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Archive for the ‘Primarie’ Category

A chi andranno – se andranno a qualcuno – i voti di Nichi Vendola?
Il 15,6%  ottenuto al primo turno delle Primarie dal presidente della Puglia sarebbe decisivo sia per la vittoria di Bersani sia, anche se solo per un soffio, per quella di Renzi.
Vendola ha dichiarato che ascolterà i due candidati approdati al ballottaggio e che appoggerà chi di loro evocherà una speranza politica e culturale.

Di primo acchito verrebbe da pensare che i voti vendoliani migreranno su Bersani, ma è bene non dare niente per scontato.

Se fare politica per Vendola è seminare in attesa di germogli, viene da pensare che con Vendola e aldilà di Vendola esistono milioni di semi con altrettanti germogli, e con relativi frutti.

Ci sono poi i voti di Puppato e di Tabacci.

La sfida è aperta, apertissima.

 

barbara

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Ai propri rappresentanti Renzi raccomanda di stare attenti alle operazioni di voto. Nello specifico, il candidato alle Primarie del centrosinistra invita all’applicazione di un “vademecum anti brogli” che prevede di controllare la chiusura delle urne e la loro integrità, di firmare i sigilli, di non abbandonare il luogo dove si svolgono le operazioni di voto, di vigilare sullo spoglio.

C’era davvero bisogno di queste indicazioni?

Ogni presidente di seggio, ogni scrutatore sa bene di dover svolgere il suo ruolo senza distrazioni e assicurandosi che tutto sia regolare.

Il problema è che Renzi non si fida di quello che fanno gli altri, o di quello che potrebbero fare (manco fossero di un partito avversario): consegnare più schede all’elettore, inserire più schede nell’urna, influenzare il voto. Per questo i verbali dovranno essere fotografati, per questo è prevista una presenza “rinforzata” dei rappresentanti nei seggi in cui nelle passate Primarie si è registrata una forte affluenza.

Forse, invece che gli elettori, si sarebbero dovuti registrare i volontari che presenzieranno ai seggi. Mica per niente: giusto per garantirne l’onestà.

Barbara Biagini

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Voterò per Bersani, il 25 novembre (e magari il 2 dicembre). Nutro sentimenti misti, per la maggior parte negativi, nei confronti di Matteo Renzi – cioè, della sua candidatura.
Però (e per questo) ho provato a essere sincera con me stessa. E mi sono chiesta: e se vince Renzi? E ho cercato di rispondermi con serenità.
A parte l’ovvio disappunto per la sconfitta (ipotetica ma possibile) del “mio” candidato, cosa dovrei temere?
1) Che il PD si sfasci? Risposta: sì. Ne sarei dispiaciuta, perché è il partito nel quale ho creduto. La fine delle illusioni, il fallimento delle speranze: un brutto colpo.
2) Che il PD diventi un partito di destra o di centrodestra? Risposta: beh, certo. E ora che faccio?
3) Che l’Italia abbia Renzi come capo del governo? Risposta: vedi sopra.
Ma la vera domanda che mi sono fatta è la
4) Sarei capace di capire che stiamo vivendo un momento storico particolare? Risposta: lo spero.

Se vince Renzi vorrà dire che stiamo vivendo un periodo importante e critico in cui le cose cambiano.
Vedo tanti ragazzi che tifano per Renzi, che si danno da fare per sostenerlo, e mi rendo conto che forse è davvero giunto il punto di frattura, il discrimine fra ieri e domani.
A me potrà anche fare paura, ma se questo oggi ci avrà portato a Renzi significherà che siamo dentro un momento epocale della storia italiana.
Chi non ha mai sperato nel rinnovamento della classe politica e della classe dirigente di questo Paese? Chi non ha mai patito l’assenza di posizioni nette? Chi non ha mai creduto che sia doveroso fare spazio alle generazioni più giovani (più giovani nella gestione della cosa pubblica, non solo e non tanto all’anagrafe)?

