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Archive for the ‘Parlamento italiano’ Category

Riportiamo i risultati del sondaggio del 24-25 luglio commissionato da Tecnè e pubblicato sul sito del Dipartimento per l’informazione e l’editoria della Presidenza del Consiglio dei ministri.

Il titolo: Stime del consenso elettorale e stime di voto.
La domanda: Se votasse oggi, per quale partito voterebbe?

Ah, i sondaggi: sarà il caldo / la crisi / la corruzione / il non poterne più della politica che li rende tanto molesti?
Dei 3.500 esponenti della popolazione italiana maggiorenne contattati, ben 2.500 (il 71,5%), hanno rifiutato di rispondere – cosa voglia dire “rifiuto” è chiaro; meno chiaro è il senso di “sostituzione”.

1.000 pazienti e coscienziosi (o solo logorroici?) cittadini, invece, hanno risposto a tutta l’intervista.
Il 28,5%, sono. Che è più di un quarto del campione, recalcitrante o meno.

Che dice che voterebbe, fra il 24 e il 25 luglio 2011, più (più 3%) per il Partito democratico che per il Popolo della libertà.
Cosa possiamo farne, di questi 84,075 cittadini – di questo 29,5% del 28,5% di 1.000 persone – che il 24 e il 25 luglio 2011 hanno risposto “Partito democratico” a un sondaggio telefonico del committente Tecnè?
(bb)

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Mentre scrivo il FTSE MIB sembra quasi rimbalzare dopo una mattinata degli orrori: l’ennesimo crollo verticale (quasi -5%) era li a manifastare cupi presagi a metà tra i salvataggi greci e le pentole argentine. La finanza rappresenta solo l’equivalente economico di una crisi che è sopratutto politica: il paese è impantanato, l’avvitamento suicida sui destini dell’autocrate di arcore è oramai completo. Non serve nemmeno addentrarsi nelle ragioni fondanti della crisi tanto sono state sviscerate ed analizzate: sembra di muoversi nella sceneggiatura di un film dove il tempo passa, ma quanto ci circonda resta immobile. I problemi giudiziari di berlusconi e dei suoi sodali, il debito pubblico, il pil pigro, le critiche dell’intellighenzia… sempre tutto uguale, immutato, da anni! Come controprova vi suggerisco di leggere un editoriale a caso datato uno, due, o anche 10 anni fa: doveste optare per quelli di scalfari, troverete invariabilmente  il berlusconismo prossimo al tramonto e le richieste di politiche economiche focalizzate sulla crescita. Dall’altra parte un compassionevole belpietro che perde ore ed ore di sonno per inventarsi di volta in volta giustificazioni stilisticamente presentabili alle peggiori nefandezze del pdl.

In questa decadenza generale, un ruolo da protagonista bisogna assegnarlo, nostro malgrado, al pd: un partito coeso, con le idee chiare sul da farsi, con una leadership netta e condivisa, non avrebbe permesso il degrado cui assistiamo. Invece la situazione è profondamente diversa: su molte tematiche di rilevanza cruciale non esiste unità di visione, non si intravede un programma alternativo a Berlusconi ed i compagni di scuola (leggi d’alema e veltroni) continuano a bramare interviste mietendo danni e divisioni! Dal partito che dovrebbe guidare non solo il prossimo governo ma anche, in senso lato, la rinascita di una nazione dopo le secche provocate dal ventennio berlusconiano, il minimo che ci si possa aspettare in questi giorni di evidente difficoltà sarebbe una manovra alternativa da proporre in parlamento, dettagliata di voci di spesa da tagliare, riforme da avviare e saldi da raggiungere: numeri, numeri ed ancora numeri invece di vuote parole ripetute come semplici capezzoni di turno! Un piano studiato da teste pensanti, da economisti prima che da politici: un investimento per le future vittorie del pd oltre che per il futuro del paese. Il nostro segretario dovrebbe dirci con quale voce sostituire il taglio alle rivalutazioni delle pensioni, con quale coprire la misura sui depositi titoli e quali altri sacrifici, al netto di populismi da comizio, sarebbe giusto chiedere agli italiani! Soprattutto, il nostro segretario dovrebbe garantire la ferma coesione del partito su ogni proposta propagandata: il pd dovrebbe tornare (o meglio, cominciare!) a decidere i voti dei propri parlamentari, pensare ed agire come un soggetto unico, perché altrimenti ci si potrebbe chiamare gruppo misto invece di scomodare il glorioso partito dell’asinello! Il pd dovrebbe tornare (o meglio, cominciare!) a rimboccarsi le maniche, a lavorare, a studiare, perché la chiamata alle armi potrebbe essere potenzialmente prossima, ma se ci si deve ripresentare con la sufficienza ed il dilettantismo mostrati nel 2006 ed in tutti gli anni di opposizione, beh, forse meglio tenerci tremonti: almeno ci sarebbero risparmiate responsabilità forse ancora troppo pesanti!

