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Archive for gennaio 2012

Labour Friends of Italy è un’organizzazione che riunisce cittadini italiani residenti nel Regno Unito che condividono e promuovono i valori del Labour Party.
Con questi nostri connazionali abbiamo stabilito un rapporto di simpatia e collaborazione. Perché la sinistra uno se la porta dentro, ovunque sia.

E allora parliamo di qualcosa che succede oltremanica ma che ci riguarda.
A Milano ha vinto Pisapia. Anche a Londra può vincere un riformista.

Il 26 gennaio è iniziato il conto alla rovescia: 100 giorni all’elezione del sindaco di Londra. La scelta sarà fra Boris Johnson e Ken Livingstone.

Durante l’incarico del sindaco uscente Johnson la qualità della vita a Londra è diminuita, mentre tutto il resto – dalle tariffe alla criminalità – è aumentato. Livingstone punta a rovesciare i termini della questione.

Registrandosi presso il proprio distretto, anche i cittadini italiani che vivono a Londra possono partecipare alla scelta del sindaco: basta che si registrino presso il proprio distretto.

Così si presenta Ken il rosso:
I want to be Mayor for one overriding reason: if I am elected my focus will be to do everything I can to protect Londoners from the recession and the effects of the Government’s policies”.





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Ha sollevato clamore l’eventualità che il governo intenda abolire il valore legale del titolo di studio.

Nel testo approvato il 27 gennaio dal Consiglio dei ministri non ce n’è però traccia. C’è invece una norma che renderà possibile partecipare a tutti i concorsi pubblici indipendentemente dal voto di laurea.

La gran parte di studenti e docenti è contraria all’abolizione del valore legale dei titoli: se passasse la proposta del governo – sostengono – non si creerebbe maggior competizione tra gli atenei (e quindi una formazione più qualificata per gli studenti), ma si verrebbe a creare una classifica discriminatoria degli istituti, che comporterebbe di conseguenza un più difficile accesso al mondo del lavoro da parte di coloro che – soprattutto per motivi economici – non hanno modo di entrare nelle università ritenute più prestigiose. Il che porterebbe a un circolo vizioso: università per studenti meno abbienti uguale università di seconda o terza classe,  università di seconda o terza classe per gli studenti che non possono permettersi le università più titolate.

Buffo: il provvedimento ventilato ha suscitato più reazioni di quello approvato.

Il punteggio dato dal voto di laurea finora è stato, a parità di voti ottenuti nelle prove teoriche e scritte o pratiche, un elemento discriminante. Alcuni concorsi erano interdetti a chi non aveva almeno un 100/110 nel proprio curriculum.

Non è questo un modo – un altro modo – di affermare che il risultato negli studi non conta nulla? Che impegnarsi non conta granché? Che – in definitiva – l’università, la scuola, l’educazione finora riconosciuta dallo Stato è poco più che carta straccia?

Forse no. Forse.

barbara biagini

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Nel migliore dei mondi possibili secondo Fornero e Monti, quando l’articolo 18 sarà storia e la mobilità lavorativa totale, potrebbe esserci esubero di giuslavoristi, con conseguente trasferimento della Fornero ad altra cattedra, diciamo Storia del balletto classico. Poiché, con l’età, diminuisce la capacità di apprendimento di materie totalmente nuove, possiamo prevedere che ci metterebbe 5 anni a saperne qualcosa, e 15 a poter tenere un corso. Età della pensione. Peggio andrebbe a Monti se venisse trasferito a Fisica delle particelle elementari (ricordate il tunnel?). Insomma: la mobilità va bene quando riguarda gli altri, specie i lavoratori manuali. Ciò nella presunzione che i lavori a prevalente contenuto manuale siano poco qualificati. Ma non è così. Ad apprenderli bene ci vogliono anni di pratica ben guidata, non un corso regionale di riqualificazione, anche perché, di regola, questo tipo di lavoratori è più agevolato ad apprendere per dimostrazione diretta ed imitazione che non attraverso lezioni teoriche. La perdita del lavoro non viene risolta con una indennità da fame; sono in gioco la dignità del lavoratore, il patrimonio di competenze, e l’interesse del consumatore. Ciò non vuole dire che, talora, non ci sia l’assoluta necessità di una certa mobilità lavorativa, bensì che questa non rappresenta certo una situazione ideale da incentivare. Io non vorrei che i freni della mia automobile fossero riparati da un meccanico il quale, fino a due mesi prima, faceva il giornalaio, né vorrei avere come infermiere un muratore che ha seguito un corso di riqualificazione breve. E voi?

