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Archive for the ‘Mario Monti’ Category

Ricorderete forse il mio auspicio di qualche settimana fa da queste righe a richiamare Renzi in servizio per vari motivi tattici di campagna a ns vantaggio. Leggo anch’io che Bersani lo ha fatto ieri stesso, trovando apparentemente con lui un’intesa volta a inseguire i montiani nel loro stesso campo centrista per assicurarci almeno in parte il consenso di quell’elettorato e arginarne comunque la pesante offensiva “liberal” in atto. Ben fatto PL, il momento giusto è proprio questo a me pare: lo riconoscevano ieri sera anche Diamanti e D’Alimonte a “Otto e Mezzo”.

Gli stessi studiosi non negavano tuttavia la difficoltà dell’operazione in presenza nel ns ventaglio di coalizione di posizioni più radicali e più moderate al tempo stesso. Come riconciliarle tra loro perciò nell’offerta politica? Diamanti richiamava l’attenzione ad altri grandi partiti della sinistra europea e americana che questa supposta contraddizione contengono al loro interno come condizione stessa per vincere le elezioni. Certo per farlo occorre la sintesi di un grande leader che vi aggiunga la sua forza di persuasione personale, io credo. Confido che Bersani sia all’altezza del compito che lo attende e ci porti in regalo Camera e Senato fra 50 gg. 

Allora leggevo commenti perplessi a questa ipotesi. E adesso?

Max

 

 

 

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I giornali di questi giorni hanno dato risalto alla breve vacanza veneziana del Premier Monti e famiglia che alloggiavano in un modesto albergo lagunare a “sole” 3 stelle. Del pari mi riferiva mio figlio di aver cenato per caso ieri sera in una modesta pizzeria di una semisconosciuta località montana della Val d’Aosta accanto al Sindaco di Londra B. Johnson, dato oggi per contendente numero uno al leader conservatore D. Cameron in GB.

Ammetto che le due segnalazioni mi abbiano colpito sulle prime. Poi tuttavia mi son sorpreso della mia sorpresa, tale soltanto per via di un costume nostrano in generale un po’ diverso da quello qui riportato. Saprà mai risalire la china dell’esempio di condotta privata al negativo la nostra casta, mi sono chiesto? Qualche indizio fa capolino perfino da noi adesso. Attecchirà?

Max

 

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La Repubblica, 6 agosto 2012

Ilvo Diamanti, Mappe

Se i partiti vivono in un mondo sparito

DOPO Monti.
Che ne sarà del sistema partitico italiano? Con quali alleanze e quali leader affronterà le prossime elezioni? Intorno alla legge elettorale: è difficile dire qualcosa. Le proposte dei diversi partiti sembrano fatte apposta per interdire quelle altrui. Mentre i contatti tra i leader e i partiti proseguono. Disegnano scenari futuri che riflettono quelli di un tempo.

Nel centrodestra, la Lega di Maroni non può ri-stabilire l’alleanza con il Pdl di Berlusconi. Per non smentire se stessa. Ma non può neppure prescinderne, come prospettiva. Soprattutto in caso di elezioni in Lombardia. Pena: l’isolamento. La marginalizzazione. Reciprocamente, il Pdl: non può escludere l’intesa con la Lega, su cui ha costruito la sua maggioranza da oltre dieci anni. Così entrambi i partiti si (contrad)dicono: nemici a parole, ma alleati in diverse occasioni. Come al Senato, di recente, nel voto a favore del semi-presidenzialismo. Pdl e Lega. Distanti, ma pronti a collaborare di nuovo. Dopo Monti.

Nel centrosinistra il progetto di Veltroni, del Pd partito unico e maggioritario, in grado di intercettare i voti dell’area di sinistra, è tramontato. Così si riapre la tradizionale questione. Quale coalizione? Centro-Sinistra o Centrosinistra senza trattino? Cioè, un’intesa fra Pd e Udc, aperta a Sinistra, cioè a Sel? Oppure un rapporto privilegiato fra Pd, Sel e Idv, raffigurato dalla cosiddetta “foto di Vasto”? (un’ipotesi difficile, dopo le critiche violente di Di Pietro contro Monti, Napolitano e, dunque, contro il Pd di Bersani). Le discussioni degli ultimi giorni non offrono risposte chiare, al proposito. D’altronde, nessuno dei principali attori politici, in questa fase, può permettersi di indicare un percorso rigido. Rinunciando ad altre soluzioni, ad altre intese e alleanze. Troppo fluido il campo politico. Troppo instabili e precari gli orientamenti dei mercati e, d’altro canto, i sentimenti dei cittadini. Così Casini annuncia che l’Udc correrà da sola, ma apre all’intesa con il Pd. Mentre Pd e Sel siglano un patto di solidarietà. E Bersani esprime interesse a un’intesa con l’Udc. Che Vendola non esclude. Di Pietro, invece, propone un cartello dei partiti antagonisti, che veda l’Idv insieme a Sel e al M5S. Subito rifiutato da Grillo e da Vendola. Insomma, dopo Monti: la confusione regna sovrana. Tutto è possibile e nulla è escluso. In questa transizione estiva. Parole e immagini: come dissociate. Asincrone. Come provenissero da un altro mondo. D’altronde, i mercati non vanno in ferie. Non si riposano. Anzi. E neppure la politica, quest’anno. I suoi protagonisti: impegnati a disegnare mappe e scenari per il prossimo futuro. Il dopo Monti. Seguendo gli stessi linguaggi e le stesse formule di ieri. Come se – dopo Monti – fosse possibile ripetere lo stesso copione. Con le stesse etichette, le stesse sigle, gli stessi calcoli. Di prima. Io penso che si tratti di ragionamenti in-fondati. Elaborati e proposti in modo inerziale.