Ecco, se le mie risposte alle mie domande hanno un senso, non sarò abbattuta se le Primarie avranno un esito che non è quello che spero.

E se le Primarie avranno l’esito che spero?

Ecco, in questo caso mi auguro che la lezione della candidatura di Renzi e del seguito che essa si è conquistato venga compresa, accettata, rispettata e messa a frutto.

Perché non dobbiamo aver paura che delle nostre paure.

Barbara Biagini

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Scarno il comunicato sul sito del PD: http://www.partitodemocratico.it/doc/243101/assemblea-nazionale.htm.
“E’ stata convocata per le ore 10 di sabato 6 ottobre a Roma, l’Assemblea Nazionale. Saranno al centro del dibattito assembleare l’Agenda del paese, le primarie dei democratici e dei progressisti per la scelta del candidato premier e le decisioni conseguenti. Seguirà la comunicazione dell’ordine del giorno e del luogo di svolgimento”.

Dopo il 6 ottobre, dunque, conosceremo il meccanismo elettorale (turno unico? dppio turno?), chi voterà (chiunque? solo gli iscritti a un albo degli elettori?) e soprattutto quando avranno luogo le Primarie. Saranno di coalizione? di partito? Quali le norme che presiederanno la presentazione delle candidature?

Nel nostro circolo, come in tutti gli altri, si costituiranno – si stanno già costituendo – i comitati a supporto dei diversi candidati.

Gli aggiornamenti su questo blog. E, naturalmente, presso il circolo di corso Garibaldi.

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Facciamo il riassunto.

Stefano Boeri: “Se dovessero esserci primarie aperte io ci sono”

Matteo Renzi: “Si applichino le regole per primarie libere e aperte, come nel 2005, nel 2007 e nel 2009 e in decine di amministrazioni locali. Non si cambiano le regole del gioco in corsa, come vorrebbero Marini e D’Alema. Se fossero lo stesso giorno di quelle del centrodestra sarebbe meraviglioso”

Pier Luigi Bersani: “chiedo che la mia non sia una candidatura esclusiva. Avremo dunque modo, nel tempo giusto, subito dopo la ripresa, di investire l’Assemblea dei temi regolamentari e statutari e di prendere assieme le decisioni conseguenti”

Bruno Tabacci: ”E’ sceso in campo il leader di Sel Nichi Vendola […] con il suo movimento ed e’ un fatto che va salutato positivamente perche’ delinea con chiarezza i profili del fronte di centrosinistra. La mia presenza serve a controbilanciare, in termini di cultura di governo, con una concezione di moderazione che e’ un atteggiamento, un modo di pensare, un equilibrio che si propone”.

 

barbara

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Dopo la Puglia Napoli, Cagliari, Milano, Genova e Palermo inanellano le sconfitte dei candidati sostenuti dal PD o come tali accreditati alle primarie locali. Vero è che fino ad oggi chiunque le abbia vinte al suo posto ha poi saputo dimostrare il suo valore vincendo il confronto che più conta, quello cioè sull’avversario di destra nelle elezioni amministrative a seguire, potendo contare anche sull’appoggio “ravveduto” dello stesso PD.
Ma il fatto resta: il candidato indicato prima dal partito non era quello preferito dalla gente della nostra area politica; e non è affatto detto che ci avrebbe ugualmente assicurato la vittoria nel caso di una sua investitura.
Da qui il dubbio più che legittimo sull’opportunità, per i nostri vertici, di continuare in questa strategia e l’urgenza, per noi, di far sentire la nostra voce.

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Le Primarie per il candidato sindaco di Genova si sono risolte nell’ennesimo “psicodramma democratico”.
Il sindaco uscente che si paragona a una martire, la concorrente PD che minaccia di ritirarsi dalla politica, il candidato di SeL che vince (di nuovo un candidato sindaco espressione della coalizione, ma non PD: il-candidato-non-così-previsto-che-però-vince)…

Che ne pensate della scelta dei genovesi?

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