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Archive for giugno 2012

Mentre a Bruxelles gira la pallina della roulette europea e si sprecano le scommesse sullo “spread” dei Paesi spendaccioni di lunedì prossimo, qui da noi più modestamente ricompare sulla scena l’UdC in veste di futuro alleato del PD. Fulmine a ciel sereno? Non proprio si direbbe. Dopo gli anni di specchiata lealtà berlusconiana, quelli del nostalgico sogno centrista a più voci ed infine quelli della grande speranza di un bel lascito dal collasso di destra, tutti miseramente falliti, Casini si risolve ora a volger lo sguardo al PD accettandone finalmente il pluriennale e strenuo corteggiamento. Verrebbe da chiedergli se prima non aveva provato anche con Grillo!

Potrebbe anche andar bene numericamente la prospettata alleanza se ci conservasse al contempo il consenso di SEL ed IdV. Ma sarà poi così? E’ immaginabile una futura alleanza a 4 da Vendola a Casini e più ancora un governo compatto e stabile se vinciamo? E le primarie di coalizione che stiamo concependo, è ancora il caso di tenerle in autunno? Se le vince Renzi infatti chi ci assicura che non vorrà rinegoziare il patto ex-novo? Cosa potrebbe costarci nella misura del consenso a sinistra questa operazione?

A queste ed altre domande Bersani & Co avranno sicuramente già cucinato una consapevole risposta, non ne dubitiamo minimamente. Noi ci limitiamo a sollecitare qui il pensiero dei lettori della base del partito, dei tanti militanti e iscritti grazie ai quali il PD ancora oggi esiste sul territorio primo fra tutti gli altri nella fiducia degli elettori!

Max

 

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Dubito che i greci abbiano fatto una scelta giusta: da un lato hanno confermato i partiti che , sempre con gli stessi leader, o coi loro figli, li hanno accompagnati al declino.

Dall’altro, uscire dalll’euro sarebbe stato nominale; di fatto ci sarebbe stata la doppia moneta, cosa comune ad altri paesi.

Scazmbi interni in dracme, scambi con l’estero in euro.

L’acquisto di beni stranieri sarebbe stato limitato all’essenziale; cosa anche questa avvenuta in molti paesi. Adesempio nella ricca Australia del passato (con importazioni prevalentemente dall’Inghilterra, per via del Commonwealth).

Cosa serve con la geografia della Grecia una tecnologica Mercedes? A spander m.

Ha prevalso la paura , attizzata dagli economisti catastrofisti: rather bare  those ills we have, than fly to others that we know not of.

GdC

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La vittoria alle legislative ha confermato quella alle presidenziali per Hollande.

Piccolo neo, la lite fra le due signore, certo non dovuta solo a gelosia, ma indicativa di qualche forte dissenso entro al partito.

Ora Hollande ha tutti gli spazi per realizzare il suo moderato, ma importante, programma di svolta, e, forse, per guidare l’Europa, come la Francia già ha fatto in altre occasioni storiche.

Se fallisse, il ruolo potrebbe passare a Mélenchon, relativamente ridimensionato dalla legislative,

L’Italia farebbe bene a seguire attentamente gli eventi.

GdC

 

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Sono quelle che mancano per sapere se l’Eurozona è salvabile e con essa la moneta unica, se un sogno lontano di un’Europa unita concepito da leader politici lungimiranti sulle macerie dello spaventoso conflitto mondiale più di mezzo secolo fa,  ha ancora la possibilità di realizzarsi o siamo invece di fronte ad un cammino inverso di disintegrazione politica, declino economico e culturale del continente con oscure prospettive per tutti.

In queste ore in Grecia si tengono elezioni decisive,  pro e contro quanto fin qui faticosamente costruito in Europa. Nuova Democrazia e Pasok, i due partiti ellenici tradizionali sostengono la permanenza nell’Euro del loro paese, altri alla loro destra e sinistra non ne vogliono sapere o quanto meno intendono rinegoziare le condizioni. Quasi una roulette russa!

Di contro in Francia PSF e Verdi si avviano a conquistare stasera la maggioranza all’Assemblea Nazionale contribuendo a dare uniformità istituzionale al governo appena eletto senza l’aiuto delle ali estreme. Un quadro di forza invidiabile per Hollande per perseguire un chiaro indirizzo filoeuropeo specie verso le diffidenze economico-finanziarie tedesche. Ci attendiamo che il nuovo governo ed il PSF stesso facciano del loro grande paese la guida riconosciuta del rilancio europeo in tutte le sedi.

Alla fine di Giugno cruciale sarà poi l’esito della riunione del Consiglio a Bruxelles. Ardua la scelta della Germania: in parole povere credere al futuro d’Europa e sottoscriverne il sostegno finanziario in questo difficile passaggio o guardare all’immediato interesse di casa preparandosi a gestire la fine dell’Euro? Se Angela Merkel punta al giudizio della storia, la sua decisione è forse già presa!