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25 gennaio, ore 21,00: al circolo Aniasi parliamo di riforma delle pensioni.

 

Walter Passerini, giornalista specializzato in tematiche relative al lavoro

Giovanni Tevisio, segretario generale UIL Pensionati Lombardia

Simone Lauria, direzione INCA CGIL Milano

 

Modera Alessia Potecchi, segreteria PD Milano

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Quando partì l’area C a Milano, ci colpì non tanto la spesa (1500 euro l’anno, scaricandi sui clienti, per i commercianti che devono entrarci quotidianamente) quanto la complessità della regolamentazione e l’aleatorietà di poter effettuare un tempestivo e corretto pagamento. Ci chiedemmo: pensa un po’ se lo fanno tutti i comuni d’Italia … ci vorrà una laurea in area C. Come spesso accade, la realtà supera l’immaginazione. Ora anche le Dolomiti diventano area C. C’è del buono, naturalmente, per noi ecologisti, ed anche dell’incoerente: con la miriade di TIR che attraversano le Alpi (non in Svizzera ed Austria, però), con la selva di tralicci per la risalita, con la produzione di un’enormità di neve artificiale, saranno proprio le automobili la piaga della montagna? Ciò che qui ci interessa, però, è altro. Se Milano fa la sua area C, perché non Bologna, e Roma, e Napoli? Se la fanno le Dolomiti, perché non le colline toscane, ed umbre, e la costiera amalfitana? E, a maggior ragione, tutte le città storiche del centro Italia. A tal punto, il turista potrà fare due cose: o specializzarsi in aree C, o migrare verso altri paesi, un po’ meno belli del nostro, ma più accoglienti.

GdC

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Dopo un percorso, legittimo secondo la costituzione, ma simile ad uno slalom fra i suoi paletti, ci troviamo con un Presidente del consiglio espressione della Banca centrale europea, qui posto, come un podestà, per seguirne i dettami, assieme alla sua corte di notabili.

In maniera costituzionalmente corretta (almeno così speriamo), 1.200.000 firme di cittadini, rappresentative di un numero potenzialmente assai superiore, sono state cancellate.

Alla Camera, i partigiani di Cosentino non hanno avuto nemmeno il coraggio di sostenerlo apertamente, ma hanno ottenuto, come (assurdamente) loro diritto, il voto segreto (come fa un elettore a giudicare un parlamentare, ignorandone gli atti?!)

In tanta legittimità, al cittadino-elettore resta un solo diritto: dare un mandato in bianco ad un partito (o meglio al suo leader) con cadenza più o meno biennale. Un paio di mesi prima, il cittadino-elettore diventa oggetto di (costosissime) attenzioni e lusinghe; poi, il cittadino-elettore ricade nel nulla.

Berlusconi gongola.

In tanto dramma, gruppi di Magistrati, qualche sindacato, alcuni giornalisti, pochi politici, molti cittadini provvisti solo della loro voce difendono con convinzione i vestigi della democrazia e della legalità. Per quanto ancora sarà loro possibile?

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E’ l’interrogativo che scaturisce dal quotidiano trafiletto che, non senza la vena satirica che conosciamo, denuncia una crescente indeterminatezza della linea di demarcazione politica tra destra e sinistra (ma forse i due termini sono invecchiati e ancora privi di sostituti atrettanto efficaci) certamente in Italia, ma non solo. Tra il lusco e il brusco, centra pure l’obiettivo nel sottolineare una certo disorientamento della nostra parte nel venir meno improvviso di un rozzo e facile bersaglio dei nostri strali in questo Paese.

