Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for maggio 2011

Bersani con Prodi sul palco
“Via il premier, non ha più maggioranza”
Per il leader del Fli, Gianfranco Fini: “Il berlusconismo è finito anche se non cade il governo. Per questa sconfitta il premier deve prendersela solo con se stesso. Chi semina vento raccoglie tempesta”

ROMA – “La maggioranza parlamentare non è più quella che è uscita dalle urne. Il centrodestra non ha più la maggioranza nel Paese”. Il leader del Pd Bersani è categorico: Berlusconi ha perso senza se e senza ma. “Lancio un appello estremo a Berlusconi ed al centrodestra: riflettano e non impediscano una nuova fase politica. Il governo è paralizzato mentre i problemi incombono. Berlusconi non si arrocchi e non alzi, lo chiedo in nome dell’Italia, steccati che non tengono conto della nuova fase. Da ora parte la ricostruzione rispetto al quindicennio di populismo berlusconiano. Partiamo dal centrosinistra, ma non vogliamo chiuderci e teniamo le porte aperte a tutti quelli disposti a guardare oltre Berlusconi a partire dai fondamenti costituzionali”, ha concluso Bersani affermando che “Bisogna andare oltre le alchimie e i politicismi”.

Bersani, che dopo poco salirà con Prodi sul palco romano di piazza del Pantheon, ha parlato anche del rapporto tra Pdl e Lega: “Un matrimonio in crisi nel profondo. Sono venute meno le promesse al nord, il fisco, la burocrazia e anche la legalità – spiega il segretario del Pd – Nel popolo leghista è evidente che è scattato un meccanismo molto forte per cercare un’altra strada e la Lega deve riflettere a fondo visti i risultati clamorosi anche in centri come Novara, Sesio e Gallarate”.

E a proposito di Prodi, le parole del Professore pronunciate a caldo erano state un invito a non farsi prendere troppo dall’entusiasmo: “È un cambiamento molto più forte di quello che si prevedeva, non è il fatto di una singola personalità: è un cambiamento grosso. Quando si creano cambiamenti così si creano nuove aspettative e responsabilità quindi mezz’ora per gioire poi subito a creare un lavoro duro di organizzazione e compattamento perchè il paese va cambiato a fondo con un’operazione di grande respiro che non può esser improvvisata in un giorno. Altrimenti questo vento diventa tempesta e non viene incanalato”.

Al leader del Pd fa eco la presidente del gruppo parlamentare dei democratici al Senato, Anna Finocchiaro: “Al di là di qualsiasi altro distinguo, a Milano e a Napoli ha vinto il centrosinistra e ha perso la maggioranza di governo. E sarebbe bene che i dirigenti del centrodestra che commentano il voto usassero maggiore sincerità e oggettività. Al di là dei toni paradossali e grotteschi che ha utilizzato Berlusconi in una campagna elettorale in cui ha insultato gli elettori del centrosinistra, quel che è accaduto a Milano che cambiata la natura sociale del voto. La borghesia milanese, superando anche la sua naturale ritrosia, si è schierata in modo palese per un uomo serio, mite e capace di rappresentare una Milano diversa come Pisapia. A Napoli l’affermazione di De Magistris è un segnale molto forte, il successo di una personalità di rilievo ma anche del centrosinistra unito. Dietro a De Magistris c’è anche il voto di chi aveva sostenuto Morcone”.

Durissimo il leader dell’Idv, Antonio Di Pietro: “Berlusconi deve lasciare il Governo perchè ha perso la fiducia dei cittadini e la perderà definitivamente con il referendum del 12 e 13 giugno. Il venditore dei tappeti deve andare via”, ha aggiunto. “A Napoli come in altre città – ha concluso – dobbiamo ripartire dalle macerie per governare i comuni che dobbiamo amministrare. Comunque – ha sottolineato il leader dell’Idv – prima si andrà a votare per il rinnovo politico del paese e meglio sarà”.

