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Archive for the ‘politica internazionale’ Category

“Sforiamo pure tanto non ci possono cacciare dell’ Unione e dalla moneta unica.”

Così oggi Berlusconi.

Solo 4 osservazioni in merito:

1. Il leader del secondo partito al governo non può permettersi dichiarazioni di questo genere. Ma del resto nulla di nuovo, inutile sorprendersi.

2. In quelle parole è sintetizzato il suo senso di rispetto delle regole.

3. Forse forse se siamo nella situazione in cui siamo è colpa nostra (dell’Italia) e sua, quindi con quale coraggio cotanta arroganza?

4. Ma lui non era quello che garantiva di avere i soldi per restituire l’IMU?

Povera Italia

PaL

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La discussione generale sulla mozione presentata da Sel-M5S-Pd per far uscire l’Italia dal programma che prevede l’acquisto dei cacciabombardieri F35 arrivera’ in aula alla Camera oggi lunedi’ 24 giugno e verrà votata domani, martedì.

La società civile  si è espressa contro l’acquisto dei 90 cacciabombardieri, attraverso una petizione popolare  fra i cui firmatari figurano illustri nomi quali Don Ciotti, Veronesi e Saviano.

La riduzione delle spese militari è stata una delle promesse di Bersani in campagna elettorale. Martedì la resa dei conti.

Ma purtroppo già si sa come finirà e due sono le cause: una di nome fa Governissimo e l’altra Contratto con gli americani  già stipulato.

Eppure sarebbe cosa buona e giusta rivedere le spese militari; senza fare discorsi utopistici, non si può pensare di azzerare gli investimenti, ma si potrebbe sì ridimensionarli (dimezzarli per esempio), facendoli convergere su progetti più europei come fatto dalla Germania che, sin dall’inizio, non aderì al progetto F 35, e destinando le restanti risorse  per finalità socio economiche.

 

PaL

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Sembrava concludersi senza infamia e senza lode la gestione di un anno e mezzo alla Farnesina da parte del Ministro degli Esteri Terzi. Di stile non dissimile da quello del suo sorridente e azzimato predecessore Frattini, in altre parole. E invece  ecco che arrivato a pochi giorni dal capolinea di questo governo, mette in scena improvvisamente il rifiuto di restituire i nostri due fucilieri alla giustizia indiana come avevamo in un primo tempo promesso dopo il loro breve rientro per il voto, causando così facendo un serio incidente diplomatico tra i due Paesi amici che di giorno in giorno pare aggravarsi.

Nulla contro i nostri due fanti di Marina, intendiamoci. Hanno fatto il loro dovere e, si sa bene, è un mestire pericoloso quello del soldato che può comportare anche dei rischi personali. E non biasimo nemmeno il Ministro della Difesa Di Paola che, da buon ex Ammiraglio in Capo, voleva proteggere al meglio i suoi uomini in questa sfortunata vicenda. A leggere i resoconti di stampa invece meraviglia non poco che il Ministro Terzi non abbia tenuto in alcun conto il monito sui possibili gravi effetti della decisione sui nostri rapporti con il colosso indiano proveniente dall’ambasciatore a Dehli, così come l’assenza di sua consultazione previa con la UE, con l’ONU e con gli stessi USA. Prova ne è che nel groviglio del diritto internazionale e delle relazioni diplomatiche così scatenato, i nostri rappresentanti stanno ora cercando con affanno un sostegno che tarda a manifestarsi da ogni parte deciso come vorremmo. La patata bollente resta insomma nelle nostre sprovvedute mani per ora.

Sono sicuro che tutti i birilli ritroveranno alla fine il loro equilibrio grazie al gioco di interessi superiori da entrambe le parti. Mi domando però se serviva alla credibilità del Paese e perché no, alla sua disastrata economia, la spavalda trovata del Ministro uscente. Un “tecnico” per giunta.

Max

 

 

 

 

 

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Aveva cominciato Steinbrueck (SPD) a chiamare i leaders dei due partiti italiani usciti dalle elezioni col 55% totale del consenso “pagliacci”, poi severamente ripreso dal ns Presidente costretto dagli obblighi di dignità patria. Non mi aspettavo invece che l’epiteto lo facesse suo anche il serio Economist di questa settimana che rimette il Paese (alla gogna) in copertina dopo quella della Torre di Pisa cadente.

Un po’ induce al sorriso per l’implicito scopo satirico dell’immagine dei due accoppiati, l’uno che strilla nel microfono e l’altro con l’eterno sorriso stampato sulla faccia, un po’ invece accappona la pelle al solo pensiero della copertura mondiale di quel giornale e della qualità medio-alta dei suoi lettori. Sotto il titolo ” Entrino i pagliacci” c’è anche il loro profilo sommario. Eccovi lo scampolo! 

 Grillo (25%). Età 64, professione comico da palcoscenico, principiante in economia, linea politica del Vaffa a tutti, vuole sospendere il pagamento del debito nazionale.

