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Archive for the ‘Politica’ Category

La domanda non si riferisce solo al futuro del PD, ma a quello dell’Italia.
E cerco di tenerli disgiunti, i due elementi, perché un partito può cambiare e financo morire, ma un Paese ha diritto a un destino meno incerto.

Le ultime consultazioni ci hanno restituito un quadro confuso dal punto di vista degli schieramenti politici, ma chiarissimo se le vogliamo leggere – come è doveroso – come giudizio su quello che potrà e dovrà essere il cammino dell’Italia: fate le leggi che finora avete rimandato o ignorato, date segnali di responsabilità, offrite risposte a chi finora ha avuto solo promesse, lavorate al nostro futuro.

Diamoci una mano. Non è così difficile. Basta volerlo, davvero.
Ascoltate la voce di tutti. Ve ne saremo grati, tutti.

Barbara Biagini

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Per quanto possa sembrare incredibile, la politica non è ancora diventata, per gran parte delle persone, oggetto di ripulsa. Le chiamate al voto per le recenti, varie primarie lo dimostrano.
Di sicuro c’è da protestare, di certo c’è da criticare: c’è molto di che sottrarsi e ritirarsi nelle proprie faccende, e che il resto vada al diavolo.
Ma tutto ciò non è sufficiente per allontanare tante persone dalla partecipazione. Anzi. Con tutte le prove di inadeguatezza che la classe politica ha offerto, non è diminuita la voglia di far sentire la propria voce, di dire come si vorrebbe che fosse l’Italia, che fosse l’Europa, che fosse il mondo.
Viene quasi da pensare che peggio vanno le cose e più i cittadini si sentono chiamati in causa.
Ma viene anche da pensare, mi sembra, che esiste un quanto di fiducia in quella politica che si sente tuttavia come propria, come segno di appartenenza, come speranza e come – uso una parola desueta – anelito.
Se l’antipolitica è la reazione a vecchi meccanismi, a disonorevoli camarille, alle solite contrattazioni, ai triti compromessi, non penso che dovremmo guardare all’antipolitica con disprezzo.
Penso che dovremmo farci forza dell’entusiasmo che – pazzesco, ma vero – c’è ancora in giro per il fare politica vera.
L’antipolitica può vincere, certo; ma vincerà solo se la politica vera riuscirà nella titanica impresa di sradicare ogni sentimento di fiducia, ogni volontà di miglioramento, ogni desiderio di giustizia.

 

Barbara Biagini

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Voterò per Bersani, il 25 novembre (e magari il 2 dicembre). Nutro sentimenti misti, per la maggior parte negativi, nei confronti di Matteo Renzi – cioè, della sua candidatura.
Però (e per questo) ho provato a essere sincera con me stessa. E mi sono chiesta: e se vince Renzi? E ho cercato di rispondermi con serenità.
A parte l’ovvio disappunto per la sconfitta (ipotetica ma possibile) del “mio” candidato, cosa dovrei temere?
1) Che il PD si sfasci? Risposta: sì. Ne sarei dispiaciuta, perché è il partito nel quale ho creduto. La fine delle illusioni, il fallimento delle speranze: un brutto colpo.
2) Che il PD diventi un partito di destra o di centrodestra? Risposta: beh, certo. E ora che faccio?
3) Che l’Italia abbia Renzi come capo del governo? Risposta: vedi sopra.
Ma la vera domanda che mi sono fatta è la
4) Sarei capace di capire che stiamo vivendo un momento storico particolare? Risposta: lo spero.

Se vince Renzi vorrà dire che stiamo vivendo un periodo importante e critico in cui le cose cambiano.
Vedo tanti ragazzi che tifano per Renzi, che si danno da fare per sostenerlo, e mi rendo conto che forse è davvero giunto il punto di frattura, il discrimine fra ieri e domani.
A me potrà anche fare paura, ma se questo oggi ci avrà portato a Renzi significherà che siamo dentro un momento epocale della storia italiana.
Chi non ha mai sperato nel rinnovamento della classe politica e della classe dirigente di questo Paese? Chi non ha mai patito l’assenza di posizioni nette? Chi non ha mai creduto che sia doveroso fare spazio alle generazioni più giovani (più giovani nella gestione della cosa pubblica, non solo e non tanto all’anagrafe)?

Ecco, se le mie risposte alle mie domande hanno un senso, non sarò abbattuta se le Primarie avranno un esito che non è quello che spero.

E se le Primarie avranno l’esito che spero?

Ecco, in questo caso mi auguro che la lezione della candidatura di Renzi e del seguito che essa si è conquistato venga compresa, accettata, rispettata e messa a frutto.

Perché non dobbiamo aver paura che delle nostre paure.

Barbara Biagini

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Il vero problema è che hanno tutti ragione.

I pensionati al minimo e quelli con quiescenze dignitose che se le vedono ridurre.
I dipendenti pubblici con il posto fisso e lo stipendio bloccato e quelli precari o in attesa di un fantomatico concorso.
I giovani che vogliono costruirsi una vita degna e i vecchi che vogliono vivere ancora un po’ con dignità.
I commessi che non vogliono lavorare il Primo Maggio e i clienti che vogliono i negozi sempre aperti.
I pedoni e gli automobilisti.
I padroni di casa e gli affittuari.
I passeggeri dei treni e i ferrovieri.

II capolavoro di questa società, quella nella quale siamo capitati, è aver creato una contrapposizione insolubile fra le persone.
Perché io non voglio andare in pensione a settant’anni con 500 euro al mese, io non voglio che l’operaio licenziato venga riassunto, io non voglio fare il turno di notte senza incentivo, io non voglio un Pronto soccorso sguarnito, io non voglio pagare un affitto esagerato, io non voglio pagare una tassa esosa sulla mia casa.

Io, però, non voglio star bene a scapito di qualcuno che sta male. E non voglio che qualcuno stia bene perché io sto male.

E’ chiedere troppo?

 

bb

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L’esperimento del governo Monti è destinato a durare, magari in altre forme?
I partiti saranno capaci di riconquistare autorevolezza agli occhi degli italiani?
L’Italia ha nel suo futuro un ruolo per la politica?

 

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Un governo tecnico si fa carico di scelte – molte delle quali impopolari – che tanti governi politici non hanno saputo, potuto o voluto prendere.
Mutatis mutandis, viene in mente il don Abbondio manzoniano che, sapendo di non poter scansare i bravi che lo aspettano sulla via, accelera il passo per por fine all’ansia.

Mario Monti però non è esattamente un vaso di coccio fra vasi di ferro. E il deficit, la disoccupazione, l’evasione fiscale, la dignità calpestata di un Paese e dei suoi cittadini non sono dei cattivoni che si possa sperare – peraltro inutilmente – di evitare ficcando la testa sottoterra (o nel breviario). Perché i sassi sulla strada si possono anche scalciar via, ma prima o poi uno se li ritrova davanti in forma di montagna.

I partiti hanno ancora un senso, degli ideali, delle idee? E’ possibile credere ancora o di nuovo alla politica? E’ pensabile che la distanza che essi hanno creato dai cittadini sia colmabile?

Ha cominciato a pensare a tutto questo Libertà e Giustizia, col manifesto Dipende da noi. Dissociarsi per riconciliarsi.
Ci pensa, il PD?

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