L’amaca di Michele Serra, “La Repubblica” 10 gennaio 2012

Negli ultimi anni é stato sempre più difficile distinguere tra destra e sinistra. La crisi economica ci sta aiutando a ridefinire almeno il cinquanta per cento della questione. Della sinistra e di ciò che ha in mente capiamo pochino. Della destra, molto di più. Il premier Cameron che si schiera anima e corpo in difesa della City e boccia qualunque proposta di tassare le transazioni finanziarie: è di destra. I repubblicani Usa che tra le cause nefaste della crisi additano la riforma sanitaria di Obama: sono di destra. I deputati italiani del Pdl che imputano ai controlli fiscali il proposito di “denigrare la ricchezze”: sono di destra. Gli italiani che trafugano oro e contanti in Svizzera per paura dello Stato (i loro padri e nonni lo fecero, più romanticamente, per paura del comunismo): sono di destra. ll senatore americano Santorum (punta alla Casa Bianca) che considera blasfemo l’evoluzionismo ed è convinto che la Terra sia stata creata poche migliaia di anni fa da Dio:è di destra. La destra sarà anche rozza, anzi lo è spesso. Ma ha il pregio di non vergognarsi di quello che pensa e degli interessi che difende. Per la sinistra, a pensarci bene, la destra è la sola vera bussola rimasta: basta guardarla, basta ascoltarla, e si riacquista un minimo di stima per il fantasma della sinistra.

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Martedì 9 gennaio si è svolta presso il CAM di corso Garibaldi la prima delle presentazioni pubbliche del pedaggio che dal 16 graverà su chi entra in automobile nella zona delimitata dalla cerchia dei Bastioni.

La seduta pubblica della Commissione Mobilità del Consiglio di Zona 1 si è risolta (si fa per dire) in buriana: contestazioni, rabbia, urla, offese pesanti. Dopo un’interruzione di un’ora la folla (circa 400 persone, ben di più delle 80 consentite dalla capienza della struttura comunale) ha ascoltato (di nuovo, si fa per dire) l’assessore Maran illustrare la misura anti congestione.

Sin dalla mattina la rete pullulava di messaggi che segnalavano la presenza in massa all’incontro di leghisti e pidiellini appositamente mobilitati per orchestrare una sonora contestazione. Non c’è dubbio, peraltro, che anche molti residenti dell’area interessata alla norma siano fortemente contrari al ticket – che pure si applicherà per loro, e in misura ridotta, solo dopo quaranta accessi annui.

E’ da segnalare che sul fatto che i residenti e domiciliati in centro siano obbligati a pagare per entrare nella zona in cui abitano non c’è completo accordo nella maggioranza. Fabio Arrigoni, PD, presidente del Consiglio di Zona, ha dichiarato: “Questa situazione va risolta calmierandola rispetto al residente. […] è una sperimentazione a sei mesi, comunque c’è una verifica. Io credo che su questa cosa ci siano spazi per ripensamenti”. Lo stesso Maran non ha escluso modifiche, e il sindaco Pisapia ha espresso la disponibilità dell’amministrazione  “non a trattare, ma ad ascoltare i rilievi per eliminare le criticità con modifiche limitate per evitare penalizzazioni di alcuni cittadini rispetto ad altri”. La situazione sarà monitorata mensilmente per arrivare a una “valutazione complessiva” dopo un’esperienza di sei mesi.
Da ultimo, una considerazione: in risposta ai tre referendum cittadini del 12 e 13 giugno 2011 la maggioranza dei votanti si è dichiarata favorevole, fra l’altro, a che il Comune si impegnasse a “ridurre traffico e smog attraverso il potenziamento dei mezzi pubblici, l’estensione di Ecopass e la pedonalizzazione del centro”.
E ora? O, meglio: e il 16 giugno?

Il resoconto della seduta dalla cronaca milanese di “Repubblica”
La replica – sempre da “Repubblica”, cronaca di Milano – del sindaco Pisapia
Le opinioni di alcuni cittadini nel video sul sito del “Corriere della Sera”
L’articolo di “Cronacamilano”
Le pagine del sito del Comune su Area C

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