Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for the ‘Germania’ Category

E’ quello che la stampa internazionale preconizza oggi per i governi dei grandi Paesi europei entro la fine dell’anno. Se infatti l’Italia mantiene le promesse il centrosinistra da solo o in coalizione coi moderati dovrebbe centrare l’obiettivo fra meno di un mese, mentre in Germania la CDU alleata col FDP, battuta di un soffio in Bassa Sassonia soltanto una settimana fa da SDP e Verdi anticipa un esito simile per Settembre alle elezioni generali. Con l’aggiunta della Francia ecco bello e fatto il conto.

Contando anche i paesi minori (es Belgio, Danimarca ecc) già a guida socialdemocratica o socialista e la possibile aggiunta del Regno Unito nel 2015 si potrebbe anche azzardare che la svolta è in atto un po’ in tutto il continente verso una politica socialmente più giusta e solidale all’interno e più favorevole alla effettiva integrazione degli stati europei verso l’esterno. Diventa una media tendenza anche più significativa questa se osservata sotto la luce della crisi economica in corso che indurrebbe piuttosto popoli e gruppi di potere a ripiegare su se stessi cercando uno scampo di breve raggio e respiro.

Nessuna facile illusione tuttavia. Nazionalismo e populismo sono del pari risorti un po’ dappertutto, perdura il dominio ancora poco contrastato di banche e finanza dalla vista corta ma dal forte appetito, la moneta unica non pare ancora del tutto fuori pericolo, la disoccupazione è lontana dall’essere domata.

Resta l’impegno di chi vuole cambiare le cose, determinato coraggioso e costante, che alla fine avrà ragione dei tanti ostacoli. Io ci credo. 

Max

 

 

 

Read Full Post »

Probabilmente sentiremo parlare ancora di Hannelore Kraft e di SPD: noi festeggiamo la sua, la loro vittoria.
Il vento della sinistra formatosi impetuoso sull’Atlantico è passato indomito sulla Francia, ha lambito l’Italia e ora soffia perfino sulla Germania.
Evidentemente non riconosce le frontiere antiche d’Europa ma le supera: accomuna i popoli e le nazioni su cui passa indicando la rotta nuova che sta aprendo.
Il meno che si può fare è issare le vele per tempo, anche da queste parti.

 

 

Read Full Post »

Rieccoci. E’ il 14 luglio: siamo di nuovo sulla copertina di The Economist.

  

Quale considerazione muove ancora l’illustre settimanale ad occuparsi di noi dopo un così breve intervallo di tempo (un mese, poco più)?
Una volta di più, non c’è ragione di sentirsi onorati per questo rinnovato interesse: stavolta sono i nostri conti che non vanno, quegli stessi conti che fino a pochi giorni or sono erano in perfetta tenuta e che, a detta dei luminari che guidano il Paese, ci facevano migliori degli altri.
Attenua, per fortuna (?) il giudizio dell’Economist su di noi la preoccupazione ben più allarmante del contagio a livello europeo che la crisi potrebbe causare. A ben leggere il servizio, infatti, si scopre che il nostro caso è solo l’occasione per gettare uno sguardo su Eurolandia nel suo insieme e sulla crisi della sua moneta unica.
Degne di nota ci sembrano le indicazioni del giornale sui tardivi e faticosi provvedimenti a salvaguardia dell’euro e delle economie che l’hanno adottato.

Riportiamo la nostra traduzione dell’ultimo paragrafo dell’editoriale – “On the edge” – che il periodico britannico illustra con l’immagine di un’Italia ciondolante sul bordo di uno strapiombo, con tanto di moneta da un euro sul testone.


Che fare, dunque? Questo giornale ha sostenuto a lungo che la politica di cavarsela in qualche modo deve essere sostituita da una strategia a largo respiro basata su tre fattori: riduzione del debito per i paesi insolventi, ricapitalizzazione delle banche in sofferenza da ristrutturazione, creazione di una barriera di difesa tra gli insolventi e il resto della comunità europea.
Il primo deve cominciare dalla Grecia, paese in evidente bancarotta. Comunque sia ristrutturato il suo debito, la Grecia finirà nell’insolvenza e pertanto dovranno essere rifinanziate le sue banche. I risultati degli esami di tenuta (stress tests) appena eseguiti mostrano in quale direzione e misura ciò vada fatto. Non è escluso che un indirizzo simile vada preso presto anche per Portogallo e Irlanda.
Il compito di creare una barriera di protezione (firewall) intorno al nucleo dei paesi solventi, Spagna e Italia compresi, va condiviso tra quelli a rischio e l’Eurozona nel suo complesso. Dopo una rapida approvazione della la manovra, l’Italia deve mettere mano urgentemente alle riforme strutturali in perenne ritardo. La sfida non è tanto quella di stringere la cinghia di un bilancio comunque improntato all’austerità, quanto quella di riprendere una decisa crescita economica. Nel breve la BCE può aiutare con acquisti massicci di obbligazioni italiane, […] ma alla lunga l’Eurozona dovrà dilatare il Fondo di Stabilità Finanziaria con l’emissione di Eurobonds da essa stessa garantiti.
Quest’ultimo è un passo di grande rilevanza politica, specie per la signora Merkel. La Germania ha sempre avversato ogni soluzione che prevedesse trasferimenti illimitati agli sconsiderati paesi meridionali, opinione questa fatta propria da altre economie del Nord Europa, non da ultimo per il motivo che tali garanzie potrebbero accrescere il costo del loro denaro. Una conseguenza senz’altro poco piacevole. Ma l’alternativa potrebbe essere la fine dell’euro. E’ questa la durissima lezione di questa settimana.

Read Full Post »

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: