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Archive for the ‘Pier Luigi Bersani’ Category

La domanda non si riferisce solo al futuro del PD, ma a quello dell’Italia.
E cerco di tenerli disgiunti, i due elementi, perché un partito può cambiare e financo morire, ma un Paese ha diritto a un destino meno incerto.

Le ultime consultazioni ci hanno restituito un quadro confuso dal punto di vista degli schieramenti politici, ma chiarissimo se le vogliamo leggere – come è doveroso – come giudizio su quello che potrà e dovrà essere il cammino dell’Italia: fate le leggi che finora avete rimandato o ignorato, date segnali di responsabilità, offrite risposte a chi finora ha avuto solo promesse, lavorate al nostro futuro.

Diamoci una mano. Non è così difficile. Basta volerlo, davvero.
Ascoltate la voce di tutti. Ve ne saremo grati, tutti.

Barbara Biagini

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2 dicembre 2012, ballottaggio delle Primarie del centrosinistra.

Diverse persone si sono presentate al seggio (il numero 4 di Milano, allestito presso il centro ACLI di via Giuseppe Giusti) presentando una lettera ambigua che affermava la legittimità della loro richiesta di poter votare in assenza di registrazione per il primo turno.

Abbiamo fatto votare coloro che si erano preregistrati (senza aver completato, come previsto, la registrazione presso un ufficio elettorale) e che non avevano votato il 25 di novembre. Abbiamo invece respinto coloro che non avevano adempiuto nemmeno alla preregistrazione. Qualcuno si è lamentato anche rumorosamente, altri si sono rattristati riconoscendo la propria inadempienza.

Poi c’è stato chi ha preso un aereo solo per venire a votare e ci ha mostrato il biglietto, chi il 25 ha votato altrove, chi ha perso o buttato via il certificato elettorale. Tutti sono stati ammessi al voto, anche nel caso in cui non avessero ricevuto il nulla osta. Perché siamo stati concordi nel ritenere che andasse applicata la regola del buon senso.

Tornata a casa ho ascoltato le dichiarazioni dei due candidati e mi sono commossa al discorso – pur polemico, ma anche pieno di voglia di esserci con le proprie idee – di Renzi come a quello – da vincitore, ma tranquillo, ma forte, ma entusiasmante – del vincitore.

Al seggio tutti noi – renziani bersaniani vendoliani – ci siamo divertiti e ci siamo dati da fare. Abbiamo mangiato torta salata e bevuto acqua e spumante, abbiamo scambiato battute cordiali e polemiche.

Per me, scrutatrice, il 2 dicembre 2012 è stata una bella, faticosa, istruttiva giornata.

Barbara Biagini

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A chi andranno – se andranno a qualcuno – i voti di Nichi Vendola?
Il 15,6%  ottenuto al primo turno delle Primarie dal presidente della Puglia sarebbe decisivo sia per la vittoria di Bersani sia, anche se solo per un soffio, per quella di Renzi.
Vendola ha dichiarato che ascolterà i due candidati approdati al ballottaggio e che appoggerà chi di loro evocherà una speranza politica e culturale.

Di primo acchito verrebbe da pensare che i voti vendoliani migreranno su Bersani, ma è bene non dare niente per scontato.

Se fare politica per Vendola è seminare in attesa di germogli, viene da pensare che con Vendola e aldilà di Vendola esistono milioni di semi con altrettanti germogli, e con relativi frutti.

Ci sono poi i voti di Puppato e di Tabacci.

La sfida è aperta, apertissima.

 

barbara

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Voterò per Bersani, il 25 novembre (e magari il 2 dicembre). Nutro sentimenti misti, per la maggior parte negativi, nei confronti di Matteo Renzi – cioè, della sua candidatura.
Però (e per questo) ho provato a essere sincera con me stessa. E mi sono chiesta: e se vince Renzi? E ho cercato di rispondermi con serenità.
A parte l’ovvio disappunto per la sconfitta (ipotetica ma possibile) del “mio” candidato, cosa dovrei temere?
1) Che il PD si sfasci? Risposta: sì. Ne sarei dispiaciuta, perché è il partito nel quale ho creduto. La fine delle illusioni, il fallimento delle speranze: un brutto colpo.
2) Che il PD diventi un partito di destra o di centrodestra? Risposta: beh, certo. E ora che faccio?
3) Che l’Italia abbia Renzi come capo del governo? Risposta: vedi sopra.
Ma la vera domanda che mi sono fatta è la
4) Sarei capace di capire che stiamo vivendo un momento storico particolare? Risposta: lo spero.

Se vince Renzi vorrà dire che stiamo vivendo un periodo importante e critico in cui le cose cambiano.
Vedo tanti ragazzi che tifano per Renzi, che si danno da fare per sostenerlo, e mi rendo conto che forse è davvero giunto il punto di frattura, il discrimine fra ieri e domani.
A me potrà anche fare paura, ma se questo oggi ci avrà portato a Renzi significherà che siamo dentro un momento epocale della storia italiana.
Chi non ha mai sperato nel rinnovamento della classe politica e della classe dirigente di questo Paese? Chi non ha mai patito l’assenza di posizioni nette? Chi non ha mai creduto che sia doveroso fare spazio alle generazioni più giovani (più giovani nella gestione della cosa pubblica, non solo e non tanto all’anagrafe)?

Ecco, se le mie risposte alle mie domande hanno un senso, non sarò abbattuta se le Primarie avranno un esito che non è quello che spero.

E se le Primarie avranno l’esito che spero?

Ecco, in questo caso mi auguro che la lezione della candidatura di Renzi e del seguito che essa si è conquistato venga compresa, accettata, rispettata e messa a frutto.

Perché non dobbiamo aver paura che delle nostre paure.

Barbara Biagini

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Davide Serra, organizzatore dell’incontro milanese a porte chiuse fra Renzi e i potenziali finanziatori della sua campagna, darà mandato ai suoi avvocati (italiani e inglesi) di querelare Bersani. Si è sentito offeso dal suo “banditi”.

Ora, Serra ha tutto il diritto di approfittare di norme che gli consentono di evitare una doppia tassazione. Rimane da capire quanto diritto (“almeno” morale) abbia Renzi di accettare soldi da chi elude il fisco.

E’ ben buffa, a pensarci, la dicotomia fra le porte sbarrate del confronto Renzi-finanzieri e le porte spalancate del denaro che corre, corre e di rado si ferma quel poco che ci consentirebbe di dargli un’occhiata.

Ma forse non è così strano. La dicotomia è “la divisione di un’entità in due parti che non necessariamente si escludano a vicenda ma che possono essere complementari”.  Se c’è un terzo, in questo caso è escluso. Pare si chiami “correttezza”.

 

Barbara Biagini

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