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Archive for febbraio 2012

Incredibile. La Val di Susa rifiuta la TAV, che si vuole imporre manu militari. I pendolari spasimano per nuove locomotrici, che si negano. In Sicilia smantellano le ferrovie. Gli Eurostar costano una fortuna: per pochi. Vicino al Piemonte, gli infelici viaggiatori sulla Genova – Ventimiglia viaggiano alla velocità della Milano-Sanremo di ciclismo. Milano – Nizza: 6 ore e più. Ma non si progetta nulla. Traffico marittimo (siamo una penisola) e fluviale: abbandonati dall’epoca di Cavour.

Insomma, altro che fine degli ideologismi. I tecnici sono i più ideologici di tutti : lavori sì, ma solo se grandi. Utili?  Conta meno.

I no-TAV (ed anche seri studiosi di traffico ferroviario) hanno elencato punti irrisolti. Fra i tanti, mi colpiscono i seguenti. Il rischio di disastri o attentati nel lunghissimo tunnel; che si fa?. Il traffico che diminuisce; basta la vecchia linea rimodernata. Le spese: enormi. L’inquinamento, anche fuori della Valle; si era parlato di amianto nelle viscere della montagna, poi, silenzio. La metodologia dei lavori: sulla variante Bologna Firenze sta franando un paesino; in Svizzera, lo scavo della galleria del Loetschenberg è avvenuto senza che chi passava nella valle nemmeno se ne accorgesse. Uso della pratica dei subappalti in Italia? Etc.

I governi Berlusconi e Monti scaricano sulle forze dell’ordine le proprie incapacità. E – scusate il salto – sulle nostre truppe in Afganistan le ambizioni internazionali. I soldati muoiono; loro appaiono ai congressi.

GdC  

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I dati Eurostat su stipendi e costo del lavoro in Europa, diffusi il 26 febbraio, vedono l’Italia nella zona bassa della classifica: sotto la Spagna e – orrore – sotto la Grecia (sebbene pre default).

I dati sono contenuti nel rapporto Labour Market Statistics, che mette a confronto i redditi del 2009 pagati dalle imprese con almeno dieci dipendenti operanti nei settori dell’industria, delle costruzioni, del commercio e dei servizi.

Con una retribuzione media di 23.406 euro lordi all’anno, i lavoratori dipendenti italiani guadagnano meno della metà degli omologhi lussemburghesi (48.914) e meno, sempre meno dei colleghi dei Paesi Bassi, della Germania, del Belgio, dell’Irlanda, della Finlandia, della Francia e dell’Austria, le cui retribuzioni annuali lorde vanno dai 33.000 ai 44.000 euro.
Guadagnano più dei dipendenti italiani anche i lavoratori greci  (che percepiscono 29.160 euro), spagnoli (26.316) e ciprioti (24.755).

Eccoci: al quintultimo posto fra sedici. Perché portoghesi, sloveni, maltesi e slovacchi hanno paghe inferiori alle nostre, e nemmeno di poco. Evviva…

Non è tutto.
Oltre a fornire i dati del 2009, il rapporto li confronta con quelli degli anni precedenti per osservare la crescita delle retribuzioni.
Ebbene: dal 2005 l’aumento in Italia è stato del 3,3% contro il +29,4% della Spagna e il +22% del Portogallo.
Anche i Paesi che partivano da livelli già alti hanno segnato passi in avanti più lunghi di quelli nostrani: Lussemburgo (+16,1%), Olanda (+14,7%), Belgio (+11,0%), Francia (+10,0%), Germania (+6,2%).
Il governo precisa – e gli crediamo – che i dati relativi all’Italia sono riferiti al 2006, a differenza di quelli degli altri Paesi che sono aggiornati al 2009 : “da tale confronto, il posizionamento relativo dell’Italia risulta in linea con la media europea, e il valore assoluto nazionale supera ampiamente quello della Spagna e ancor più il valore della Grecia”.

Ottimo. Consoliamoci anche con la notizia che ci vede in ottima posizione per quanto riguarda la differenza di retribuzione fra donne e uomini.
Tutte e tutti guadagnano poco, in Italia.

 

RETRIBUZIONE LORDA ANNUA IN EURO
Lussemburgo 48.914
Paesi Bassi 44.412
Germania 41.100
Belgio 40.698
Irlanda 39.858
Finlandia 39.197
Francia 33.574
Austria 33.384
Grecia 29.160
Spagna 26.316
Cipro 24.775
Italia 23.406
Portogallo 17.129
Slovenia 16.282
Malta 16.158
Slovacchia 10.387

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Non abbiamo mai avuto una particolare propensione né per Bossi junior né per l’ex ministro Brambilla.Dobbiamo tuttavia riconoscere che sono stati gli unici due politici noti che – negli ultimi mesi – hanno stigmatizzato (con particolare coerenza e continuità la Brambilla) la pratica orribile della vivisezione, in Lombardia, ancora più orribile quando concerne animali “superiori”, come le scimmie importate in questi giorni, qui da noi, vicino a Milano. Pratica che un noto medico, fatto eleggere da Veltroni nel PD, ha poi invece difeso.

