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Archive for the ‘Cgil’ Category

Gli italiani sono migliori, come cultura, buon senso, onestà, competenza di chi ambisce a governarli. Lo hanno dimostrato coi referenda su acqua e nucleare; lo confermano ogni qual volta vengono consultati. Il nuovo ministro della PI (quello che non smantella le assurdità Gelmini, ma vorrebbe imporre il tablet ai bimbi, alla faccia della loro salute visiva e della loro abilità a sfogliare un libro!), credeva di avere consenso con la snobbistica abolizione del valore legale del titolo di studio. Bocciatura: gli italiani ci tengono.

Abbiamo già dialogato, in questo blog, degli aspetti pratici e culturali del tema. Ma vediamo quelli politico-sociali. In un paese nel quale un Potente-Politico può regalare posti senatoriali, ministeri, direzione di imprese a partecipazione statale, a leccapiedi e escort, almeno non può far dono di posti di primario, professore di liceo, provveditore ai beni culturali,  ingegnere responsabile di costruzioni etc etc, perché lì, la laurea, col suo valore legale, è indispensabile.. E ciò non solo tutela i cittadini di non avere un primario non laureato o un insegnante di latino che non ricorda rosa rosae, ma è una garanzia per chi gli studi li ha seriamente e faticosamente condotti. Oltre un certo limite, le raccomandazioni non valgono! E chi ha preso una laurea in una università pubblica o in una dignitosa università privata (più o meno illustri che siano, che poi spesso si tratta più di fumo che di sostanza!), un certo grado di competenza lo deve avere, perché una trentina di esami non si superano senza studiare. Ciò ovviamente, è più importante per il figlio dell’operaio che per quello del notabile. Non per nulla, la CGIL è favorevole al valore legale del titolo di studio, la stampa berlusconiana contraria. Ma l’atteggiamento di giornalisti come Feltri rappresenta – se ce ne fosse bisogno – la prova del nove del nostro assunto.

GdC

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Come si ricuce l’Italia? Un filo di decenza ci porta in piazza, sabato 8 ottobre, all’Arco della Pace (piazza Sempione) di Milano, a partire dalle 14 e 30, per reagire all’indignazione. Una grande manifestazione, nel cuore della città, per dare spazio a quanti, ago e filo in mano, vogliono un abito dignitoso per il paese.

Presenta
Luisella Costamagna

Sul palco, tra gli altri:

Lirio Abbate, Sandra Bonsanti,  Lorenza Carlassare, Roberta De Monticelli, Claudio Fava, Paul Ginsborg, Paolo Limonta, Valerio Onida, Stefano Pareglio, Simona Peverelli, Giuliano Pisapia,   Marco Revelli, OnorioRosati, Elisabetta Rubini, Michele Serra, Franco Siddi, Carlo Smuraglia, Bruno Tinti, Marco Travaglio, GiulianoTurone, Salvatore Veca,  Gustavo Zagrebelsky

Il bisogno di partecipazione e rappresentanza politica deve farsi largo nelle strutture sclerotizzate della politica del nostro Paese.

Libertà e Giustizia, si riconosce nel MANIFESTO firmato da Gustavo ZAGREBELSKY e nato nel corso del seminario di studi a Poppi.

“Noi proviamo scandalo per ciò che traspare dalle stanze del governo. Ma non è questo, forse, il peggio. Ci pare anche più gravemente offensivo del comune sentimento del pudore politico un Parlamento che, in maggioranza, continua a sostenerlo, al di là d’ogni dignità personale dei suoi membri che, per “non mollare” – come dicono –, sono disposti ad accecarsi di fronte alla lampante verità dei fatti e, con il voto, a trasformare il vero in falso e il falso in vero, e così non esitano a compromettere nel discredito, oltre a se stessi, anche le istituzioni parlamentari e, con esse, la stessa democrazia”.

Aderiscono alla manifestazione: Anpi Nazionale, Arci Milano, Camera del Lavoro di Milano, Circoli LeG, Comitati X Milano, Le Girandole, Articolo 21.

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Convinto che la sola concezione del mondo valida è quella comunista, ne discende che la sola ragione di vivere è quella di operare perché quella concezione diventi realtà.
(B. Manzocchi, Roma 14 febbraio 1950)

Lunedì 5 settembre
Morbegno (SO)

Al Museo civico di storia naturale si terrà l’incontro pubblico Ricordo di Bruzio Manzocchi.
Fu antifascista e comunista. Fra le tante attività, sarà ricordata la sua partecipazione ai lavori della Commissione economica dell’Assemblea Costituente.

Il convegno è promosso dal Comune e dalla Biblioteca civica “Ezio Vanoni” di Morbegno con l’Istituto Sondriese per la Storia della Resistenza e dell’Età Contemporanea e l’ANPI di Sondrio, in collaborazione con CGIL e CISL di Sondrio.


Biografia di Bruzio Manzocchi
 (a cura di Edoardo Borruso).
Locandina settembre 2011

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Bersani con Prodi sul palco
“Via il premier, non ha più maggioranza”
Per il leader del Fli, Gianfranco Fini: “Il berlusconismo è finito anche se non cade il governo. Per questa sconfitta il premier deve prendersela solo con se stesso. Chi semina vento raccoglie tempesta”

ROMA – “La maggioranza parlamentare non è più quella che è uscita dalle urne. Il centrodestra non ha più la maggioranza nel Paese”. Il leader del Pd Bersani è categorico: Berlusconi ha perso senza se e senza ma. “Lancio un appello estremo a Berlusconi ed al centrodestra: riflettano e non impediscano una nuova fase politica. Il governo è paralizzato mentre i problemi incombono. Berlusconi non si arrocchi e non alzi, lo chiedo in nome dell’Italia, steccati che non tengono conto della nuova fase. Da ora parte la ricostruzione rispetto al quindicennio di populismo berlusconiano. Partiamo dal centrosinistra, ma non vogliamo chiuderci e teniamo le porte aperte a tutti quelli disposti a guardare oltre Berlusconi a partire dai fondamenti costituzionali”, ha concluso Bersani affermando che “Bisogna andare oltre le alchimie e i politicismi”.