Il presidente della Camera e leader del Fli, Gianfranco FIni, è categorico: “Per questa sconfitta, Berlusconi deve prendersela solo con se stesso e con i suoi cattivi consiglieri. Avevo provato a metterlo in guardia, ma per tutta risposta mi ha espulso dal partito. Da uomo del centrodestra sono tutt’altro che felice del risultato, ma ho la coscienza a posto perchè quando, 15 mesi fa, misi in guardia il Presidente dalla deriva che si stava prendendo, fui messo alla porta. Così Berlusconi ha raccolto quello che ha seminato. Anche se il governo non cade il berlusconismo è archiviato. Per Pisapia – ha spiegato Fini – ha votato una quota consistente dell’elettorato moderato del centrodestra che non ne può più di anatemi e di brutte figure collezionate dal governo. Ora la sfida del Terzo polo è costruire la casa comune dei moderati. Se continuiamo questa legislatura con un Agenda parlamentare che non è quella dei cittadini è molto peggio che andare alle urne. Non è possibile arrivare a fine legislatura con questo scontro al calor bianco”, ha sottolineato il leader del Fli. Fini ha anche annunciato che andrà a votare per i referendum il 12 e 13 giugno.

“Silvio Berlusconi ha voluto trasformare queste amministrative in un referendum su se stesso e sul suo governo. Ne esce clamorosamente battuto. Ci auguriamo che prenda atto di questa situazione e rassegni le dimissioni”. Lo ha detto il segretario dell’Udc Lorenzo Cesa commentando nella sede nazionale dell’Udc i risultati nazionali dei ballottaggi. “Siamo soddisfatti – ha aggiunto Cesa – per l’esito del voto. Per l’Udc e per il Terzo Polo sono stati eletti molti nostri sindaci e consiglieri comunali. In tutta Italia – ha concluso – siamo stati determinanti”.

Per il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, “non c’è più una coalizione di governo. Credo che il risultato di Milano sia lo specchio di ciò che sta accadendo in tutta Italia. E’ indubbio che l’estensione di questa giornata – ha detto la Camusso – fa pensare che non è la storia di una sola città ma è la storia di un Paese che non ne può più nè delle promesse nè delle bugie”.

Annunci

Read Full Post »

DA REPUBBLICA.IT (30 MAGGIO 2011)

Berlusconi “Abbiamo perso, ma andiamo avanti”
La Lega scarica la colpa sul premier e il Pdl
Il premier: “Napoletani e milanesi si pentiranno, spero che non succeda nulla di negativo per loro”. Maroni esclude ripercussioni sul governo, però invoca un “colpo di frusta per rispondere concretamente ai bisogni dei cittadini”. Frattini: “Bisogna cambiare passo”. Bondi si dimette da coordinatore del Pdl. Salvini: “Noi leghisti abbiamo fatto il nostro dovere, qualcun altro ha perso 75 mila voti a Milano”

ROMA – Il presidente del Consiglio ammette la sconfitta. “Abbiamo perso, è evidente”. Ma rilancia: “Bisogna mantenere i nervi saldi. Il governo va avanti lo stesso. Bossi è d’accordo con me”, ha detto Berlusconi dalla Romania, dove è in visita ufficiale, dopo un intero pomeriggio di silenzio. Il leader della Lega ha dato il suo ok per andare avanti, in una telefonata col premier, ma è evidente – e emerge anche dalle parole degli altri esponenti del Carroccio – che ci sono delle condizioni precise. Berlusconi così può dire, in un intervento molto stringato, che “la maggioranza è coesa e determinata”. Per questo, ha aggiunto il premier, “ci restano alcune riforme, la riforma fiscale, della giustizia e il piano per il sud. Ogni volta che vengo sconfitto triplico le forze”. Berlusconi nega poi, di avere qualche colpa nella vittoria della sinistra: “No, no, nessuna responsabilità mia…” In quanto alle dimissioni, neanche a parlarne: “Sono sempre in disaccordo con la sinistra, volete che le dia ragione proprio adesso? Ma dai…” Il presidente del Consiglio ha annunciato anche una “riorganizzazione del Pdl per radicarlo di più sul territorio”.