Non c’è qui il modo di entrare nel complesso discorso degli aspetti tecnici, in campo medico, chirurgico farmacologico e cosmetologico; né di distingere fra leggi e loro attuazione; né di discettare se e quando possa essere forse giustificata e quando (maggioranza dei casi!) assolutamente no. A chi si diletta di queste sottigliezze, consigliamo la lettura di un passo del romanzo “La Pelle”, di Malaparte. Dopo essere rabbirividiti, alla lettura, si rifuggirà dall’escamotage di schermare la coscienza con l’uso di una pretestuosa razionalità.  

GdC

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Come dar torto a Emma Marcegaglia quando pretende che i sindacati non devono proteggere “assenteisti cronici,  ladri e chi non fa bene il proprio lavoro”?
E’ quasi un ossimoro quello che associa i lavoratori a chi non lavora.

C’è però un sospetto di intelligenza con l’amico – con quel governo che intende presentare entro marzo in Parlamento un provvedimento sul mercato del lavoro “anche senza l’accordo con le parti sociali”.

Certo, se le parti sociali tutelano chi non fa il proprio dovere, dove andremo a finire?, ci si chiede. In perfetta onestà.

Vorrei qui ricordare che i fannulloni e gli assenteisti (non sono necessariamente le stesse persone) che albergano nella nostra ipertrofica pubblica amministrazione pagano, con una parte del proprio stipendio (accessorio), per ogni giorno di malattia che capita loro di scontare. Ebbene sì, talvolta succede che uno si becchi l’influenza, o altro.

E’ ancora, scandalosamente, in vigore una norma introdotta dall’ex ministro per la Pubblica amministrazione e l’innovazione, Renato Brunetta, che in molte occasioni contrasta con la Costituzione.
L’articolo 36, comma 3, stabilisce che “il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non può rinunziarvi”.
Succede però che, per non perdere parte della lauta retribuzione, molti dipendenti pubblici si mettano in ferie quando sono ammalati.
Così, però, le ferie alle quali non si può rinunziare vengono usate per non rinunziare allo stipendio.

Sarei curiosa di sapere se i ministri, i parlamentari, i dirigenti delle Authority e così via – fino al presidente del Consiglio e al presidente della Repubblica – si vedono decurtare la retribuzione quando si bloccano a letto per la gastroenterite o – Dio non voglia – per gli orecchioni.

Ecco, direi che i sindacati dovrebbero difendere un po’ di più chi si assenta dal posto di lavoro.
Quando l’assenteista in questione è in cattiva salute, perlomeno.

barbara biagini

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(GdC)

ll viaggiatore che, un po’ di anni or sono, conosceva ed amava la Grecia, ben sapeva che essa non avrebbe potuto accettare le rigide regole di Bruxelles. Che la Grecia, madre della civiltà europea, dovesse entrare in Europa, era evidente; che essa (al pari di altri paesi) non potesse entrarci con regole deciso da Germania, Belgio, et similia, lo era altrettanto.

Chiunque – salvo certo ottusi economisti – prevedeva che le fabbrichette locali di portocalada (aranciata deliziosa) non avrebbero resistito alla Coca Cola, e che le banche ove si riempivano i libretti con la penna ad inchiostro (funzionando benissimo!) non  avrebbero sopportato i costi dell’informatizzazione.

Era anche facile immaginare che molti abitanti delle incantevoli ma lontane isole avrebbero sentito il fascino di Atene, bella, popolosa, viva, ma povera di lavoro.

E’ andata così, anzi ancora peggio, per errori, più o meno consapevoli, dei Greci, degli Europei, delle Agenzie di controllo dei conti pubblici.

Oggi, ci sono personaggi finlandesi che chiedono il Partenone come cauzione; o personaggi belgi che chiedono emissari della troika ad Atene. Cosa vogliano fare del Partenone non si sa: smontarlo e rimontarlo fra i laghetti della Carelia? Come si debbano presentare gli emissari non vien detto: con una scorta di truppe?

L’Europa civile e democratica, che non cerca di ricreare i fasti nefasti del nazismo con altre armi, non lo deve accettare. Anche perché dopo potrebbero venire i portoghesi, gli spagnoli, gli irlandesi, gli italiani. Se questa sta divenendo l’Europa, abbiamo poco tempo per cambiarla. O per uscirne?

 

 

 

 

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