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L’unico problema, fino a vent’anni fa, era decidere se si voleva fare l’avvocato o l’insegnante o il geologo. Se si sognava di diventare critico cinematografico o ingegnere. Il dilemma era se mettere una volta per tutte la X sulla casella “chimica” o “informatica” o “filologia classica”.

Il problema, fino a vent’anni or sono, era sottoscrivere in anticipo la cambiale sul proprio destino. Che avrebbe costituito – comunque – un progresso certo.

Era un tempo nel quale frequentare l’università era un privilegio e un onore, anche per noi che non avevamo i campus; che avevamo al massimo la biblioteca, qualche aula, il bar d’ateneo; e c’erano i professori (che dovevamo imparare a chiamare “docenti”, perché non si era più alle superiori, diamine!) e la mensa, e alla mensa mangiare non costava troppo, e alla mensa e all’università potevano arrivare tutti o quasi, tutti o quasi con la certezza e con la paura di un futuro di impiego e d’impegno.

Qualcosa è cambiato.

Il sito della Camera dei Deputati riporta una ricca documentazione sulla legge 240 del 30/12/2010 (“Norme in materia di organizzazione delle Università, di personale accademico e reclutamento, nonché delega al Governo per incentivare la qualità e l’efficienza del sistema universitario”).

Differenti opinioni:
Si parla finalmente di meritocrazia, di valutazione indipendente, di concorsi non più pilotati?
La normativa è lacunosa? Tutte le borse post-laurea (meno gli assegni di ricerca) sono abolite? I ricercatori rivendicano il riconoscimento dell’attività didattica, svolta quasi sempre al di fuori di ogni regolamentazione?
Rete 29 aprile
Conferenza dei Rettori delle università italiane
Partito Democratico
Francesco Giavazzi sul “Corriere della Sera”
Corrado Zunino su “La Repubblica”
Libero
Appello docenti e ricercatori delle università pubbliche italiane al Presidente della Repubblica per il ritiro del DDL Gelmini
L’opinione di Adriano Prosperi

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Bersani con Prodi sul palco
“Via il premier, non ha più maggioranza”
Per il leader del Fli, Gianfranco Fini: “Il berlusconismo è finito anche se non cade il governo. Per questa sconfitta il premier deve prendersela solo con se stesso. Chi semina vento raccoglie tempesta”

ROMA – “La maggioranza parlamentare non è più quella che è uscita dalle urne. Il centrodestra non ha più la maggioranza nel Paese”. Il leader del Pd Bersani è categorico: Berlusconi ha perso senza se e senza ma. “Lancio un appello estremo a Berlusconi ed al centrodestra: riflettano e non impediscano una nuova fase politica. Il governo è paralizzato mentre i problemi incombono. Berlusconi non si arrocchi e non alzi, lo chiedo in nome dell’Italia, steccati che non tengono conto della nuova fase. Da ora parte la ricostruzione rispetto al quindicennio di populismo berlusconiano. Partiamo dal centrosinistra, ma non vogliamo chiuderci e teniamo le porte aperte a tutti quelli disposti a guardare oltre Berlusconi a partire dai fondamenti costituzionali”, ha concluso Bersani affermando che “Bisogna andare oltre le alchimie e i politicismi”.

Bersani, che dopo poco salirà con Prodi sul palco romano di piazza del Pantheon, ha parlato anche del rapporto tra Pdl e Lega: “Un matrimonio in crisi nel profondo. Sono venute meno le promesse al nord, il fisco, la burocrazia e anche la legalità – spiega il segretario del Pd – Nel popolo leghista è evidente che è scattato un meccanismo molto forte per cercare un’altra strada e la Lega deve riflettere a fondo visti i risultati clamorosi anche in centri come Novara, Sesio e Gallarate”.