E poi è passato agli avvertimenti: “Adesso i milanesi devono pregare il buon dio, che non gli succeda qualcosa di negativo perché veramente la città non era amministrata male”. Quanto alla vittoria di De Magistris, ha aggiunto: “nessun risultato mi ha sorpreso, perché avevamo visto ormai quello che stava accadendo. Penso che a Napoli si pentiranno tutti moltissimo e spero che non debba succedere così anche a Milano”.

Ma da Milano, la Lega lancia lo stesso il suo affondo, prima con il ministro dell’Interno, Roberto Maroni e poi con il capogruppo del partito a Palazzo Marini, Matteo Salvini. Maroni è drastico: “E’ una vera sberla, ma questo non vuol dire che c’è bisogno di un cambio di squadra. Quello che c’è da fare è un serio rilancio dell’azione di governo, ci vuole un vero colpo di frusta per rispondere concretamente ai bisogni dei cittadini. Anche Berlusconi concorda sul fatto che serve una forte ripresa dell’azione dell’esecutivo. Altrimenti l’anno prossimo ci sarà un’altra batosta alle amministrative e nel 2013 ce ne sarà una peggiore alle politiche. Batoste che nessuno vuole”, ha concluso il ministro dell’Interno.

Dello stesso avviso il ministro degli Esteri Franco Frattini: “Il governo va avanti, ma serve un rilancio. Il Pdl? Bene l’idea delle primarie. Lo avevamo detto – dice – prima dell’esito del voto e lo confermiamo: il governo va avanti. Del resto un’alternativa parlamentare neppure esiste: il Pd non ha certo vinto in queste amministrative che hanno visto in corsa, a Milano e Napoli, due candidati ben lontani dalla tradizione riformista e che hanno strapazzato già nelle primarie i suoi candidati. Siamo tornati – aggiunge – all’esperienza dell’Unione di Prodi, e ci ricordiamo tutti com’era finita quell’avventura. Il paradosso è semmai un centrodestra più credibile rispetto alla prospettiva e allo spettro di elezioni politiche che vedrebbero una sinistra tornata nel vestito di Arlecchino”. Il ministro degli Esteri osserva: “Ma non è certo questo l’argomento consolatorio che deve accompagnare la nostra riflessione. Può consolarci semmai una sola considerazione: che abbiamo ancora da giocare il secondo tempo e che governo e partito devono rimboccarsi le maniche con urgenza, prima che le speranze alimentate e le promesse non mantenute ci facciano perdere la partita”.

Salvini, dal canto suo, sostiene che la Lega “ha fatto il proprio dovere, in questi anni abbiamo aumentato i nostri voti di 35 mila unità, qualcun altro ne ha persi 75 mila. E qualcuno ne è responsabile. Nel 2006 la Moratti e il Pdl presero 245mila voti e noi della Lega 22mila. Oggi il Pdl ha preso 170mila voti e noi 57mila quindi qualcuno ha perso 75mila voti mentre noi ne abbiamo guadagnati 35mila”. ha spiegato Salvini, tenendo tuttavia a precisare che “quando si perde si perde tutti assieme”.

Salvini ha poi aggiunto: “Non mi interessano le colpe, quando si perde le colpe sono di tutti. Certo è – ha spiegato – che i milanesi si sono infastiditi nell’ascoltare temi che non interessano alla città come le Brigate rosse, i giudici, i ladri d’auto. Prendiamo comunque atto del voto e stare all’opposizione non ci spaventa. Ne riparleremo tra un paio d’anni -ha sottolineato Salvini – perchè non so per quanto tempo questa coalizione ‘minestrone’ guidata da Pisapia potrà andare avanti. Dal canto nostro passiamo da uno a quattro consiglieri e a Pisapia staremo sempre vicini anche quando ci sarà da dare battaglia”.