Berlusconi (30%). Età 76 (tranne i capelli), professione primo ministro durevole, una tragedia in economia, linea politica del “vieni a casa mia e porta un’amica”, non vuole andare in prigione.  

Pietà mi viene da dire, Napolitano faccia il miracolo e ci riporti presto nell’anonimato internazionale.

Max

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La domanda non si riferisce solo al futuro del PD, ma a quello dell’Italia.
E cerco di tenerli disgiunti, i due elementi, perché un partito può cambiare e financo morire, ma un Paese ha diritto a un destino meno incerto.

Le ultime consultazioni ci hanno restituito un quadro confuso dal punto di vista degli schieramenti politici, ma chiarissimo se le vogliamo leggere – come è doveroso – come giudizio su quello che potrà e dovrà essere il cammino dell’Italia: fate le leggi che finora avete rimandato o ignorato, date segnali di responsabilità, offrite risposte a chi finora ha avuto solo promesse, lavorate al nostro futuro.

Diamoci una mano. Non è così difficile. Basta volerlo, davvero.
Ascoltate la voce di tutti. Ve ne saremo grati, tutti.

Barbara Biagini

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E’ quello che la stampa internazionale preconizza oggi per i governi dei grandi Paesi europei entro la fine dell’anno. Se infatti l’Italia mantiene le promesse il centrosinistra da solo o in coalizione coi moderati dovrebbe centrare l’obiettivo fra meno di un mese, mentre in Germania la CDU alleata col FDP, battuta di un soffio in Bassa Sassonia soltanto una settimana fa da SDP e Verdi anticipa un esito simile per Settembre alle elezioni generali. Con l’aggiunta della Francia ecco bello e fatto il conto.

Contando anche i paesi minori (es Belgio, Danimarca ecc) già a guida socialdemocratica o socialista e la possibile aggiunta del Regno Unito nel 2015 si potrebbe anche azzardare che la svolta è in atto un po’ in tutto il continente verso una politica socialmente più giusta e solidale all’interno e più favorevole alla effettiva integrazione degli stati europei verso l’esterno. Diventa una media tendenza anche più significativa questa se osservata sotto la luce della crisi economica in corso che indurrebbe piuttosto popoli e gruppi di potere a ripiegare su se stessi cercando uno scampo di breve raggio e respiro.

Nessuna facile illusione tuttavia. Nazionalismo e populismo sono del pari risorti un po’ dappertutto, perdura il dominio ancora poco contrastato di banche e finanza dalla vista corta ma dal forte appetito, la moneta unica non pare ancora del tutto fuori pericolo, la disoccupazione è lontana dall’essere domata.

Resta l’impegno di chi vuole cambiare le cose, determinato coraggioso e costante, che alla fine avrà ragione dei tanti ostacoli. Io ci credo. 

Max

 

 

 

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La Repubblica Popolare è ormai da anni e anni logica destinazione di investimenti occidentali di grande e media misura attratti soprattutto dal basso costo della mano d’opera così come dalle enormi dimensioni di un mercato di quasi 1.5 miliardi di persone in forte crescita. Sapevate che da qualche tempo il flusso di danaro ha cominciato a prendere la via inversa, quella cioè di capitali cinesi destinati ad investimenti all’estero? Nel solo 2012 questa corrente di ritorno è valutata in oltre  $ 77 miliardi* con un aumento del 12.6% rispetto all’anno precedente in presenza simultanea di una ritirata generale degli investimenti occidentali in ragione della crisi in corso.

Intendiamoci, queste cifre sono ancora poca cosa rispetto al totale degli investimenti nei grandi Paesi (es. dal 2005 la Cina non è andata oltre i $ 50 mld negli SU, pari a meno del 2%). Più significativi quelli avvenuti nei Paesi del Pacifico nello stesso periodo (es 8.5% in Australia, 11.2% in Indonesia) Curiosamente si calcola che almeno $ 200 mld non siano stati fatti dalla Cina a causa di ostacoli politici e burocratici frapposti dai governi al loro ingresso. L’addebito principale addotto essendo la natura statale della maggior parte delle aziende investitrici che tenderebbe ad alterare i liberi mercati dell’Occidente.

Senonchè da un lato le imprese private cinesi vanno aumentando (10% l’anno scorso), dall’altro, sostiene un dirigente di una grande Banca di laggiù, non difettano certo scelte alternative per i loro grandi progetti e disponibilità finanziarie: Asia, Africa e America Latina mostrano grande disponibilità di accoglienza per quegli investimenti produttivi e quanto ottengono loro puntualmente perdiamo noi nell’emisfero nord del mondo. Semplice la riflessione: non potrebbe il ns Paese, tanto a corto di lavoro e di prospettive economiche a breve e medio termine, coordinare gli sforzi per attrarre in Italia una parte selezionata di quel grande potenziale? O ci interessano di più i soldi degli Emiri del Golfo destinati in generale solo a impieghi finanziari?

Max                            *dati tratti da The Economist Genn 19-25 2013

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