Max

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Il calendario dei mesi di giugno-luglio degli incontri organizzati dal circolo Aniasi di corso Garibaldi 75

28 giugno, ore 21,00
Incontro aperto agli iscritti della Zona 1
Idee, progetti e strategie per il governo del Paese
con Roberto Cornelli
Introducono Amedeo Rosignoli e Giacomo Selmi

4 luglio, ore 21,00
Incontro pubblico
Il bilancio 2012 del Comune di Milano
con Davide Corritore, Carmela Rozza, Fabio Arrigoni
Coordina Giacomo Selmi

11 luglio, ore 21,00
Incontro pubblico
Mobilità, ambiente, Area C
con Pierfrancesco Maran, Fabio Arrigoni
Coordina  Giacomo Selmi

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Il 21 giugno il circolo dei Giovani Democratici di Zona 1 “Nilde Iotti” festeggia la sua nascita.

L’appuntamento è in corso Garibaldi 75, presso il circolo Aniasi.
A partire dalle ore 19,30: aperitivi e musica in cambio di idee e cultura.

 

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Se non lo è, non lo citerò più.

GdC

Nel mio intervento di stamattina alla Camera, prima del voto finale sul ddl anticorruzione, ho affermato che si tratta solo di uno specchietto per le allodole fatto apposta per fregare l’opinione pubblica. Una legge che non è contro la corruzione ma pro corruzione e che i deputai hanno votato non secondo cosicenza ma secondo gli ordini di partito.

Il presidente Fini mi ha accusato per questo di offendere i colleghi. Ma non sono io a dirlo: sono proprio loro. Basta rileggere le dichiarazioni di voto che affermano testualmente:  “Lo votiamo ma lo avremmo voluto diverso” oppure “Lo votiamo ma speriamo che al Senato venga cambiato”.

Voglio spiegare perché questa legge è buona solo per fregare i gonzi. E’ piena di un sacco di  parole belle e vuote, ma nella sostanza ci sono solo cinque norme vere: l’art. 2 sugli arbitrati; l’art. 4 bis sugli incarichi come dirigenti per politici ed ex politici; l’art.10 sulla incandidabilità dei condannati; l’art.13 che cancella quello che è il reato dei reati contro la pubblica amministrazione, cioè la concussine per induzione; l’art. 14 che introduce la corruzione tra privati.
Gli arbitrati sono strumento cui ricorrono i privati e alcuni dirigenti della pubblica amministrazione per legittimare spese che a preventivo erano 10 e a consuntivo diventano mille. Con l’arbitrato quasi nel 95% delle volte si dà ragione al privato e si fa danno alla pubblica amministrazione. C’è un giudice naturale, l’autorità giudiziaria. Non si capisce perché non ci si rivolga a lui e si vada invece da un arbitro privato scelto dalle parti e a forte rischio di tangenti.
L’arbitrato andava per questi motivi eliminato nelle cause che riguardano la pubblica amministrazione. Questa legge, invece, lo legittima.

L’art. 4 bis sugli incarichi di dirigenza doveva affrontare il modello piduista che si è instaurato nel nostro Paese, quello per cui lo stesso gruppo di potere si scambia ruoli e posti: una volta uno fa il politico e l’altro il dirigente, la volta dopo si invertono le parti. Ora questo articolo dice che i politici non lo possono fare più, ma solo per una anno. Come se fosse un gran problema rinviare la nomina di un anno. Questa è proprio la legittimazione del modello piduista che invece andava  cancellato!

Arriviamo alla incandidabilità dei condannati. Prima di tutto è stato delegato a occuparsene il governo e non si capisce prché non lo potesse fare il Parlamento. In secondo luogo, si è sancito che la legge è uguale per tutti tranne che per i politici. Si è infatti deciso che non possono essere candidati solo i condannati in via definitiva.  Invece un mafioso condannato in primo grado può stare alla Camera. Però la stessa legge dice che la condanna non definitiva basta per tenere fuori i pubblici impiegati che non devono assumere incarichi direttivi. Perché loro fuori e i politici dentro non si capisce!

Con la cancellazione della concussine per induzione, poi, si è abolita la fattispecie di reato tipica di Tangentopoli. Perché il pubblico ufficiale, il politico, il pubblico amministratore non usano la violenza per costringere a pagare. Ti inducono a farlo con una serie di comportamenti che fanno capire che o mangi questa minestra o salti la finestra.
Questa legge dice anche che tutti e due, chi paga e chi prende la mazzetta, rispondono dello stesso reato invece di aspettare che sia il giudice a decidere di volta in volta se si tratta di corruzione o di concussione. Così la vittima diventa vittima due volte, la prima perché deve pagare, e la seconda perché viene punito per aver pagato.
Inoltre ci sono riduzioni sia di pena che dei tempi di prescrizione. Il governo non ha tenuto neppure minimamente conto di quanto detto sin dal ’94 a Cernobbio, e cioè che bisogna rompere il patto di omertà tra concussi e concussori, aumentare e non ridurre i tempi di prescrizione e introdurre cause di non punibilità.