Dopo Monti: non è possibile ripetere lo stesso schema di prima. Proviamo a fare qualche conto, sulla base dei sondaggi più recenti. Tendenzialmente, il Pd, insieme a Sel e l’Udc, può ottenere intorno al 35% dei voti. Mentre un’intesa fra il Pdl e la Lega raggiungerebbe a fatica il 25%. Il Pdl e lo stesso Pd, d’altronde, faticano a proporre e immaginare  –  nel senso di “raffigurare” – alternative future, che li vedano reciprocamente antagonisti, quando coabitano sotto lo stesso tetto. A sostegno del governo Monti. I partiti di opposizione – della prima e della seconda ora  –  non sembrano, peraltro, monetizzare la loro (op)posizione. L’Idv e Sel si aggirano intorno al 6-7%. Come, d’altronde, il più convinto sostenitore del governo: l’Udc. La Lega, infine, non riesce, per ora, a superare la soglia critica del 5%. Insomma, i principali partiti dell’era berlusconiana hanno subito un sensibile calo nel corso del governo Monti. Tutti, senza eccezione. Unico beneficiario: il M5S. Emerso, anzi, esploso negli ultimi mesi. In occasione delle amministrative dello scorso maggio. È, ancora, stimato un po’ oltre il 20%. Poco sopra il Pdl. Non molto al di sotto del Pd. Intercetta il consenso di chi esprime dissenso verso il sistema partitico della Seconda Repubblica.

Non solo il Pdl e i suoi alleati, ma anche i partiti di opposizione di centrosinistra. Che hanno accettato le regole e i modelli del gioco imposto da Berlusconi. (Alcuni, come l’Idv di Di Pietro, sono sorti e si sono sviluppati insieme al Cavaliere). Senza riuscire a rinnovarsi davvero. Neppure negli ultimi anni, quando il vento dell’antipolitica ha soffiato più forte. E continua, in questa fase, a spirare violento. Lo dimostra l’attenzione suscitata dal referendum promosso dall’Unione Popolare contro la diaria dei parlamentari. Un referendum sconosciuto, come il soggetto politico che lo ha lanciato. Un’iniziativa, peraltro, di dubbia costituzionalità, in quanto non è possibile indire referendum l’anno prima delle elezioni legislative. Per quanto “silenziata” dai media e, ovviamente, dai partiti, sembra che abbia raccolto un’adesione molto ampia. A conferma del clima ostile che agita settori molto estesi della società contro il sistema partitico e i “politici”.
Ebbene, dopo Monti  –  e dopo Grillo  –  non è possibile riproporre gli stessi schemi, le stesse etichette e gli stessi volti di prima. Perché – come ho già scritto  –  entrambi, per quanto diversi e perfino alternativi, segnalano la crisi della nostra democrazia rappresentativa, oltre che del Berlusconismo. Il grado di fiducia, ancora elevato, di cui dispone Monti: rivela la domanda di una classe politica migliore. Competente e di qualità.

Il risultato alle amministrative e il largo consenso riconosciuto dai sondaggi al M5S sono proporzionali al vuoto dell’offerta politica. Esprimono la critica “dal basso”, verso una classe politica lontana dai cittadini. E non migliore di essi (anzi…).

Le ipotesi di cui discutono i partiti e i leader risultano, per questo, inattuali. Come le mappe storiche che colleziono, disegnano confini e Paesi che non esistono più. Comunque, irriconoscibili, rispetto al presente. Come l’Italia pre-unitaria. Oppure l’Europa prima della fine della Yugoslavia e dell’Urss. Ma, dopo Monti, sono cambiate le mappe e le bussole della politica del Paese. Siamo entrati in un’epoca geopolitica diversa. Nulla resterà come prima.

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Il dibattito fra il nostro validissimo senatore Marino ed il ministro della Pubblica Istruzione intorno ai Ricercatori universitari (che non riassumo per brevità) mostra sempre più il volto reazionario ed antimeritocratico del governo. Se professori sono, sono di quelli che vedono l’università come diritto dinastico, e che favoriscono il licenziamento dei pubblici dipendenti perché così, se qualche meritevole riesce ad entrare solo per merito, si può sempre espellerlo!

Monti, sdegnato che il popolo ignorante non lo comprenda, se ne vuole andare …. ponti d’oro!

GdC

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Ma la riforma Ichino, di cui in questi giorni si parla tanto, cosa ha a che vedere con l’articolo 18? Quali parti verrebbe a modificare, e quali ne lascerebbe invariate?

Un interessante articolo di approfondimento (mutuato dal corriere, per questo è un pò corto) su Il Post:

http://www.ilpost.it/2011/12/20/pietro-ichino-articolo-18/

Buona lettura e buone feste!

Pigna

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Tassa sui dossier titoli, aliquota (una tantum) dell’1,5% sui capitali “scudati”, imposte su alcuni beni di lusso (auto di grossa cilindrata, barche, aerei).

Questi sembrano essere i soli interventi (“primi passi”, li ha definiti il presidente del consiglio) a carico delle “grandi fortune”.
In Francia e in Germania, ha ricordato Monti, esistono imposte su questi patrimoni; ma in questo momento di emergenza il governo ha ritenuto che altri e più significativi provvedimenti avrebbero determinato la “fuga” degli stessi.

E’ vero: è meglio non far scappare la ricchezza dal Paese. Quella che può fuggire.
Poi c’è quella che non può farlo. Che di scudi non ne ha.
Per questo speriamo, nonostante tutto, che nessun reddito sarà esentato dalla partecipazione ai doverosi, necessari sacrifici.

(barbara biagini)

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