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Archive for the ‘Francia’ Category

E’ quello che la stampa internazionale preconizza oggi per i governi dei grandi Paesi europei entro la fine dell’anno. Se infatti l’Italia mantiene le promesse il centrosinistra da solo o in coalizione coi moderati dovrebbe centrare l’obiettivo fra meno di un mese, mentre in Germania la CDU alleata col FDP, battuta di un soffio in Bassa Sassonia soltanto una settimana fa da SDP e Verdi anticipa un esito simile per Settembre alle elezioni generali. Con l’aggiunta della Francia ecco bello e fatto il conto.

Contando anche i paesi minori (es Belgio, Danimarca ecc) già a guida socialdemocratica o socialista e la possibile aggiunta del Regno Unito nel 2015 si potrebbe anche azzardare che la svolta è in atto un po’ in tutto il continente verso una politica socialmente più giusta e solidale all’interno e più favorevole alla effettiva integrazione degli stati europei verso l’esterno. Diventa una media tendenza anche più significativa questa se osservata sotto la luce della crisi economica in corso che indurrebbe piuttosto popoli e gruppi di potere a ripiegare su se stessi cercando uno scampo di breve raggio e respiro.

Nessuna facile illusione tuttavia. Nazionalismo e populismo sono del pari risorti un po’ dappertutto, perdura il dominio ancora poco contrastato di banche e finanza dalla vista corta ma dal forte appetito, la moneta unica non pare ancora del tutto fuori pericolo, la disoccupazione è lontana dall’essere domata.

Resta l’impegno di chi vuole cambiare le cose, determinato coraggioso e costante, che alla fine avrà ragione dei tanti ostacoli. Io ci credo. 

Max

 

 

 

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Al grande settimanale che per primo aveva avvertito il mondo dell’inettitudine del governo Berlusconi a governare l’Italia, questa volta ci permettiamo di non credere.
Mancano pochi giorni ad un evento con ogni probabilità tra i più importanti in Europa nel 2012 e noi tifiamo per Hollande alla presidenza della Repubblica Francese. Perché mettiamo la crescita e il lavoro prima dell’austerità nei conti, perché crediamo in un freno all’onnipotenza dei mercati, perché vogliamo una più equa distribuzione della ricchezza, perché puntiamo ancora una volta all’unità politica del continente come via d’uscita dalla decadenza economica e culturale d’Europa. 
Con l’avvento della sinistra al governo nel primo tra i cinque grandi Paesi della UE non stentiamo a credere che altri ne seguiranno l’esempio a breve e che la stessa crisi che attanaglia ora la sua società dal Sud al Nord, dall’Est all’Ovest vedrà prima uno sbocco positivo per tutti. I conservatori hanno fallito, la ripresa tocca a noi adesso.
LE CHANGEMENT C’EST MAINTENANT : viva Hollande Presidente!
Max   

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Nulla di più provinciale di un provinciale che si vuole sprovincializzare! La conferma viene – purtroppo – dal Politecnico di Milano, che sembra aver deciso non di migliorare la conoscenza dell’inglese e di altre lingue da parte dei suoi studenti (cosa giustissima), ma addirittura di tenere i corsi solo in inglese. Lo ha già fatto un polo didattico di medicina, nella stessa città.

Quando si pensa, non si formula pensiero astratto, ma si pensa in una lingua che, in genere , è quella nativa.  Cambiare a 20 anni è arduo ed inutile. Di più: medicina e ingegneria non sono facoltà teoriche, come fisica, ma a contatto rispettivamente con i pazienti (al 99% italiani)  e gli operai. In che lingua professionale si spiegheranno i laureati international?

Da anni assistimiamo alla comica di congressi nazionali- ad es. di medicina – con lingua ufficiale l’inglese, nei quali il relatore, per lo più incapace di improvvisare in inglese – legge tabelle ed il pubblico si sforza di capire. Per fortuna poi, al bar, ci si spiega in italiano, anche regionale.

Ci sono popoli ai quali l’invasore ha tolto la lingua nazionale; nessuno ne ricordo così vile da rinunciare alla propria volontariamente. Specie quando essa ha la storia, la completezza grammaticale e sintattica, la letteratura della nostra.

Interessante notare che, in questi stessi giorni, la Scuola e la Cultura francesi chiedono ai candidati all’Eliseo di impegnarsi per un migliore studio del francese e delle lingue classiche (greco antico e latino) dalle quali esso deriva. In fututo, potremo sempre chiedere a un francese, o a un senegalese, di insegnarci l’italiano ed il latino.

GdC

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Tra 8 giorni si gioca l’Eliseo, e con lui le chances delle sinistre in Europa. Sui giornali italiani, asserviti in gran parte, poco o nulla. Accanto allo sfidante Hollande, si collocano molti interessanti personaggi della sinistra “radicale”, alcuni suoi possibili collaboratori al governo: la verde Eva Joly, Melenchon (10%), Poutou (operaio di grande carica umana), la Arthaud (insegnante “comunista”), l’anziano Cheminade. Molti non raggiungereanno l’un per cento, ma nei loro programmi c’è molto di interessante. La Francia è ai confini, ma sembra sulla luna. Si preferisce discettare sul nulla.

GdC

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Anni or sono, un referendum del popolo francese cancellò il progetto di una brutta e prolissa costituzione europea.
Allora molti, in Francia e altrove, videro in questo evento una manifestazione della ricorrente capacità dei francesi, dalla Rivoluzione del 1789 in poi, di esprimersi con coraggio in modo corale, improvviso ed inatteso.

Oggi, il governo francese di destra (assieme a quello tedesco) strappa il diritto di esprimersi mediante referendum democratico al popolo greco, che, due millenni e mezzo fa, creò la democrazia e le impresse il nome.

Quali indebite pressioni sono state esercitate? Solo minacce economiche, o altre? Ad esempio, mancato appoggio sul problema di Cipro, o nella contrapposizione con la Turchia?

Possiamo accettare che i rappresentanti del mondo dell’economia ci dettino non solo le regole dei bilanci, ma addirittura quelle della nostra vita democratica?

GdC

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