti, perché crediamo in un freno all’onnipotenza dei mercati, perché vogliamo una più equa distribuzione della ricchezza, perché puntiamo ancora una volta all’unità politica del continente come via d’uscita dalla decadenza economica e culturale d’Europa. 
Con l’avvento della sinistra al governo nel primo tra i cinque grandi Paesi della UE non stentiamo a credere che altri ne seguiranno l’esempio a breve e che la stessa crisi che attanaglia ora la sua società dal Sud al Nord, dall’Est all’Ovest vedrà prima uno sbocco positivo per tutti. I conservatori hanno fallito, la ripresa tocca a noi adesso.
LE CHANGEMENT C’EST MAINTENANT : viva Hollande Presidente!
Max   

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Tra 8 giorni si gioca l’Eliseo, e con lui le chances delle sinistre in Europa. Sui giornali italiani, asserviti in gran parte, poco o nulla. Accanto allo sfidante Hollande, si collocano molti interessanti personaggi della sinistra “radicale”, alcuni suoi possibili collaboratori al governo: la verde Eva Joly, Melenchon (10%), Poutou (operaio di grande carica umana), la Arthaud (insegnante “comunista”), l’anziano Cheminade. Molti non raggiungereanno l’un per cento, ma nei loro programmi c’è molto di interessante. La Francia è ai confini, ma sembra sulla luna. Si preferisce discettare sul nulla.

GdC

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Google suggest è un meccanismo talvolta utile, talaltra fastidioso. Sempre interessante.
A chi inserisca uno o più termini di ricerca, il motore provvede sollecito a proporre a mo’ di completamento le parole più cercate dagli utenti. Scrivi “ap” e ti propone “apple”, scrivi “ris” e ti suggerisce “risultati serie a”.

Scrivi “scandali r” e cosa ti ritrovi in prima posizione? “Scandali regione Lombardia”.
Ciò dimostra che i lombardi usano molto Internet, e che sono interessati a cosa succede nei pirelloni che li governano.

Su ottanta consiglieri regionali, dieci sono sotto inchiesta. I capi di imputazione vanno dai rapporti con la ‘ndrangheta alla corruzione, dal finanziamento illecito ai partiti, dalla corruzione al favoreggiamento della prostituzione, dal dossieraggio alla turbativa d’asta.

Di motivi per usare i motori di ricerca, e per leggere i giornali, ce n’è abbastanza. Come anche per anticipare la scadenza elettorale.

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