Bersani, che dopo poco salirà con Prodi sul palco romano di piazza del Pantheon, ha parlato anche del rapporto tra Pdl e Lega: “Un matrimonio in crisi nel profondo. Sono venute meno le promesse al nord, il fisco, la burocrazia e anche la legalità – spiega il segretario del Pd – Nel popolo leghista è evidente che è scattato un meccanismo molto forte per cercare un’altra strada e la Lega deve riflettere a fondo visti i risultati clamorosi anche in centri come Novara, Sesio e Gallarate”.

E a proposito di Prodi, le parole del Professore pronunciate a caldo erano state un invito a non farsi prendere troppo dall’entusiasmo: “È un cambiamento molto più forte di quello che si prevedeva, non è il fatto di una singola personalità: è un cambiamento grosso. Quando si creano cambiamenti così si creano nuove aspettative e responsabilità quindi mezz’ora per gioire poi subito a creare un lavoro duro di organizzazione e compattamento perchè il paese va cambiato a fondo con un’operazione di grande respiro che non può esser improvvisata in un giorno. Altrimenti questo vento diventa tempesta e non viene incanalato”.

Al leader del Pd fa eco la presidente del gruppo parlamentare dei democratici al Senato, Anna Finocchiaro: “Al di là di qualsiasi altro distinguo, a Milano e a Napoli ha vinto il centrosinistra e ha perso la maggioranza di governo. E sarebbe bene che i dirigenti del centrodestra che commentano il voto usassero maggiore sincerità e oggettività. Al di là dei toni paradossali e grotteschi che ha utilizzato Berlusconi in una campagna elettorale in cui ha insultato gli elettori del centrosinistra, quel che è accaduto a Milano che cambiata la natura sociale del voto. La borghesia milanese, superando anche la sua naturale ritrosia, si è schierata in modo palese per un uomo serio, mite e capace di rappresentare una Milano diversa come Pisapia. A Napoli l’affermazione di De Magistris è un segnale molto forte, il successo di una personalità di rilievo ma anche del centrosinistra unito. Dietro a De Magistris c’è anche il voto di chi aveva sostenuto Morcone”.

Durissimo il leader dell’Idv, Antonio Di Pietro: “Berlusconi deve lasciare il Governo perchè ha perso la fiducia dei cittadini e la perderà definitivamente con il referendum del 12 e 13 giugno. Il venditore dei tappeti deve andare via”, ha aggiunto. “A Napoli come in altre città – ha concluso – dobbiamo ripartire dalle macerie per governare i comuni che dobbiamo amministrare. Comunque – ha sottolineato il leader dell’Idv – prima si andrà a votare per il rinnovo politico del paese e meglio sarà”.

Il presidente della Camera e leader del Fli, Gianfranco FIni, è categorico: “Per questa sconfitta, Berlusconi deve prendersela solo con se stesso e con i suoi cattivi consiglieri. Avevo provato a metterlo in guardia, ma per tutta risposta mi ha espulso dal partito. Da uomo del centrodestra sono tutt’altro che felice del risultato, ma ho la coscienza a posto perchè quando, 15 mesi fa, misi in guardia il Presidente dalla deriva che si stava prendendo, fui messo alla porta. Così Berlusconi ha raccolto quello che ha seminato. Anche se il governo non cade il berlusconismo è archiviato. Per Pisapia – ha spiegato Fini – ha votato una quota consistente dell’elettorato moderato del centrodestra che non ne può più di anatemi e di brutte figure collezionate dal governo. Ora la sfida del Terzo polo è costruire la casa comune dei moderati. Se continuiamo questa legislatura con un Agenda parlamentare che non è quella dei cittadini è molto peggio che andare alle urne. Non è possibile arrivare a fine legislatura con questo scontro al calor bianco”, ha sottolineato il leader del Fli. Fini ha anche annunciato che andrà a votare per i referendum il 12 e 13 giugno.

“Silvio Berlusconi ha voluto trasformare queste amministrative in un referendum su se stesso e sul suo governo. Ne esce clamorosamente battuto. Ci auguriamo che prenda atto di questa situazione e rassegni le dimissioni”. Lo ha detto il segretario dell’Udc Lorenzo Cesa commentando nella sede nazionale dell’Udc i risultati nazionali dei ballottaggi. “Siamo soddisfatti – ha aggiunto Cesa – per l’esito del voto. Per l’Udc e per il Terzo Polo sono stati eletti molti nostri sindaci e consiglieri comunali. In tutta Italia – ha concluso – siamo stati determinanti”.

Per il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, “non c’è più una coalizione di governo. Credo che il risultato di Milano sia lo specchio di ciò che sta accadendo in tutta Italia. E’ indubbio che l’estensione di questa giornata – ha detto la Camusso – fa pensare che non è la storia di una sola città ma è la storia di un Paese che non ne può più nè delle promesse nè delle bugie”.

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