Nel Pdl la prima reazione è quella di Sandro Bondi, coordinatore del partito che ha rimesso il suo mandato nelle mani di Berlusconi: “Valutati i risultati elettorali Intendo rimettere il mio mandato di coordinatore nelle mani del premier. Ritengo – continua Bondi – che da questo momento il presidente Berlusconi debba ricevere non solo la più ampia fiducia e solidarietà ma soprattutto la assoluta e incondizionata libertà di decisione e di iniziativa per quanto riguarda il futuro del partito”.

Dal canto suo, Gaetano Quagliarello, nel prendere atto delle dimissioni di Bondi, rilancia il ruolo di Berlusconi e sposta l’attenzione sul Terzo polo: “Non siamo disposti a uscire dal berlusconismo senza Berlusconi. Il centrodestra e il Pdl in particolare è andato quasi bene al Sud, soprattutto quando si è alleato con l’Udc”, ha sottolineato. “Abbiamo bisogno di allargare il centrodestra, visto anche l’allargamento del centrosinistra. Tra noi è il Terzo polo c’è un problema: loro vorrebbero farlo sacrificando Berlusconi, noi no”.

Il sottosegretario Carlo Giovanardi esorta invece il premier a pensare, “nei prossimi due anni, alla sua successione, io lo dico da tempo. Lui deve decidere se vuole passare alla storia come il maresciallo Tito, dopo il quale la Jugoslavia si frantumò, oppure come De Gasperi che ha costruito l’architrave di un sistema che ha funzionato per 40 anni”.

Maurizio Gasparri ammette la sconfitta: “Inutile sottolineare che siamo di fronte ad un risultato chiaramente ed ampiamente negativo. Sottovalutarne la portata sarebbe un errore. Ma alimentare spinte centrifughe nel centrodestra sarebbe un errore ancora più grande”.

Per Arturo Iannaccone, leader di Noi Sud, “la sconfitta odierna alle amministrative di Milano e Napoli non avrà effetti sulla tenuta del Governo, ma è evidente che rappresenta un campanello di allarme per il centrodestra di cui sarebbe miope non tenere conto. I cittadini vogliono essere amministrati con efficienza e attendono dal Governo soluzioni concrete ai loro problemi”.

Read Full Post »

Ballottaggi, trionfi a Milano a Napoli
in tutta Italia l’onda del centrosinistra
L’urna premia i candidati dell’opposizione. Successi in decine di comuni capoluogo e in quelli non superiori. La sorpresa di Trieste e Cagliari. Poi Gallarate, Arcore, Novara, Grosseto, Crotone, Grosseto. Il Pdl si consola con Cosenza, Rovigo, Varese e Iglesias
di MATTEO TONELLI

ROMA – I numeri parlano chiaro. Dopo i successi di Bologna e Torino al primo turno, l’onda lunga del controsinistra fa sentite i suoi effetti in tutta Italia, con i candidati del centrodestra che subiscono praticamente ovunque severe sconfitte. A Milano Giuliano Pisapia riconquista la città dopo 18 anni di governo di centrodestra, mentre, a Napoli 1, Luigi de Magistris surclassa senza storia il rivale del Pdl, Gianni Lettieri. Insomma, con le sole eccezioni di Rovigo, Varese e Cosenza, il centrosinistra registra un’avanzata generalizzata in tutti i Comuni impegnati nei ballottaggi. Una tendenza netta: Novara, Trieste, Grosseto, Cagliari, Pordenone, Trieste, Crotone, per citare i Comuni maggiori a Nord come a Sud, segnalano il successo dei candidati di centrosinistra. E anche nei comuni più piccoli, come Casoria, Chioggia e Melfi, le cose non cambiano. Il bilancio dei comuni capoluogo vede il centrosinistra passare da 20 a 23 e il centrodestra scendere da 13 a 7.

