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Archive for the ‘Manovra’ Category

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Quello che non dovrebbe avere questo governo – questo governo, perché è quello che abbiamo – è la paura di avere coraggio.

Massimo Giannini, vicedirettore di Repubblica, durante la puntata di Ballarò andata in onda il 13 dicembre ha richiamato una frase di Aldo Moro.
Si parlava della manovra, ça va sans dire, e in particolare dell’ICI; e in particolare dell’ICI non pagata dal Vaticano.
La Chiesa cattolica, che possiede il 20% degli immobili presenti sul territorio italiano, paga solo il 10% dell’ICI dovuta.
Il sottosegretario Polillo ha assicurato che sul tema è in corso “un’attività di scavo”.

Ora:

  • il presidente della CEI, cardinale Bagnasco, ha dichiarato che non esistono pregiudiziali da parte del Vaticano, che è disposto a sanare i casi di mancato pagamento del tributo;
  • Monti ha ammesso di essere a conoscenza di una procedura UE aperta contro l’Italia per “aiuti di Stato”;
  • il mancato introito varia, a seconda delle stime, da 500 milioni a 2,2 miliardi di euro;
  • molte strutture ecclesiastiche svolgono attività sociali supplendo al ruolo dello Stato;
  • godono dell’esenzione anche organizzazioni laiche non profit…

ascoltate tutte le dichiarazioni, considerate tutte le posizioni, ponderate tutte le situazioni, una Chiesa che chiede maggiore equità alla manovra del Governo può degnamente rifiutarsi di contribuire ai sacrifici richiesti?

Essere tecnici aiuta, ma le decisioni da prendere sono soprattutto politiche.

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Tassa sui dossier titoli, aliquota (una tantum) dell’1,5% sui capitali “scudati”, imposte su alcuni beni di lusso (auto di grossa cilindrata, barche, aerei).

Questi sembrano essere i soli interventi (“primi passi”, li ha definiti il presidente del consiglio) a carico delle “grandi fortune”.
In Francia e in Germania, ha ricordato Monti, esistono imposte su questi patrimoni; ma in questo momento di emergenza il governo ha ritenuto che altri e più significativi provvedimenti avrebbero determinato la “fuga” degli stessi.

E’ vero: è meglio non far scappare la ricchezza dal Paese. Quella che può fuggire.
Poi c’è quella che non può farlo. Che di scudi non ne ha.
Per questo speriamo, nonostante tutto, che nessun reddito sarà esentato dalla partecipazione ai doverosi, necessari sacrifici.

(barbara biagini)

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In questo numero non siamo sulla copertina dell’illustre settimanale – troppa grazia! Dobbiamo accontentarci, stavolta, di un trafiletto interno (illustrato da un Luca Cordero di Montezemolo affiancato dal cavallino della Ferrari) che non manca tuttavia di mandare inquietanti segnali di allarme un po’ a tutti i lettori di Eurolandia.
Non c’è proprio verso: esaurito il filone farsesco della saga berlusconiana, soltanto la minaccia di procurar grane anche agli altri può tirarci fuori dalla marginalità giornalistica degli avvenimenti nostrani.
Approfittiamo dunque della pur infrequente menzione delle faccende di casa nostra per offrirvene un estratto tradotto liberamente – ma, assicuriamo, fedelmente.

“A luglio Silvio Berlusconi, primo ministro e straordinario artista del “farla franca”, aveva scatenato una serie di attacchi di panico dei mercati sul debito pubblico italiano promettendo di annacquare un pacchetto già morbido di misure antideficit. Aveva poi dovuto ritrarsi per lo scompiglio in tal modo causato. La sua minaccia alla salute dell’euro è però riapparsa questa settimana, allorché ha spinto le finanze del suo Paese in un caos anche maggiore creando un buco di almeno 4-5 miliardi di euro nell’ultima manovra, destinata a districarle dall’inghippo nella quale si trovano da ben due mesi.
Sono due, ora, gli ostacoli da superare per l’Italia, a impedire una crisi della moneta unica ben più devastante di qualunque altra verificatasi fino ad oggi: ottenere la garanzia del sostegno della Banca centrale europea – con l’acquisto, a partire da metà agosto, di obbligazioni italiane per 30 miliardi di euro – e intraprendere la messa in cantiere di un piano di circa 45 miliardi di euro di riduzione del deficit richiesto dalla stessa Bce in cambio dell’appoggio. Così pareva sarebbe avvenuto dopo la dichiarazione di Berlusconi del 12 agosto, a dispetto del fatto che il piano di risanamento fosse varato prima del passaggio parlamentare. Ma in Italia nulla è mai al sicuro da modifiche. Il 29 agosto Berlusconi spacchetta il suo pacchetto tirando fuori la misura che più gli dispiace, la sovrattassa sugli alti redditi (mentre – suprema ironia – proprio Montezemolo invoca la necessità di chiedere di più a chi ha di più, se stesso compreso) e alleggerisce il taglio agli enti locali per ingraziarsi gli amministratori.
Seguono altre misure discutibili come la soppressione delle province tramite legge costituzionale, il dilazionamento dell’età pensionabile mediante il disconoscimento del riscatto degli anni di laurea e del servizio militare e altre di minore impatto.
Ma la pubblica protesta costringerà probabilmente Berlusconi a una manovra a U su questi provvedimenti, con il risultato di inficiare ulteriormente il suo primitivo piano di austerità.
Tutto ciò accresce il dubbio che la Bce possa continuare imperterrita l’acquisto del debito italiano.
Ma non basta. Sia il presidente della Bce Jean-Claude Trichet sia Mario Draghi, designato a succedergli, hanno richiesto nelle loro prescrizioni di includere nel disposto complessivo un’estesa serie di privatizzazioni e liberalizzazioni.
E di queste non v’è traccia nel programma del governo”.  

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Bersani scrive, in una lettera pubblicata su Il Sole 24 Ore del 5 agosto, che “il Partito democratico ha idee e proposte specifiche da confrontare con chiunque fosse interessato sul serio a discutere”.

Quali idee, quali proposte?

In sintesi:

1. Riforma della Pubblica amministrazione
2. Riforma fiscale
3. Liberalizzazioni
4. Politiche industriali
5. Correzione della manovra economica

Fra i commenti suscitati dall’intervento del segretario PD sul sito del quotidiano della Confindustria riportiamo quello di tal MarcoAndreaMattia (intelligenza collettiva?)…

Alcune cose che si potrebbero fare per far pagare le tasse a tutti:
1) Pagamenti solo con Carte di Credito o bancomat (ovvero eliminare il contante)
2) Far scaricare a tutti ogni tipo di spesa
3) Conto corrente dedicato per ogni italiano (stile codice fiscale, che alla nascita abbiamo già), l’estratto conto finale al 31 dicembre diventa automaticamente la nostra denuncia dei redditi, così si salutano anche i commercialisti
4) Bonus in base al quantitativo di tasse pagate (chi più paga ha diritto a più sevizi gratuiti, l’opposto di quanto avviene oggi)

 

Voi che ne dite?

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