E a proposito di Prodi, le parole del Professore pronunciate a caldo erano state un invito a non farsi prendere troppo dall’entusiasmo: “È un cambiamento molto più forte di quello che si prevedeva, non è il fatto di una singola personalità: è un cambiamento grosso. Quando si creano cambiamenti così si creano nuove aspettative e responsabilità quindi mezz’ora per gioire poi subito a creare un lavoro duro di organizzazione e compattamento perchè il paese va cambiato a fondo con un’operazione di grande respiro che non può esser improvvisata in un giorno. Altrimenti questo vento diventa tempesta e non viene incanalato”.

Al leader del Pd fa eco la presidente del gruppo parlamentare dei democratici al Senato, Anna Finocchiaro: “Al di là di qualsiasi altro distinguo, a Milano e a Napoli ha vinto il centrosinistra e ha perso la maggioranza di governo. E sarebbe bene che i dirigenti del centrodestra che commentano il voto usassero maggiore sincerità e oggettività. Al di là dei toni paradossali e grotteschi che ha utilizzato Berlusconi in una campagna elettorale in cui ha insultato gli elettori del centrosinistra, quel che è accaduto a Milano che cambiata la natura sociale del voto. La borghesia milanese, superando anche la sua naturale ritrosia, si è schierata in modo palese per un uomo serio, mite e capace di rappresentare una Milano diversa come Pisapia. A Napoli l’affermazione di De Magistris è un segnale molto forte, il successo di una personalità di rilievo ma anche del centrosinistra unito. Dietro a De Magistris c’è anche il voto di chi aveva sostenuto Morcone”.

Durissimo il leader dell’Idv, Antonio Di Pietro: “Berlusconi deve lasciare il Governo perchè ha perso la fiducia dei cittadini e la perderà definitivamente con il referendum del 12 e 13 giugno. Il venditore dei tappeti deve andare via”, ha aggiunto. “A Napoli come in altre città – ha concluso – dobbiamo ripartire dalle macerie per governare i comuni che dobbiamo amministrare. Comunque – ha sottolineato il leader dell’Idv – prima si andrà a votare per il rinnovo politico del paese e meglio sarà”.

Il presidente della Camera e leader del Fli, Gianfranco FIni, è categorico: “Per questa sconfitta, Berlusconi deve prendersela solo con se stesso e con i suoi cattivi consiglieri. Avevo provato a metterlo in guardia, ma per tutta risposta mi ha espulso dal partito. Da uomo del centrodestra sono tutt’altro che felice del risultato, ma ho la coscienza a posto perchè quando, 15 mesi fa, misi in guardia il Presidente dalla deriva che si stava prendendo, fui messo alla porta. Così Berlusconi ha raccolto quello che ha seminato. Anche se il governo non cade il berlusconismo è archiviato. Per Pisapia – ha spiegato Fini – ha votato una quota consistente dell’elettorato moderato del centrodestra che non ne può più di anatemi e di brutte figure collezionate dal governo. Ora la sfida del Terzo polo è costruire la casa comune dei moderati. Se continuiamo questa legislatura con un Agenda parlamentare che non è quella dei cittadini è molto peggio che andare alle urne. Non è possibile arrivare a fine legislatura con questo scontro al calor bianco”, ha sottolineato il leader del Fli. Fini ha anche annunciato che andrà a votare per i referendum il 12 e 13 giugno.

“Silvio Berlusconi ha voluto trasformare queste amministrative in un referendum su se stesso e sul suo governo. Ne esce clamorosamente battuto. Ci auguriamo che prenda atto di questa situazione e rassegni le dimissioni”. Lo ha detto il segretario dell’Udc Lorenzo Cesa commentando nella sede nazionale dell’Udc i risultati nazionali dei ballottaggi. “Siamo soddisfatti – ha aggiunto Cesa – per l’esito del voto. Per l’Udc e per il Terzo Polo sono stati eletti molti nostri sindaci e consiglieri comunali. In tutta Italia – ha concluso – siamo stati determinanti”.

Per il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, “non c’è più una coalizione di governo. Credo che il risultato di Milano sia lo specchio di ciò che sta accadendo in tutta Italia. E’ indubbio che l’estensione di questa giornata – ha detto la Camusso – fa pensare che non è la storia di una sola città ma è la storia di un Paese che non ne può più nè delle promesse nè delle bugie”.

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