Stessa tendenza per quanto riguarda i comuni superiori non capoluogo, 105 dei quali erano impegnati in questa tornata elettorale e 75 sono andati al ballottaggio. Il centrosinistra passa da 52 a 65 sindaci (uno va considerato di sinistra radicale) mentre il centrodestra scende da 45 a 27. Bene le liste di centro (Terzo polo compreso) che salgono da 2 a 9 amministrazioni. Due sindaci vanno alla Lega Nord (ne aveva uno) e due a liste civiche.

Significativo il risultato di Cagliari dove il centrosinistra strappa il Comune al centrodestra: nel capoluogo isolano Massimo Zedda batte Massimo Fantola e conquista la poltrona di sindaco. A Trieste il centrodestra cede sia alla Provincia sia al Comune. Alla Provincia la presidente uscente Maria Teresa Bassa Poropat (Pd) si conferma e batte Giorgio Ret (Pdl). In Comune il Pd con Roberto Cosolini supera Roberto Antonione (Pdl).

Anche Novara 2, feudo del governatore leghista Roberto Cota, passa dal centrodestra al centrosinistra dopo dieci anni di governo leghista: Andrea Ballare’ supera Mauro Franzinelli. A Grosseto Emilio Bonifazi (centrosinistra) si conferma sindaco, battendo il candidato del centrodestra Mario Lolini. A Varese, invece, il centrodestra resiste: Attilio Fontanaresta primo cittadino battendo Luisa Oprandi. A Cosenza il comune cambia bandiera. Il centrosinistra, che al primo turno si era diviso, perde e vede Mario Occhiuto diventare primo cittadino. A Rovigo successo e conquista del comune per il centrodestra: Bruno Piva batte Federico Frogato. Il centrosinistra, invece, conferma il comune di Pordenone (Pedrotti con il 60% dei voti), Rimini (Andrea Gnassi al 53,48%) e strappa Crotone al centrodestra (Peppino Vallone supera Dorina Bianchi).

Simbolica infine la vittoria del centrosinistra ad Arcore, a due passi da Villa San Martino, residenza del premier. Rosalba Colombo ha battuto Enrico Perego (che lascia la poltrona di sindaco). Ennesimo dispiacere per il Cavaliere. Altrettanto simbolica anche Gallarate, con la spaccatura tra Carroccio e Pdl al primo turno. Al ballottaggio si affrontavano il candidato del Pdl Massimo Bossi, e quello del centrosinistra Edoardo Guenzani, essendo rimasta esclusa la leghista Giovanna Bianchi Clerici. Dopo il primo turno la Lega era stata chiara e aveva dirottato i suoi consensi sul candidato democratico. Fallisce, invcece, la corsa solitara del Carroccio a Rho, nel milanese. Fabrizio Cecchetti ha dovuto lasciare il passo a Pietro Romano (Pd, Idv e Sel). Una sconfitta di misura, circa 500 voti, che consegna il sindaco di Rho al centrosinistra con il 50,80% contro il 49,20%. Il centrodestra (Udc-Pdl-Psda) strappa al ballottaggio al centrosinistra il sindaco di Iglesias con il 52,48% dei voti.

Provinciali. Il centrosinistra rimonta a Pavia e conquista la provincia strappandola al centrodestra. Daniele Bosone, ottiene il 51,2% dei consensi contro il candidato appoggiato da Pdl e Lega nord Ruggero Invernizzi con il 48,7%. A Vercelli, il candidato del centrodestra Carlo Riva Vercellotti ha battuto, all’ultimo voto, il candidato del centrosinistra,Luigi Bobba. A Macerata, invece, vince il candidato del centrosinistra Antonio Pettinari che batte Franco Capponi. Successo analogo anche a Trieste dove il centrosinistra conferma Maria Teresa Bassa Poropat. Reggio Calabria, invece, resta al centrodestra che conferma Giuseppe Raffa (52,66%). A Mantova, invece, vince il centrosinistra con Alessandro Pastacci (52,2%)

(30 maggio 2011)

Read Full Post »

Read Full Post »

… e Giuliano Pisapia, in piazza Duomo, parla a Milano e per Milano.
Ai milanesi e per i milanesi.
Che è come dire: a una fetta di Mondo.
Emozione nel sentire che forse – forse! – possiamo, stiamo per buttare a mare la diffidenza dell’altro, la sufficienza verso la cultura, la paura dello straniero, l’accondiscendenza verso i potenti, il familismo e la mancanza di senso civico.
Speranza e gioia nel sentir ripudiare la guerra, nell’apprendere che si può difendere l’acqua pubblica, nell’ascoltare un “no” al nucleare.

