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Archive for the ‘Matteo Renzi’ Category

L’avevo auspicato un mese e mezzo fa e oggi avviene da un palco fiorentino: i due nostri ex contendenti uniti in campagna elettorale in cotroffensiva alla destra che rialza la testa e ai montiani che la testa se la sono forse montata un po’ troppo. Potrebbe diventare un’esperienza decisiva per noi ad impiegare più efficacemente l’energia e la comunicazione del sindaco per contrastare il cammino degli avvesari specie in Lombardia, regione come sappiamo determinante ai fini dell’affermazione in Senato. Non è mai troppo tardi.

Certo i nuovi ostacoli per noi si moltiplicano. Sulla strada ci troviamo di botto il macigno MPS, le indagini sui consiglieri lombardi spendaccioni, lo stesso attacco del neonato movimento Ingroia a disputare il consenso dell’alleato SEL. Non costituiscano nuovi alibi a nascondere la ns insicurezza tuttavia. Faccio mia qui la giusta esortazione di Michele Serra alla sinistra: bando a piagnistei e a menar gramo, faccia ognuno la sua parte di campagna a voce e testa alta. Solo così non avremo da pentircene.

Max

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Ricorderete forse il mio auspicio di qualche settimana fa da queste righe a richiamare Renzi in servizio per vari motivi tattici di campagna a ns vantaggio. Leggo anch’io che Bersani lo ha fatto ieri stesso, trovando apparentemente con lui un’intesa volta a inseguire i montiani nel loro stesso campo centrista per assicurarci almeno in parte il consenso di quell’elettorato e arginarne comunque la pesante offensiva “liberal” in atto. Ben fatto PL, il momento giusto è proprio questo a me pare: lo riconoscevano ieri sera anche Diamanti e D’Alimonte a “Otto e Mezzo”.

Gli stessi studiosi non negavano tuttavia la difficoltà dell’operazione in presenza nel ns ventaglio di coalizione di posizioni più radicali e più moderate al tempo stesso. Come riconciliarle tra loro perciò nell’offerta politica? Diamanti richiamava l’attenzione ad altri grandi partiti della sinistra europea e americana che questa supposta contraddizione contengono al loro interno come condizione stessa per vincere le elezioni. Certo per farlo occorre la sintesi di un grande leader che vi aggiunga la sua forza di persuasione personale, io credo. Confido che Bersani sia all’altezza del compito che lo attende e ci porti in regalo Camera e Senato fra 50 gg. 

Allora leggevo commenti perplessi a questa ipotesi. E adesso?

Max

 

 

 

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2 dicembre 2012, ballottaggio delle Primarie del centrosinistra.

Diverse persone si sono presentate al seggio (il numero 4 di Milano, allestito presso il centro ACLI di via Giuseppe Giusti) presentando una lettera ambigua che affermava la legittimità della loro richiesta di poter votare in assenza di registrazione per il primo turno.

Abbiamo fatto votare coloro che si erano preregistrati (senza aver completato, come previsto, la registrazione presso un ufficio elettorale) e che non avevano votato il 25 di novembre. Abbiamo invece respinto coloro che non avevano adempiuto nemmeno alla preregistrazione. Qualcuno si è lamentato anche rumorosamente, altri si sono rattristati riconoscendo la propria inadempienza.

Poi c’è stato chi ha preso un aereo solo per venire a votare e ci ha mostrato il biglietto, chi il 25 ha votato altrove, chi ha perso o buttato via il certificato elettorale. Tutti sono stati ammessi al voto, anche nel caso in cui non avessero ricevuto il nulla osta. Perché siamo stati concordi nel ritenere che andasse applicata la regola del buon senso.

Tornata a casa ho ascoltato le dichiarazioni dei due candidati e mi sono commossa al discorso – pur polemico, ma anche pieno di voglia di esserci con le proprie idee – di Renzi come a quello – da vincitore, ma tranquillo, ma forte, ma entusiasmante – del vincitore.

Al seggio tutti noi – renziani bersaniani vendoliani – ci siamo divertiti e ci siamo dati da fare. Abbiamo mangiato torta salata e bevuto acqua e spumante, abbiamo scambiato battute cordiali e polemiche.

Per me, scrutatrice, il 2 dicembre 2012 è stata una bella, faticosa, istruttiva giornata.

Barbara Biagini

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A chi andranno – se andranno a qualcuno – i voti di Nichi Vendola?
Il 15,6%  ottenuto al primo turno delle Primarie dal presidente della Puglia sarebbe decisivo sia per la vittoria di Bersani sia, anche se solo per un soffio, per quella di Renzi.
Vendola ha dichiarato che ascolterà i due candidati approdati al ballottaggio e che appoggerà chi di loro evocherà una speranza politica e culturale.

Di primo acchito verrebbe da pensare che i voti vendoliani migreranno su Bersani, ma è bene non dare niente per scontato.

