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Archive for the ‘Italia’ Category

Il governo che ci manca: come dovrebbe essere formato?
Dite la vostra in questo sondaggio.

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Sembrava concludersi senza infamia e senza lode la gestione di un anno e mezzo alla Farnesina da parte del Ministro degli Esteri Terzi. Di stile non dissimile da quello del suo sorridente e azzimato predecessore Frattini, in altre parole. E invece  ecco che arrivato a pochi giorni dal capolinea di questo governo, mette in scena improvvisamente il rifiuto di restituire i nostri due fucilieri alla giustizia indiana come avevamo in un primo tempo promesso dopo il loro breve rientro per il voto, causando così facendo un serio incidente diplomatico tra i due Paesi amici che di giorno in giorno pare aggravarsi.

Nulla contro i nostri due fanti di Marina, intendiamoci. Hanno fatto il loro dovere e, si sa bene, è un mestire pericoloso quello del soldato che può comportare anche dei rischi personali. E non biasimo nemmeno il Ministro della Difesa Di Paola che, da buon ex Ammiraglio in Capo, voleva proteggere al meglio i suoi uomini in questa sfortunata vicenda. A leggere i resoconti di stampa invece meraviglia non poco che il Ministro Terzi non abbia tenuto in alcun conto il monito sui possibili gravi effetti della decisione sui nostri rapporti con il colosso indiano proveniente dall’ambasciatore a Dehli, così come l’assenza di sua consultazione previa con la UE, con l’ONU e con gli stessi USA. Prova ne è che nel groviglio del diritto internazionale e delle relazioni diplomatiche così scatenato, i nostri rappresentanti stanno ora cercando con affanno un sostegno che tarda a manifestarsi da ogni parte deciso come vorremmo. La patata bollente resta insomma nelle nostre sprovvedute mani per ora.

Sono sicuro che tutti i birilli ritroveranno alla fine il loro equilibrio grazie al gioco di interessi superiori da entrambe le parti. Mi domando però se serviva alla credibilità del Paese e perché no, alla sua disastrata economia, la spavalda trovata del Ministro uscente. Un “tecnico” per giunta.

Max

 

 

 

 

 

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Aveva cominciato Steinbrueck (SPD) a chiamare i leaders dei due partiti italiani usciti dalle elezioni col 55% totale del consenso “pagliacci”, poi severamente ripreso dal ns Presidente costretto dagli obblighi di dignità patria. Non mi aspettavo invece che l’epiteto lo facesse suo anche il serio Economist di questa settimana che rimette il Paese (alla gogna) in copertina dopo quella della Torre di Pisa cadente.

Un po’ induce al sorriso per l’implicito scopo satirico dell’immagine dei due accoppiati, l’uno che strilla nel microfono e l’altro con l’eterno sorriso stampato sulla faccia, un po’ invece accappona la pelle al solo pensiero della copertura mondiale di quel giornale e della qualità medio-alta dei suoi lettori. Sotto il titolo ” Entrino i pagliacci” c’è anche il loro profilo sommario. Eccovi lo scampolo! 

 Grillo (25%). Età 64, professione comico da palcoscenico, principiante in economia, linea politica del Vaffa a tutti, vuole sospendere il pagamento del debito nazionale.

Berlusconi (30%). Età 76 (tranne i capelli), professione primo ministro durevole, una tragedia in economia, linea politica del “vieni a casa mia e porta un’amica”, non vuole andare in prigione.  

Pietà mi viene da dire, Napolitano faccia il miracolo e ci riporti presto nell’anonimato internazionale.

Max

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Per quanto possa sembrare incredibile, la politica non è ancora diventata, per gran parte delle persone, oggetto di ripulsa. Le chiamate al voto per le recenti, varie primarie lo dimostrano.
Di sicuro c’è da protestare, di certo c’è da criticare: c’è molto di che sottrarsi e ritirarsi nelle proprie faccende, e che il resto vada al diavolo.
Ma tutto ciò non è sufficiente per allontanare tante persone dalla partecipazione. Anzi. Con tutte le prove di inadeguatezza che la classe politica ha offerto, non è diminuita la voglia di far sentire la propria voce, di dire come si vorrebbe che fosse l’Italia, che fosse l’Europa, che fosse il mondo.
Viene quasi da pensare che peggio vanno le cose e più i cittadini si sentono chiamati in causa.
Ma viene anche da pensare, mi sembra, che esiste un quanto di fiducia in quella politica che si sente tuttavia come propria, come segno di appartenenza, come speranza e come – uso una parola desueta – anelito.
Se l’antipolitica è la reazione a vecchi meccanismi, a disonorevoli camarille, alle solite contrattazioni, ai triti compromessi, non penso che dovremmo guardare all’antipolitica con disprezzo.
Penso che dovremmo farci forza dell’entusiasmo che – pazzesco, ma vero – c’è ancora in giro per il fare politica vera.
L’antipolitica può vincere, certo; ma vincerà solo se la politica vera riuscirà nella titanica impresa di sradicare ogni sentimento di fiducia, ogni volontà di miglioramento, ogni desiderio di giustizia.

