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Archive for giugno 2012

Un anno fa i referenda costituirono forse l’unica vera affermazione popolare di rilievo politico in Italia che si sia avuta negli ultimi 12 mesi.

Annichilirono i partiti ostili; costrinsero i tiepidi a schierarsi; batterrono grandi imprese nucleariste e monopoliste che avevano svolto coi nostri soldi ingannevole propaganda per il nucleare e che erano ritenute invincibili; zittirono la stampa ostile.

Più ancora, una volta tanto l’Italia aprì la strada, seguita da paesi  – Francia, Svizzera, Germania, Giappone .- di regola più avanzati di noi. Ma noi siamo rimasti l’unico, a me noto, che sin dall’inizio abbia compreso i rischi e l’assurdità della scelta nucleare e, che  a livello di comprensione popolare, e non di manovre di gruppi di potere, l’abbia esclusa.

Non discussioni di lana caprina su alleanze, aperture, sofismi, emendamenti, maxiemendamenti ed altre ritualità mistificatorie, ma scelte chiare e nette su argomenti che sono al tempo stesso ideali e presenti nella nostra vita quotidiana.

Forse è l’unica via da seguire. Forse è guardando alle convergenze della base che si debbono orientare i gruppi dirigenti, che la base fingono di rispettare, ignorandola.

Come tutte le vittorie, ha avuto i suoi risvolti negativi. Un noto rappresentante del centro moderato, aduso a sentenziare, potrebbe essersi sentito dire in famiglia: ma il mio acquisto dell’acquedotto pugliese, come finirà? Ci spiace, non riusciamo a dolerci per lui.

GdC   

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Traduciamo liberamente da un bollettino appena giunto dal Labour Movement for Europe (LME).

” Tempo di qualche emozione per la sinistra europea questo.  I recenti successi elettorali nella grande regione tedesca del Nordrhein-Westfalen e l’elezione di Hollande alla presidenza francese testimoniano infatti del declino finalmente in corso della politica conservatrice nella UE.

Va detto tuttavia che la minaccia dell’uscita dall’Euro della Grecia unita al proliferare di piccoli patiti nazionalisti sorti qua e là in Europa non danno spazio a troppo autocompiacimento e inducono piuttosto il Partito Laburista così come gli altri partiti della stessa famiglia a scambiarsi idee sul come concepire un piano strategico unitario per vincere in questo clima di incertezza economica e fragilità sociale…”

Segue una serie di appuntamenti in calendario in GB tesi a far incontrare membri autorevoli del LP con i colleghi per lo più di SPD e PSF proprio per concertare insieme un’ipotesi di azione politica comune in Europa (significativo di questi giorni un appello ai militanti LP per un porta-a-porta in appoggio alla tornata dei ballottaggi di Domenica in Francia)

E noi del PD dove siamo, mentre le “altre” sinistre si ingegnano ad aiutarsi tra loro? Di Europa siamo soliti parlar molto, ma cosa facciamo in pratica per rilanciarne l’idea tra la gente? Chi se non la nostra parte dovrebbe occuparsene oggi che pare addirittura l’unica uscita possibile dalla crisi? Perché i ns deputati non vanno a questi incontri, se non altro per ascoltare la lezione europea da quelli che già la praticano?

Questi ed altri interrogativi sorgono spontanei alla lettura di quel bollettino. Noi non riusciamo a scorgere l’Europa tra le priorità del PD oltre al frequente enunciato. E’ ora che ce ne accorgiamo invece e cambiamo marcia. La storia non sta lì ad aspettarci.

Max

 

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Mélenchon, capo della sinistra-alla-sinistra-di-Hollande, non ha cercato un collegio facile, ma ha sfidato la fascista presentabile Marine Le Pen, nel feudo di quest’ultima, e ha perso, come prevedibile  e probabilmente da lui previsto. Di carattere giacobino, di idee giacobine, ha dimostrato di essere coerente con le sue idee. Mélenchon italiano, se ci sei, fatti avanti.

GdC

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Cento miliardi di euro = duecentomila miliardi di lire + -. Tale l’aiuto alle banche spagnole. Lo paghiamo noi, con le nostre tasse, il taglio alle pensioni etc. Sarebbero bastati, secondo il FMI, 40 miliardi, ma, si sa, meglio non lesinare, coi colleghi.

