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Archive for the ‘Emma Marcegaglia’ Category

L’ultima sparata (pardon: ‘esternazione’) della Marcegaglia sull’articolo 18 costringe a richiamare la sua precedente richiesta ai Sindacati di non proteggere operai ladri e lavativi. Chiedeva poco. Ed è stata accontentata ante litteram, poiché ciò non è mai avvenuto.

Noi a lei ed ai suoi successori chiediamo molto di più. Chiediamo che nessun imprenditore sfrutti i dipendenti, prenda a gabbo i consumatori, inquini l’ambiente. Che nessuno cementifichi il Bel Paese, devasti le coste, dia i rifiuti tossici a chi li sparge nei campi e nelle cave. Che nessuno risparmi sull’anti-infortunistica, o faccia pressione affinché le normative siano attenuate. Che nessuno fabbrichi beni insicuri o pericolosi, né li importi. Che non ostacolino la dicitura made in Italy, per poter spacciare per itaLiani prodotti stranieri. E chiediamo tante altre cose, che non basterebbe un volume ad elencarle.

Alle multinazionali, poi chiediamo molto di più: che non distruggano le foreste, svuotino gli oceani di vita, riducano il delta del Niger ad una palude stigia, si avvantaggino di guerre locali per favorire i propri interessi.

Certo, non approviamo l’operaio che ruba un bullone. Ma nessun operaio finora è stato condannato – neppure in primo grado – per essere rimasto inerte mentre il suo padrone si ammalava di mesotelioma o rischiava di morire bruciato vivo.

GdC         

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Come dar torto a Emma Marcegaglia quando pretende che i sindacati non devono proteggere “assenteisti cronici,  ladri e chi non fa bene il proprio lavoro”?
E’ quasi un ossimoro quello che associa i lavoratori a chi non lavora.

C’è però un sospetto di intelligenza con l’amico – con quel governo che intende presentare entro marzo in Parlamento un provvedimento sul mercato del lavoro “anche senza l’accordo con le parti sociali”.

Certo, se le parti sociali tutelano chi non fa il proprio dovere, dove andremo a finire?, ci si chiede. In perfetta onestà.

Vorrei qui ricordare che i fannulloni e gli assenteisti (non sono necessariamente le stesse persone) che albergano nella nostra ipertrofica pubblica amministrazione pagano, con una parte del proprio stipendio (accessorio), per ogni giorno di malattia che capita loro di scontare. Ebbene sì, talvolta succede che uno si becchi l’influenza, o altro.

E’ ancora, scandalosamente, in vigore una norma introdotta dall’ex ministro per la Pubblica amministrazione e l’innovazione, Renato Brunetta, che in molte occasioni contrasta con la Costituzione.
L’articolo 36, comma 3, stabilisce che “il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non può rinunziarvi”.
Succede però che, per non perdere parte della lauta retribuzione, molti dipendenti pubblici si mettano in ferie quando sono ammalati.
Così, però, le ferie alle quali non si può rinunziare vengono usate per non rinunziare allo stipendio.

Sarei curiosa di sapere se i ministri, i parlamentari, i dirigenti delle Authority e così via – fino al presidente del Consiglio e al presidente della Repubblica – si vedono decurtare la retribuzione quando si bloccano a letto per la gastroenterite o – Dio non voglia – per gli orecchioni.

Ecco, direi che i sindacati dovrebbero difendere un po’ di più chi si assenta dal posto di lavoro.
Quando l’assenteista in questione è in cattiva salute, perlomeno.

barbara biagini

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