Voglio dire un ultima cosa: mentre alla Camera viene approvata una legge che serve solo a illudere i cittadini, al Senato, in maniera bipartisan, viene proposta  la reintroduzione dell’art. 68 della Costituzione sulla non punibilità dei politici. Ma quando si capirà che noi abbiamo bisogno di parlamentari innocenti, non di parlamentari non punibili?

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Un anno fa i referenda costituirono forse l’unica vera affermazione popolare di rilievo politico in Italia che si sia avuta negli ultimi 12 mesi.

Annichilirono i partiti ostili; costrinsero i tiepidi a schierarsi; batterrono grandi imprese nucleariste e monopoliste che avevano svolto coi nostri soldi ingannevole propaganda per il nucleare e che erano ritenute invincibili; zittirono la stampa ostile.

Più ancora, una volta tanto l’Italia aprì la strada, seguita da paesi  – Francia, Svizzera, Germania, Giappone .- di regola più avanzati di noi. Ma noi siamo rimasti l’unico, a me noto, che sin dall’inizio abbia compreso i rischi e l’assurdità della scelta nucleare e, che  a livello di comprensione popolare, e non di manovre di gruppi di potere, l’abbia esclusa.

Non discussioni di lana caprina su alleanze, aperture, sofismi, emendamenti, maxiemendamenti ed altre ritualità mistificatorie, ma scelte chiare e nette su argomenti che sono al tempo stesso ideali e presenti nella nostra vita quotidiana.

Forse è l’unica via da seguire. Forse è guardando alle convergenze della base che si debbono orientare i gruppi dirigenti, che la base fingono di rispettare, ignorandola.

Come tutte le vittorie, ha avuto i suoi risvolti negativi. Un noto rappresentante del centro moderato, aduso a sentenziare, potrebbe essersi sentito dire in famiglia: ma il mio acquisto dell’acquedotto pugliese, come finirà? Ci spiace, non riusciamo a dolerci per lui.

GdC   

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Traduciamo liberamente da un bollettino appena giunto dal Labour Movement for Europe (LME).

” Tempo di qualche emozione per la sinistra europea questo.  I recenti successi elettorali nella grande regione tedesca del Nordrhein-Westfalen e l’elezione di Hollande alla presidenza francese testimoniano infatti del declino finalmente in corso della politica conservatrice nella UE.

Va detto tuttavia che la minaccia dell’uscita dall’Euro della Grecia unita al proliferare di piccoli patiti nazionalisti sorti qua e là in Europa non danno spazio a troppo autocompiacimento e inducono piuttosto il Partito Laburista così come gli altri partiti della stessa famiglia a scambiarsi idee sul come concepire un piano strategico unitario per vincere in questo clima di incertezza economica e fragilità sociale…”

Segue una serie di appuntamenti in calendario in GB tesi a far incontrare membri autorevoli del LP con i colleghi per lo più di SPD e PSF proprio per concertare insieme un’ipotesi di azione politica comune in Europa (significativo di questi giorni un appello ai militanti LP per un porta-a-porta in appoggio alla tornata dei ballottaggi di Domenica in Francia)

E noi del PD dove siamo, mentre le “altre” sinistre si ingegnano ad aiutarsi tra loro? Di Europa siamo soliti parlar molto, ma cosa facciamo in pratica per rilanciarne l’idea tra la gente? Chi se non la nostra parte dovrebbe occuparsene oggi che pare addirittura l’unica uscita possibile dalla crisi? Perché i ns deputati non vanno a questi incontri, se non altro per ascoltare la lezione europea da quelli che già la praticano?

Questi ed altri interrogativi sorgono spontanei alla lettura di quel bollettino. Noi non riusciamo a scorgere l’Europa tra le priorità del PD oltre al frequente enunciato. E’ ora che ce ne accorgiamo invece e cambiamo marcia. La storia non sta lì ad aspettarci.

Max

 

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Mélenchon, capo della sinistra-alla-sinistra-di-Hollande, non ha cercato un collegio facile, ma ha sfidato la fascista presentabile Marine Le Pen, nel feudo di quest’ultima, e ha perso, come prevedibile  e probabilmente da lui previsto. Di carattere giacobino, di idee giacobine, ha dimostrato di essere coerente con le sue idee. Mélenchon italiano, se ci sei, fatti avanti.

GdC

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