E’ una cifra talmente immensa che – come per gli spazi siderali – si fatica a comprenderla. Con questa cifra, si potrebbero risolvere problemi immensi per la sanità, l’ambiente, l’alfabetizzazione, la desertificazione di intere regioni africane ed altro. Ma per tutto ciò, un solo miliardo di euro viene considerato una cifra eccessiva, inaccettabile. Per i banchieri, non ci si pensa nemmeno; sono d’accordo 20 ministri economici e – primo fra tutti – Monti. Per lui, il 5 per cento di aumento ai pensionati è un lusso; i bonus inaccettabili dei banchieri fallimentari, un atto docuto.

Non solo banchieri. Anche cementificatori. La così detta bolla immobiliare è in realtà la cementificazione sfrenata dei nostri territori, lo scempio delle coste, delle golene dei fiumi, dei pendii franosi, delle città. Milano si popola di grattacieli, più o meno brutti, che spuntano come funghi fra case di normale altezza, serviti da strade strette, con distruzione estetica della così detta sky line sulle montagne: megalomania di Formigoni? Regali di Albertini ai suoi amici? Nulla è cambiato con Pisapia. Andate a vedere al centro direzionale, ne vale la pena. A che servono? C’è la recessione. Forse resteranno vuoti. C’è chi ha asserito che coi grattacieli i costruttori si fanno dare i soldi dalle banche, e , non potendo restituirli,  usano gli edifici a garanzia di nuovi prestiti e nuovi grattacieli. Non so se sia vero, ma è verisimile.

Come faccia una banca a fallire, è oscuro. Per decenni hanno chiesto interessi del 20% e dato interessi del 4 – 5. Se falliscono, significa che han tentato speculazioni assurde e inaccettabili, aiutati da leggi indulgenti, fatte dai nostri parlamenti, quasi di nascosto, e non sono stati nemmeno capaci di imbrogliarci. Ora dobbiamo aiutarli, perché gli è andata male.

E ci si stupisce che cresca Grillo! Più potrebbe crescere qualcuno che lo scavalchi.

GdC

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Mercoledì 6 giugno il circolo Aniasi invita la cittadinanza a partecipare all’incontro con gli assessori comunali Marco Granelli (Sicurezza e Coesione sociale) e Pierfrancesco Majorino (Politiche sociali).

Il tema: Sicurezza e coesione sociale, un binomio possibile.

Vi aspettiamo in corso Garibaldi, 75 alle ore 21,00.

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Sono quelle che Francesco Laforgia, coordinatore del PD milanese, lancia dalle colonne de “L’Unità” del 1. giugno.

Ala luce dei risultati delle recenti elezioni amministrative e dell’elezione – giusto un anno fa – di Giuliano Pisapia a sindaco della città (ex) capitale del berlusconismo, Laforgia propone una riflessione sul passato e tre idee per il futuro.

La riflessione su ciò che è stato:  il PD ha vinto dove saputo superare le divisioni interne e far proprio un messaggio di cambiamento e partecipazione.

Le idee sul futuro del PD:
1. Elezione dei parlamentari da parte degli iscritti e degli elettori. Il 50% da parte degli iscritti, per inverare i concetti di partecipazione e  di responsabilità che fanno di un partito una formazione dotata di senso. Il 50% da parte degli elettori, perché un partito ha un senso solo se è aperto.
2. Creazione dei “Comitati per l’Italia”, luoghi di discussione sul PD, seguiti fra settembre e novembre da assemblee territoriali che si esprimano sull’idea di Europa, sulla crisi e sulla riforma della politica per contribuire alla definizione della linea del PD.
3.  Totale rinnovamento della compagine che chiederà il voto alle prossime elezioni politiche.

A margine, la richiesta di fare di Milano uno dei luoghi chiave della campagna elettorale. Per ripartire sulla scia di un vento che qui è già cambiato.

L’articolo completo

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Povero Mussolini! Prima che tragedie razziali e belliche ne facessero grondar di sangue la figura, veniva dileggiato quando si drappeggiava dei fasti dell’antica Roma. Oggi mille barche, cogli stendardi storici delle parti grandi e piccole del Regno Unito, navigano per il 60° anniversario dell’incoronazione di Elisabetta II, quasi che fosse l’epoca di Vittoria e la flotta britannica (oggi ridotta al lumicinoi) dominasse i mari. Non ridono, anzi ci guadagnano su. Potremmo far sfilare sull’Appia antica i labari delle legioni?

GdC 

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