 

Barbara Biagini

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Un governo tecnico si fa carico di scelte – molte delle quali impopolari – che tanti governi politici non hanno saputo, potuto o voluto prendere.
Mutatis mutandis, viene in mente il don Abbondio manzoniano che, sapendo di non poter scansare i bravi che lo aspettano sulla via, accelera il passo per por fine all’ansia.

Mario Monti però non è esattamente un vaso di coccio fra vasi di ferro. E il deficit, la disoccupazione, l’evasione fiscale, la dignità calpestata di un Paese e dei suoi cittadini non sono dei cattivoni che si possa sperare – peraltro inutilmente – di evitare ficcando la testa sottoterra (o nel breviario). Perché i sassi sulla strada si possono anche scalciar via, ma prima o poi uno se li ritrova davanti in forma di montagna.

I partiti hanno ancora un senso, degli ideali, delle idee? E’ possibile credere ancora o di nuovo alla politica? E’ pensabile che la distanza che essi hanno creato dai cittadini sia colmabile?

Ha cominciato a pensare a tutto questo Libertà e Giustizia, col manifesto Dipende da noi. Dissociarsi per riconciliarsi.
Ci pensa, il PD?

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I dati Eurostat su stipendi e costo del lavoro in Europa, diffusi il 26 febbraio, vedono l’Italia nella zona bassa della classifica: sotto la Spagna e – orrore – sotto la Grecia (sebbene pre default).

I dati sono contenuti nel rapporto Labour Market Statistics, che mette a confronto i redditi del 2009 pagati dalle imprese con almeno dieci dipendenti operanti nei settori dell’industria, delle costruzioni, del commercio e dei servizi.

Con una retribuzione media di 23.406 euro lordi all’anno, i lavoratori dipendenti italiani guadagnano meno della metà degli omologhi lussemburghesi (48.914) e meno, sempre meno dei colleghi dei Paesi Bassi, della Germania, del Belgio, dell’Irlanda, della Finlandia, della Francia e dell’Austria, le cui retribuzioni annuali lorde vanno dai 33.000 ai 44.000 euro.
Guadagnano più dei dipendenti italiani anche i lavoratori greci  (che percepiscono 29.160 euro), spagnoli (26.316) e ciprioti (24.755).

Eccoci: al quintultimo posto fra sedici. Perché portoghesi, sloveni, maltesi e slovacchi hanno paghe inferiori alle nostre, e nemmeno di poco. Evviva…

Non è tutto.
Oltre a fornire i dati del 2009, il rapporto li confronta con quelli degli anni precedenti per osservare la crescita delle retribuzioni.
Ebbene: dal 2005 l’aumento in Italia è stato del 3,3% contro il +29,4% della Spagna e il +22% del Portogallo.
Anche i Paesi che partivano da livelli già alti hanno segnato passi in avanti più lunghi di quelli nostrani: Lussemburgo (+16,1%), Olanda (+14,7%), Belgio (+11,0%), Francia (+10,0%), Germania (+6,2%).
Il governo precisa – e gli crediamo – che i dati relativi all’Italia sono riferiti al 2006, a differenza di quelli degli altri Paesi che sono aggiornati al 2009 : “da tale confronto, il posizionamento relativo dell’Italia risulta in linea con la media europea, e il valore assoluto nazionale supera ampiamente quello della Spagna e ancor più il valore della Grecia”.

Ottimo. Consoliamoci anche con la notizia che ci vede in ottima posizione per quanto riguarda la differenza di retribuzione fra donne e uomini.
Tutte e tutti guadagnano poco, in Italia.

 

RETRIBUZIONE LORDA ANNUA IN EURO
Lussemburgo 48.914
Paesi Bassi 44.412
Germania 41.100
Belgio 40.698
Irlanda 39.858
Finlandia 39.197
Francia 33.574
Austria 33.384
Grecia 29.160
Spagna 26.316
Cipro 24.775
Italia 23.406
Portogallo 17.129
Slovenia 16.282
Malta 16.158
Slovacchia 10.387

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