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Posts Tagged ‘Antonio Di Pietro’

Sembra partito sotto i migliori auspici il percorso di Bersani per costruire la nuova alleanza di governo per il 2013.  La carta degli intenti anzitutto che per prima redige in autonomia il PD, cerniera dell’operazione, per una volta senza inseguire nessuno prima ancora del via.

I contenuti non li conosciamo in dettaglio, ma dai capitoli principali delineati dalla stampa (Europa, conti in ordine, patrimoniale, riforma giustizia, unioni civili, cittadinanza immigrati, lotta alla precarietà, detassazione lavoro e imprese, competenza e disciplina dei governanti… per citarli senza ordine) ci paiono ben congegnati per ricomprendere un po’ tutti quelli che potrebbero starci, da SEL a UDC passando per associazioni e movimenti democratici. Saggia pure la premessa del segretario di poter accogliere perfezionamenti del programma senza concedere tuttavia il passo agli stravolgimenti.

Oggi Bersani ha incontrato Vendola per primo, e non poteva che essere così se l’obiettivo ultimo della strategia è quello di un incontro storico tra progressisti e moderati (liberali e centristi, insomma). Per farlo bisogna infatti che i primi si esprimano con una sola voce per trattare coi secondi, lo intende chiunque. Il risultato fresco fresco pare anch’esso incoraggiante. Avanti così, perciò.

Sappiamo però che il segretario ha escluso per ora un pari incontro da tenere con Di Pietro, allontanatosi un po’ troppo dalla nostra linea di condotta per abbracciare il facile populismo di una sterile antipolitica. Noi però non dimentichiamo coloro che dai ranghi coraggiosi della IDV hanno combattuto accanto a noi il tragicomico berluscoleghismo per troppi anni imperante in Italia con una determinazione e incisività di denucia talora maggiore della nostra a difesa strenua della stessa democrazia in pericolo. A costoro, che teniamo nel massimo rispetto, rivolgiamo l’augurio di non naufragare nella rotta isolata intrapresa ora dal loro leader e a riprendere  piuttosto quella delle riforme concrete insieme al PD.

Abbiamo bisogno anche di voi per battere la destra e ricostruire il Paese. Vi aspettiamo, dunque!

Max

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Se non lo è, non lo citerò più.

GdC

Nel mio intervento di stamattina alla Camera, prima del voto finale sul ddl anticorruzione, ho affermato che si tratta solo di uno specchietto per le allodole fatto apposta per fregare l’opinione pubblica. Una legge che non è contro la corruzione ma pro corruzione e che i deputai hanno votato non secondo cosicenza ma secondo gli ordini di partito.

Il presidente Fini mi ha accusato per questo di offendere i colleghi. Ma non sono io a dirlo: sono proprio loro. Basta rileggere le dichiarazioni di voto che affermano testualmente:  “Lo votiamo ma lo avremmo voluto diverso” oppure “Lo votiamo ma speriamo che al Senato venga cambiato”.

Voglio spiegare perché questa legge è buona solo per fregare i gonzi. E’ piena di un sacco di  parole belle e vuote, ma nella sostanza ci sono solo cinque norme vere: l’art. 2 sugli arbitrati; l’art. 4 bis sugli incarichi come dirigenti per politici ed ex politici; l’art.10 sulla incandidabilità dei condannati; l’art.13 che cancella quello che è il reato dei reati contro la pubblica amministrazione, cioè la concussine per induzione; l’art. 14 che introduce la corruzione tra privati.
Gli arbitrati sono strumento cui ricorrono i privati e alcuni dirigenti della pubblica amministrazione per legittimare spese che a preventivo erano 10 e a consuntivo diventano mille. Con l’arbitrato quasi nel 95% delle volte si dà ragione al privato e si fa danno alla pubblica amministrazione. C’è un giudice naturale, l’autorità giudiziaria. Non si capisce perché non ci si rivolga a lui e si vada invece da un arbitro privato scelto dalle parti e a forte rischio di tangenti.
L’arbitrato andava per questi motivi eliminato nelle cause che riguardano la pubblica amministrazione. Questa legge, invece, lo legittima.

L’art. 4 bis sugli incarichi di dirigenza doveva affrontare il modello piduista che si è instaurato nel nostro Paese, quello per cui lo stesso gruppo di potere si scambia ruoli e posti: una volta uno fa il politico e l’altro il dirigente, la volta dopo si invertono le parti. Ora questo articolo dice che i politici non lo possono fare più, ma solo per una anno. Come se fosse un gran problema rinviare la nomina di un anno. Questa è proprio la legittimazione del modello piduista che invece andava  cancellato!

Arriviamo alla incandidabilità dei condannati. Prima di tutto è stato delegato a occuparsene il governo e non si capisce prché non lo potesse fare il Parlamento. In secondo luogo, si è sancito che la legge è uguale per tutti tranne che per i politici. Si è infatti deciso che non possono essere candidati solo i condannati in via definitiva.  Invece un mafioso condannato in primo grado può stare alla Camera. Però la stessa legge dice che la condanna non definitiva basta per tenere fuori i pubblici impiegati che non devono assumere incarichi direttivi. Perché loro fuori e i politici dentro non si capisce!

Con la cancellazione della concussine per induzione, poi, si è abolita la fattispecie di reato tipica di Tangentopoli. Perché il pubblico ufficiale, il politico, il pubblico amministratore non usano la violenza per costringere a pagare. Ti inducono a farlo con una serie di comportamenti che fanno capire che o mangi questa minestra o salti la finestra.
Questa legge dice anche che tutti e due, chi paga e chi prende la mazzetta, rispondono dello stesso reato invece di aspettare che sia il giudice a decidere di volta in volta se si tratta di corruzione o di concussione. Così la vittima diventa vittima due volte, la prima perché deve pagare, e la seconda perché viene punito per aver pagato.
Inoltre ci sono riduzioni sia di pena che dei tempi di prescrizione. Il governo non ha tenuto neppure minimamente conto di quanto detto sin dal ’94 a Cernobbio, e cioè che bisogna rompere il patto di omertà tra concussi e concussori, aumentare e non ridurre i tempi di prescrizione e introdurre cause di non punibilità.

Voglio dire un ultima cosa: mentre alla Camera viene approvata una legge che serve solo a illudere i cittadini, al Senato, in maniera bipartisan, viene proposta  la reintroduzione dell’art. 68 della Costituzione sulla non punibilità dei politici. Ma quando si capirà che noi abbiamo bisogno di parlamentari innocenti, non di parlamentari non punibili?

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