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Archive for marzo 2011

Sabato 9 aprile il sindaco inaugurerà ufficialmente, con un discorso e con la distribuzione di generi di conforto, la Zona a traffico limitato di via Paolo Sarpi.

La sensazione è che si tratti di un festeggiamento quantomeno prematuro. L’ingrosso è ancora il tipo di attività commerciale predominante, poco o per niente scoraggiata dall’introduzione di orari per il carico/scarico. Che vengono regolarmente ignorati e regolarmente non sanzionati. A poco sembrano essere serviti i paletti, i piloni, i divieti.

E’ innegabile che la nuova via Sarpi in versione (semi) pedonale abbia un aspetto gradevole; ma resta il fatto che le norme – comprese quelle introdotte dal Piano di governo del territorio – non sono rispettate.

Il progetto di delocalizzazione degli esercizi all’ingrosso è fermo, silente, probabilmente morto. Nessun commerciante ha interesse a spostarsi verso un fantomatico centro commerciale “cinese” se gli altri non seguono a ruota (così come nessuno smetterà di lavorare nei giorni festivi se non lo faranno gli altri).

Si dovrebbe parlare di integrazione, di dialogo, di rispetto; e di valorizzazione dell’identità di un quartiere. Il Comune, invece, sembra agire in un’ottica di comodo. Non fare –  per non dover affrontare i problemi. Ignorare le richieste dei cittadini – per non prendersi delle responsabilità.

Un conglomerato di negozi all’ingrosso nel cuore della città non può non creare disagio. Se il disagio c’è – e c’è – è ora di guardarsi in faccia e di dire che lo smog assedia tutta la zona (ok, non siamo i soli…); che non si deve parlare solo di questa benedetta via Paolo Sarpi ma anche del reticolo di strade che fanno allo stesso titolo parte del quartiere. Che la pedonalizzazione di un pezzo di zona significa automobili negli altri pezzi.

Vorremmo, noi che ci abitiamo, vivere in un quartiere che – tutto – usa i “suoi” negozi, di qualunque nazionalità. Vorremmo, noi che ci abitiamo, che  non ci si fermi alle aiuole e ai déhors rispuntati sotto il cielo. Vorremmo, noi che ci abitiamo, che si creassero centri di aggregazione, biblioteche, luoghi di incontro, spazi per i ciclisti.

E il prossimo sindaco che ne pensa?

http://it.wikipedia.org/wiki/Chinatown_milanese
http://www.vivisarpi.it/wb/

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Le tematiche che oggi sono al centro dell’interesse dell’opinione pubblica e dei giornali,  quali crisi economica e malcostume della politica, portano a chiedersi  se la politica abbia smarrito la sua storia, i suoi valori, i suoi fini. E’ davvero così ? Oppure  nella sua storia la politica italiana ha sempre presentato una costante negativa nel  modo di operare non comune alle politiche delle altre grandi democrazie europee?

Se prendiamo in analisi l’attuale Presidente del Consiglio Slivio Berlusconi, al centro di numerose polemiche sul suo modo di fare politica che sta condizionando da vent’anni l’Italia, si riscontrano molte analogie con Giovanni Giolitti, Presidente del Consiglio dei primi anni del ‘900, definito dai giornali dell’epoca un  “dittatore liberale”. Giolitti è stato l’assoluto protagonista della  politica italiana per un ventennio, facendo sì che i suoi governi reggessero su una forma di parlamentarismo compromissorio volto a mantenere un potere incontrastato nella politica italiana. L’apice di questo sistema sfociò nel  1913 con il c.d. patto Gentiloni. Con questo patto i movimenti cattolici si impegnavano a sostenere i liberali durante le elezioni, che in cambio garantivano nel loro programma la tutela degli interessi cattolici, come l’opposizione al divorzio e il riconoscimento delle organizzazioni sindacali cattoliche. Conseguentemente Giolitti, nonostante considerava Chiesa e Stato come “due parallele” che non si incontrano mai, vide nell’atteggiamento dei cattolici la possibilità di allargare le proprie maggioranze, contro una sinistra considerata come antisistema. Oggi Berlusconi mostra delle analogie con questa forma di sistema compromissorio di stampo giolittiano: ha dato il via in questi mesi ad una forma di “campagna acquisti”, come definita dai telegiornali, tra i deputati, per ricercare una maggioranza che possa mantenere in piedi il Governo. Inoltre è il massimo garante di un’ideologia cattolico-liberale, in quanto erede della Democrazia Cristiana, alternativa ad una Sinistra considerata ancora oggi come antisistema, e nella quale i cittadini si riconoscono. Conseguentemente oggi quello che serve a questo paese non sono quei principi del “trasformismo” che hanno infettato negativamente il concetto di democrazia, ma l’affermazione di un parlamentarismo che si fa autentica espressione dei bisogni della comunità sociale. 