Se fare politica per Vendola è seminare in attesa di germogli, viene da pensare che con Vendola e aldilà di Vendola esistono milioni di semi con altrettanti germogli, e con relativi frutti.

Ci sono poi i voti di Puppato e di Tabacci.

La sfida è aperta, apertissima.

 

barbara

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Ai propri rappresentanti Renzi raccomanda di stare attenti alle operazioni di voto. Nello specifico, il candidato alle Primarie del centrosinistra invita all’applicazione di un “vademecum anti brogli” che prevede di controllare la chiusura delle urne e la loro integrità, di firmare i sigilli, di non abbandonare il luogo dove si svolgono le operazioni di voto, di vigilare sullo spoglio.

C’era davvero bisogno di queste indicazioni?

Ogni presidente di seggio, ogni scrutatore sa bene di dover svolgere il suo ruolo senza distrazioni e assicurandosi che tutto sia regolare.

Il problema è che Renzi non si fida di quello che fanno gli altri, o di quello che potrebbero fare (manco fossero di un partito avversario): consegnare più schede all’elettore, inserire più schede nell’urna, influenzare il voto. Per questo i verbali dovranno essere fotografati, per questo è prevista una presenza “rinforzata” dei rappresentanti nei seggi in cui nelle passate Primarie si è registrata una forte affluenza.

Forse, invece che gli elettori, si sarebbero dovuti registrare i volontari che presenzieranno ai seggi. Mica per niente: giusto per garantirne l’onestà.

Barbara Biagini

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Voterò per Bersani, il 25 novembre (e magari il 2 dicembre). Nutro sentimenti misti, per la maggior parte negativi, nei confronti di Matteo Renzi – cioè, della sua candidatura.
Però (e per questo) ho provato a essere sincera con me stessa. E mi sono chiesta: e se vince Renzi? E ho cercato di rispondermi con serenità.
A parte l’ovvio disappunto per la sconfitta (ipotetica ma possibile) del “mio” candidato, cosa dovrei temere?
1) Che il PD si sfasci? Risposta: sì. Ne sarei dispiaciuta, perché è il partito nel quale ho creduto. La fine delle illusioni, il fallimento delle speranze: un brutto colpo.
2) Che il PD diventi un partito di destra o di centrodestra? Risposta: beh, certo. E ora che faccio?
3) Che l’Italia abbia Renzi come capo del governo? Risposta: vedi sopra.
Ma la vera domanda che mi sono fatta è la
4) Sarei capace di capire che stiamo vivendo un momento storico particolare? Risposta: lo spero.

Se vince Renzi vorrà dire che stiamo vivendo un periodo importante e critico in cui le cose cambiano.
Vedo tanti ragazzi che tifano per Renzi, che si danno da fare per sostenerlo, e mi rendo conto che forse è davvero giunto il punto di frattura, il discrimine fra ieri e domani.
A me potrà anche fare paura, ma se questo oggi ci avrà portato a Renzi significherà che siamo dentro un momento epocale della storia italiana.
Chi non ha mai sperato nel rinnovamento della classe politica e della classe dirigente di questo Paese? Chi non ha mai patito l’assenza di posizioni nette? Chi non ha mai creduto che sia doveroso fare spazio alle generazioni più giovani (più giovani nella gestione della cosa pubblica, non solo e non tanto all’anagrafe)?

Ecco, se le mie risposte alle mie domande hanno un senso, non sarò abbattuta se le Primarie avranno un esito che non è quello che spero.

E se le Primarie avranno l’esito che spero?

Ecco, in questo caso mi auguro che la lezione della candidatura di Renzi e del seguito che essa si è conquistato venga compresa, accettata, rispettata e messa a frutto.

Perché non dobbiamo aver paura che delle nostre paure.

Barbara Biagini

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Davide Serra, organizzatore dell’incontro milanese a porte chiuse fra Renzi e i potenziali finanziatori della sua campagna, darà mandato ai suoi avvocati (italiani e inglesi) di querelare Bersani. Si è sentito offeso dal suo “banditi”.

Ora, Serra ha tutto il diritto di approfittare di norme che gli consentono di evitare una doppia tassazione. Rimane da capire quanto diritto (“almeno” morale) abbia Renzi di accettare soldi da chi elude il fisco.

E’ ben buffa, a pensarci, la dicotomia fra le porte sbarrate del confronto Renzi-finanzieri e le porte spalancate del denaro che corre, corre e di rado si ferma quel poco che ci consentirebbe di dargli un’occhiata.

Ma forse non è così strano. La dicotomia è “la divisione di un’entità in due parti che non necessariamente si escludano a vicenda ma che possono essere complementari”.  Se c’è un terzo, in questo caso è escluso. Pare si chiami “correttezza”.

 

Barbara Biagini

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