Qui il comizio di Pisapia in piazza Duomo.
Dopo il temporale.

Read Full Post »

Se qualche mese fa siete andati a vedere l’ultimo film di Antonio Albanese sulle gesta dell’esilarante politico calabrese Cetto La qualunque, capiterà anche a voi, come al sottoscritto, di avere in questi giorni dei potenti flashback che riportano alle risate di quella serata al cinema. Il motivo è presto detto: la campagna della Moratti, molto più che la propaganda di una distinta borghese d’alto bordo, sembra essere un farsesco spot postumo al prodotto di Albanese, una sorta di trailer vivente ispirato ai passaggi più divertimenti del film. Senza dubbio il migliore, tra questi passaggi, fu il comizio del Nostro a ridosso delle comunali che lo vedevano duellare con l’avversario De Santis: “se mi voterete… daremo a tutti MILLE EURO!”; breve pausa, Cetto si guarda intorno circospetto quasi a voler pesare l’effetto della promessa bomba e…giù a rincarare la dose: “DUEMILA!!! e imbiancheremo anche casa gratis a tutti!”.
Adesso provate a ripercorrere le ultime proposte gentilmente riservateci dal sindaco uscente dopo il primo turno: “se ci voterete ABOLIREMO L’ECOPASS PER I RESIDENTI!”…pausa…”VI CONDONIAMO TUTTE LE MULTE! ancora non vi basta???…VI REGALIAMO DUE MINISTERI!!!”
Notate grosse differenze?! A ben vedere la sola tangibile risiede nel controvalore cash delle promesse, e dal confronto la Moratti non emerge certo per generosità!
Le sinistre assonanze col politico del “più pilu ppi tutti” spaziano anche alle modalità espressive usate per interloquire con l’avversario: da una parte La qualunque non perde occasione per ricordare le origini promiscue del De Santis (tecnicamente un “vastasu”, ndr), dall’altra la meneghina affibbia senza preavviso furti d’auto e patenti di terrorismo manco fossero acclarate verità.
Quella che voleva essere una semplice iperbole della peggiore politica meridionale si è dunque trasformata in un impietoso specchio della politica nella presunta capitale morale d’Italia, causando autentica confusione nei nostri stati d’animo: al cinema si rideva di gusto, oggigiorno viene quasi da piangere nel constatare quanto in basso si sia riusciti a cadere.
Domenica i milanesi hanno la concreta opportunità di sradicare cotanta porcheria dalla nostra quotidianità restituendola alla genialità di qualche comico corrosivo: DI GRAZIA, NON LA SI SPRECHI!

given81

Read Full Post »

CHI PUÒ VOTARE

Per l’elezione del Sindaco, del Consiglio Comunale e dei Consigli Circoscrizionali (Zone) hanno diritto di voto tutti i cittadini italiani che abbiano compiuto 18 anni.
Hanno inoltre diritto di voto i cittadini appartenenti all’Unione Europea residenti a Milano che abbiano richiesto entro il 5 aprile 2011 l’iscrizione nella apposita lista elettorale aggiunta.

QUANDO SI VOTA
Si vota domenica 29 maggio 2011 dalle 8.00 alle 22.00 e lunedì 30 maggio 2011 dalle 7.00 alle 15.00.
Gli elettori sono invitati a recarsi alle urne con anticipo prima dell’orario di chiusura al fine di evitare l’affollamento dei seggi elettorali.