Edoardo Cossu

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Ci risiamo: il ritornello pseudo-economico che causa più danni della grandine è tornato all’ordine del giorno dell’agenda politico-economica per bloccare l’ascesa della francese Lactalis sul gioiellino dell’agro-alimentare di casa nostra.
Un breve riassunto della vicenda prima di alcuni commenti di merito e di ordine generale rispetto all’approccio dirigista che anche in questa occasione il nostro governo ha scelto per affrontare la questione: Parmalat, rimessa a nuovo dallo specialista Bondi dopo la frode del secolo perpetrata dalla famiglia Tanzi, risulta, allo stato dell’arte, l’unico esempio di public company del mercato italiano, con fatturato pari a 4 miliardi di euro e cassa vicino a 1,5 miliardi. E’ facile dedurre da questi nudi numeri l’appetibilità di un affare tra l’altro facilitato dall’assenza di un socio forte tipico delle società dal capitale frammentato. L’occasione non è stata colta dai capitani d’industria nostrani, non per miopia, semplicemente per assenza congenita della figura: l’industria italiana è storicamente caratterizzata da una incidenza elevata della leva creditizia che da sempre surroga una scarsa disponibilità, o riluttanza di utilizzo, di equity e capitale di rischio. Detto ciò, un paio di sere fa, i Tanzi d’oltralpe, ovvero la famiglia Besnier, a capo del colosso Lactalis, supportati dall’acume e dall’ingegno finanziario dell’advisor Société Générale, ha messo al sicuro azioni ed equity swap (sostanzialmente titoli a termine) per un ammontare di poco inferiore al 29% del capitale di Parmalat. L’aspetto strettamente numerico dell’operazione non è di poco conto visto che, restando la quota al di sotto della soglia del 30%, il buyer potrà fregiarsi del controllo sostanziale sulla preda senza l’obbligo di un’opa totalitaria che avrebbe reso la scalata molto più onerosa. Tradotto in termini finanziari, Lactalis paga Parmalat meno del cash che troverà nelle casse di Collecchio: 1,4 miliardi di euro.
Pur fungendo da impietosa lente di ingrandimento delle nefaste condizioni del nostro sistema capitalistico, l’operazione porta con se il non irrilevante aspetto positivo dell’afflusso di capitale estero nell’arena dell’economia italiana: in un paese che langue tra gli ultimi posti di una ipotetica classifica europea di attrazione degli investimenti stranieri, dovrebbe ragionevolmente essere questa la prima osservazione della classe dirigente politica invece di invocare non meglio precisati principi di difesa dell’interesse nazionale che implicano cambi di regole in corsa strumentali ed irricevibili in un mercato di capitali aperto e contendibile quale dovrebbe essere quello della comunità europea.

Il punto adesso è: passi che tali posizioni siano espresse da un governo retto da un partito liberale solo nel nome e da un altro che ha il provincialismo come ragione sociale, ma la cosa che lascia come al solito perplessi, è la posizione del nostro, di partito, espressa chiaramente con un comunicato stampa che evocava “l’adozione di misure a tutela delle imprese strategiche italiane da scalate ostili”. In effetti, volgendo indietro lo sguardo, fu proprio un governo guidato dal nostro partito, all’epoca ancora pds, ad inaugurare questa ridicola campagna di difesa dell’italianità quando nel 2001 l’allora Presidente del Consiglio Amato bloccò la scalata di EDF in Montedison arrivando a congelare i loro diritti di voto in consiglio ed incorrendo nella condanna della UE. Il problema di fondo è che non si può essere liberali per convenienza, non si può invocare il mercato sul caso Alitalia ed il dirigismo per Parmalat, non si può continuare a perorare la causa del capitalismo dello zero virgola che, come ci ricorda lavoce.info, “danneggia l’economia del paese, ma fa comodo a gruppi di potere influenti; aiuta i “capitalisti senza capitali”, che attraverso catene di controllo, patti di sindacato e banche di sistema controllano le imprese; piace a una ristretta cerchia di manager autoreferenziali che si muovono con molta grazia e poco sforzo da un consiglio di amministrazione all’altro, senza doversi preoccupare troppo della performance delle aziende che gestiscono, forti di un sistema di relazioni inossidabile; fa comodo a un potere politico che preferisce un interlocutore imprenditoriale nazionale, possibilmente debole e sensibile alle istanze della politica”.

Qualcuno ci dice quando finirà la stagione dei “capitani coraggiosi” e delle merchant bank di palazzo che non parlano inglese?

given81

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Il primo turno si svolgerà il 15 e il 16 maggio 2011.

La pagina del ministero dell’Interno:

http://www.interno.it/mininterno/export/sites/default/it/sezioni/sala_stampa/notizie/elezioni/00823_2011_03_04_indizioneelezioniamministrative.html

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Venerdì 25 marzo alle ore 21,00, presso la Sala Verde dell’Auditorium san Carlo (corso Matteotti 14, Milano) l’onorevole Antonio Panzeri e il senatore Giorgio Tonini discuteranno di ciò che sta accadendo nel Mediterraneo, non così lontano da noi.

Moderatrice del dibattito sarà Anna Catasta, coordinatrice del circolo Aniasi-PD Milano Centro.

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Martedì 29 marzo, ore 21,00
CAM Garibaldi (ex chiesa degli Angioli), in corso Garibaldi 27 angolo via Giorgio Strehler:

Giuliano Pisapia, assieme ai rappresentanti dei partiti della coalizione presenti in zona 1, incontrerà i cittadini per discutere i problemi del centro storico e il programma di zona.

Siamo tutti invitati!


Link utili:

La notizia sul sito di Giuliano Pisapia: http://www.cittadinixpisapia.it/u/Parliamo-insieme-del-futuro-della-nostra-zona/det_iniziative/128
La pagina del Comitato cittadino di zona 1 x Pisapia sindaco: http://www.cittadinixpisapia.it/u/Zona-1-x-Pisapia/det_comitati/39
Le iniziative del Comitato: http://www.cittadinixpisapia.it/u/Iniziative-Zona-1-x-Pisapia/iniziative/39

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In vista delle elezioni amministrative il PD sparpaglia i suoi gazebo in città.

Siamo in piazza Cordusio (ma da aprile  in piazza san Babila) per parlare del programma del candidato sindaco Giuliano Pisapia.

E poi dei candidati al consiglio comunale.

E poi dei canditati ai consigli di zona, “coda” locale di queste consultazioni.
Chi volesse aiutarci in questo periodo assai impegnativo si faccia sentire!

Il numero a cui chiamarci: 02-6575560.

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