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Archive for the ‘Università’ Category

Ha sollevato clamore l’eventualità che il governo intenda abolire il valore legale del titolo di studio.

Nel testo approvato il 27 gennaio dal Consiglio dei ministri non ce n’è però traccia. C’è invece una norma che renderà possibile partecipare a tutti i concorsi pubblici indipendentemente dal voto di laurea.

La gran parte di studenti e docenti è contraria all’abolizione del valore legale dei titoli: se passasse la proposta del governo – sostengono – non si creerebbe maggior competizione tra gli atenei (e quindi una formazione più qualificata per gli studenti), ma si verrebbe a creare una classifica discriminatoria degli istituti, che comporterebbe di conseguenza un più difficile accesso al mondo del lavoro da parte di coloro che – soprattutto per motivi economici – non hanno modo di entrare nelle università ritenute più prestigiose. Il che porterebbe a un circolo vizioso: università per studenti meno abbienti uguale università di seconda o terza classe,  università di seconda o terza classe per gli studenti che non possono permettersi le università più titolate.

Buffo: il provvedimento ventilato ha suscitato più reazioni di quello approvato.

Il punteggio dato dal voto di laurea finora è stato, a parità di voti ottenuti nelle prove teoriche e scritte o pratiche, un elemento discriminante. Alcuni concorsi erano interdetti a chi non aveva almeno un 100/110 nel proprio curriculum.

Non è questo un modo – un altro modo – di affermare che il risultato negli studi non conta nulla? Che impegnarsi non conta granché? Che – in definitiva – l’università, la scuola, l’educazione finora riconosciuta dallo Stato è poco più che carta straccia?

Forse no. Forse.

barbara biagini

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L’unico problema, fino a vent’anni fa, era decidere se si voleva fare l’avvocato o l’insegnante o il geologo. Se si sognava di diventare critico cinematografico o ingegnere. Il dilemma era se mettere una volta per tutte la X sulla casella “chimica” o “informatica” o “filologia classica”.

Il problema, fino a vent’anni or sono, era sottoscrivere in anticipo la cambiale sul proprio destino. Che avrebbe costituito – comunque – un progresso certo.

Era un tempo nel quale frequentare l’università era un privilegio e un onore, anche per noi che non avevamo i campus; che avevamo al massimo la biblioteca, qualche aula, il bar d’ateneo; e c’erano i professori (che dovevamo imparare a chiamare “docenti”, perché non si era più alle superiori, diamine!) e la mensa, e alla mensa mangiare non costava troppo, e alla mensa e all’università potevano arrivare tutti o quasi, tutti o quasi con la certezza e con la paura di un futuro di impiego e d’impegno.

Qualcosa è cambiato.

Il sito della Camera dei Deputati riporta una ricca documentazione sulla legge 240 del 30/12/2010 (“Norme in materia di organizzazione delle Università, di personale accademico e reclutamento, nonché delega al Governo per incentivare la qualità e l’efficienza del sistema universitario”).

Differenti opinioni:
Si parla finalmente di meritocrazia, di valutazione indipendente, di concorsi non più pilotati?
La normativa è lacunosa? Tutte le borse post-laurea (meno gli assegni di ricerca) sono abolite? I ricercatori rivendicano il riconoscimento dell’attività didattica, svolta quasi sempre al di fuori di ogni regolamentazione?
Rete 29 aprile
Conferenza dei Rettori delle università italiane
Partito Democratico
Francesco Giavazzi sul “Corriere della Sera”
Corrado Zunino su “La Repubblica”
Libero
Appello docenti e ricercatori delle università pubbliche italiane al Presidente della Repubblica per il ritiro del DDL Gelmini
L’opinione di Adriano Prosperi

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