COME SI VOTA
Tracciando una croce sul nome del candidato sindaco Giuliano Pisapia

Come potete leggere nelle istruzioni riportate di seguito, è sufficiente che sia chiara la volontà dell’elettore, quindi il voto è VALIDO anche con una croce su una lista che sostiene Pisapia, ma, quando parliamo con i nostri amici e conoscenti, diamo il suggerimento più semplice: UNA CROCE SUL NOME DI GIULIANO PISAPIA.

Ecco le istruzioni ministeriali:
§ 143. – Validità o nullità, riconoscibilità ed univocità del voto nel turno di ballottaggio.
Considerato l’inscindibile raccordo tra il nominativo del candidato alla carica di presidente della provincia o di sindaco e le risultanze elettorali riferibili, rispettivamente, al gruppo (o ai gruppi) o alla lista (o alle liste) ad esso collegati, si ritiene che la validità del voto debba essere riconosciuta anche quando l’espressione del voto stesso sia stata impropriamente apposta fuori dallo spazio contenente il nominativo del candidato, ovvero sul contrassegno di un gruppo o di una lista collegati, nella considerazione, quindi, che la volontà effettiva dell’elettore sia comunque manifesta e sempreché il voto sia valido sotto tutti gli altri aspetti. Negli stessi sensi, è da ritenersi valida l’espressione di voto per un candidato sindaco o presidente di provincia anche in presenza di più segni di voto apposti sul nominativo del candidato alla predetta carica e/o su uno o più simboli di liste o gruppi collegati.
Nel caso di svolgimento del turno di ballottaggio, qualora, invece, l’elettore abbia tracciato un segno di voto sia sul nominativo di un candidato alla carica di presidente di provincia o di sindaco sia su un simbolo di un gruppo o di una lista collegati all’altro candidato alla medesima carica, è da ritenere che la volontà non si sia espressa in maniera univoca e che pertanto la scheda contenga voti nulli.
In particolare, per l’elezione del sindaco nei comuni con popolazione superiore a 15.000 abitanti, poiché nel turno di ballottaggio la competizione è limitata alla opzione tra i due candidati alla carica di sindaco, non trova – come già detto – alcuna applicazione la modalità di “voto disgiunto” attivabile, nelle elezioni dei comuni con popolazione superiore a 15.000 abitanti, in occasione del primo turno di votazione, secondo la quale l’elettore può votare per un determinato candidato alla predetta carica e, contemporaneamente, per una lista
di candidati alla carica di consigliere comunale collegati ad un altro candidato sindaco (1).
(1) – Con riguardo al turno di ballottaggio, il Consiglio di Stato ha precisato che i segni
meramente ripetitivi (cognome oppure nome e cognome, espressamente indicati nel riquadro contenente il nominativo del candidato alla carica di sindaco ovvero nel riquadro delle liste apparentate) o superflui (segni apposti sulle liste di una medesima coalizione ovvero nomi di candidati appartenenti alle medesime), non possono essere interpretati come “segni di riconoscimento”, tali da determinare la nullità del voto espresso.
La nullità del voto non può verificarsi nemmeno quando sia stato espressamente indicato il
nome di un candidato alla carica di consigliere comunale non appartenente alla lista pure contrassegnata, purché collegata al medesimo candidato alla carica di sindaco: nel turno di ballottaggio, infatti, l’elettore deve manifestare la volontà di scelta di uno schieramento senza possibilità di attribuire voti disgiunti; ed un voto che contenga la descritta imprecisione non pone dubbi sulla scelta dello schieramento.
Al contrario il voto deve essere considerato nullo quando l’elettore abbia manifestato la propria scelta per entrambi gli schieramenti (evenienza ammissibile al primo turno nei comuni con popolazione superiore a 15.000 abitanti) apponendo un qualsiasi segno sia nel riquadro contenente il nome del candidato alla carica di sindaco che nelle liste collegate, ma appartenenti allo schieramento avversario, ovvero abbia utilizzato parole od espressioni non corrispondenti al nome di alcun candidato (Sez. V, n. 374 del 4-2-2004).

Read Full Post »

Older Posts »

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: