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Archive for the ‘Antonio Di Pietro’ Category

Noi militanti di nome e di fatto siamo un po’ smarriti, per dirla con un eufemismo. Le imminenti consultazioni (quando si terranno ancora non si sa) saranno di coalizione, ma la coalizione ancora non esiste! Vendola dice no a Casini da lui ricambiato, Di Pietro schiude in “retromarcia” al PD ma Bersani non gli crede, mentre all’interno dello stesso PD oltre ai due mastodonti alcuni fan vista di aggiungersi al numero, altri (forse) si ritirano e altri ancora ci stanno pensando! Per non dire delle regole attese fra una settimana ma ancora molto disputate : un turno solo o due? E se due, chi puo’ votare al secondo? L’albo dei votanti lo facciamo sì o no? Il simbolo del partito accanto al nome dei candidati lo mettiamo o no? E via almanaccando a volontà.

Davvero un po’ troppo per non far sperare ancora una volta una destra in libera uscita e far puntare ancora più in alto i grillini festanti. Non ci sembra di chieder la luna perciò se sollecitiamo la dirigenza tutta del partito a far chiarezza se non bene, almeno presto per non perdere delittuosamente l’autobus!

Max

 

 

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Un paio di settimane fa ricorderete forse che chi scrive aveva auspicato un peso maggiore nella strategia del PD da attribuire ai Sindaci vittoriosi del centrosinistra ipotizzando la creazione di un loro raggruppamento consultivo per assistere il segretario nei passaggi cruciali di campagna elettorale.  Beh, Bersani e Vendola sono andati molto più in là adesso chiedendo a Pisapia di sondare , motivare e organizzare una lista civica di sostegno ai partiti della nacente coalizione che veda financo la candidatura dei suoi colleghi amministratori un po’ in tutto il Paese. Pur nel ncessario tempo di rodaggio dei sì, dei no e dei nì all’accettazione il Movimento dei Sindaci ha di fatto preso così il via.

A me piace l’iniziativa, é naturale, benché a tanto da solo non fossi arrivato. La lista, se ben assortita di nomi provenienti anche dalla società civile, potrebbe infatti “pescare” abbondantemente tra astenuti e indecisi che oggi non valgono meno del 50% in qualunque sondaggio di per sé minandone quindi l’attendibilità.  Di più ancora potrebbe valere da risposta del centrosinistra agli stanchi e/o indignati dei partiti tradizionali che hanno trovato rifugio nell’antipolitica di Grillo o (per ora almeno) di Di Pietro. Tra i due perimetri un bacino di voti complessivo che varca ben il 60% degli aventi diritto giustificando così da solo il progetto.

Nessun facile entusiasmo tuttavia. Sappiamo bene come come la litigiosità individuale e la difficoltà a fare squadra in campagna prima e al governo poi possano minare dall’interno i più ambiziosi e riusciti intenti di rinascita del centrosinistra per storia e per costume. Solo una grande regia le può arginare ed il senso di responsabilità collettivo sconfiggere. Ce la faremo questa volta?

Max

 

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Se non lo è, non lo citerò più.

GdC

Nel mio intervento di stamattina alla Camera, prima del voto finale sul ddl anticorruzione, ho affermato che si tratta solo di uno specchietto per le allodole fatto apposta per fregare l’opinione pubblica. Una legge che non è contro la corruzione ma pro corruzione e che i deputai hanno votato non secondo cosicenza ma secondo gli ordini di partito.

Il presidente Fini mi ha accusato per questo di offendere i colleghi. Ma non sono io a dirlo: sono proprio loro. Basta rileggere le dichiarazioni di voto che affermano testualmente:  “Lo votiamo ma lo avremmo voluto diverso” oppure “Lo votiamo ma speriamo che al Senato venga cambiato”.

Voglio spiegare perché questa legge è buona solo per fregare i gonzi. E’ piena di un sacco di  parole belle e vuote, ma nella sostanza ci sono solo cinque norme vere: l’art. 2 sugli arbitrati; l’art. 4 bis sugli incarichi come dirigenti per politici ed ex politici; l’art.10 sulla incandidabilità dei condannati; l’art.13 che cancella quello che è il reato dei reati contro la pubblica amministrazione, cioè la concussine per induzione; l’art. 14 che introduce la corruzione tra privati.
Gli arbitrati sono strumento cui ricorrono i privati e alcuni dirigenti della pubblica amministrazione per legittimare spese che a preventivo erano 10 e a consuntivo diventano mille. Con l’arbitrato quasi nel 95% delle volte si dà ragione al privato e si fa danno alla pubblica amministrazione. C’è un giudice naturale, l’autorità giudiziaria. Non si capisce perché non ci si rivolga a lui e si vada invece da un arbitro privato scelto dalle parti e a forte rischio di tangenti.
L’arbitrato andava per questi motivi eliminato nelle cause che riguardano la pubblica amministrazione. Questa legge, invece, lo legittima.

L’art. 4 bis sugli incarichi di dirigenza doveva affrontare il modello piduista che si è instaurato nel nostro Paese, quello per cui lo stesso gruppo di potere si scambia ruoli e posti: una volta uno fa il politico e l’altro il dirigente, la volta dopo si invertono le parti. Ora questo articolo dice che i politici non lo possono fare più, ma solo per una anno. Come se fosse un gran problema rinviare la nomina di un anno. Questa è proprio la legittimazione del modello piduista che invece andava  cancellato!

Arriviamo alla incandidabilità dei condannati. Prima di tutto è stato delegato a occuparsene il governo e non si capisce prché non lo potesse fare il Parlamento. In secondo luogo, si è sancito che la legge è uguale per tutti tranne che per i politici. Si è infatti deciso che non possono essere candidati solo i condannati in via definitiva.  Invece un mafioso condannato in primo grado può stare alla Camera. Però la stessa legge dice che la condanna non definitiva basta per tenere fuori i pubblici impiegati che non devono assumere incarichi direttivi. Perché loro fuori e i politici dentro non si capisce!

Con la cancellazione della concussine per induzione, poi, si è abolita la fattispecie di reato tipica di Tangentopoli. Perché il pubblico ufficiale, il politico, il pubblico amministratore non usano la violenza per costringere a pagare. Ti inducono a farlo con una serie di comportamenti che fanno capire che o mangi questa minestra o salti la finestra.
Questa legge dice anche che tutti e due, chi paga e chi prende la mazzetta, rispondono dello stesso reato invece di aspettare che sia il giudice a decidere di volta in volta se si tratta di corruzione o di concussione. Così la vittima diventa vittima due volte, la prima perché deve pagare, e la seconda perché viene punito per aver pagato.
Inoltre ci sono riduzioni sia di pena che dei tempi di prescrizione. Il governo non ha tenuto neppure minimamente conto di quanto detto sin dal ’94 a Cernobbio, e cioè che bisogna rompere il patto di omertà tra concussi e concussori, aumentare e non ridurre i tempi di prescrizione e introdurre cause di non punibilità.

Voglio dire un ultima cosa: mentre alla Camera viene approvata una legge che serve solo a illudere i cittadini, al Senato, in maniera bipartisan, viene proposta  la reintroduzione dell’art. 68 della Costituzione sulla non punibilità dei politici. Ma quando si capirà che noi abbiamo bisogno di parlamentari innocenti, non di parlamentari non punibili?

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