Ha sollevato clamore l’eventualità che il governo intenda abolire il valore legale del titolo di studio.
Nel testo approvato il 27 gennaio dal Consiglio dei ministri non ce n’è però traccia. C’è invece una norma che renderà possibile partecipare a tutti i concorsi pubblici indipendentemente dal voto di laurea.
La gran parte di studenti e docenti è contraria all’abolizione del valore legale dei titoli: se passasse la proposta del governo – sostengono – non si creerebbe maggior competizione tra gli atenei (e quindi una formazione più qualificata per gli studenti), ma si verrebbe a creare una classifica discriminatoria degli istituti, che comporterebbe di conseguenza un più difficile accesso al mondo del lavoro da parte di coloro che – soprattutto per motivi economici – non hanno modo di entrare nelle università ritenute più prestigiose. Il che porterebbe a un circolo vizioso: università per studenti meno abbienti uguale università di seconda o terza classe, università di seconda o terza classe per gli studenti che non possono permettersi le università più titolate.
Buffo: il provvedimento ventilato ha suscitato più reazioni di quello approvato.
Il punteggio dato dal voto di laurea finora è stato, a parità di voti ottenuti nelle prove teoriche e scritte o pratiche, un elemento discriminante. Alcuni concorsi erano interdetti a chi non aveva almeno un 100/110 nel proprio curriculum.
Non è questo un modo – un altro modo – di affermare che il risultato negli studi non conta nulla? Che impegnarsi non conta granché? Che – in definitiva – l’università, la scuola, l’educazione finora riconosciuta dallo Stato è poco più che carta straccia?
Forse no. Forse.
barbara biagini
Comment a Barbara comment! Ma ci sarebbe il rischio di un esame di stato burla come quello per l’abilitazione professionale in Medicina. E poi… quante sono le categorie con responsabilità potenzialmente di tipo penale? Medici, biologi, ingegneri, geologi, chimici e molte altre. In altre parole, in un mondo moderno, la parte principale delle lauree. Chi resta fuori? I laureati in lettere e filosofia. Ma anche lì: va a insegnare greco antico uno che ha fatto il corso di ragioneria e poi ha vinto un quizzino più o meno maneggiato?
GdC
http://it.wikipedia.org/wiki/Valore_legale_del_titolo_di_studio#Quadro_europeo_e_internazionale
bb
Si farebbe, invece, un esame. Quale? O un quiz idiota (e anch’esso falsificabile, come si è visto nel recente pssato), o un esame orale nel quale i commissari potrebbero fregare agevolmente il candidato migliore. Già nei concorsi universitari, nei quali, in teoria, la Commissine è qualificatissima, guarda cosa succede! Il voto di laurea, invece, è la media di una trentina di esami, svoltisi in 4 – 6 sznni, da parte di prof che non avevano nessun interesse a sfavorire un candidato, e che, a mia esperienza, in genere sono obiettivi. In altre parole, l’abolizione del valore legale del titolo di studio è un altro modo per aumentare il potere della casta … politica e non. Non si capisce poi cosa accadrebbe per i medici e gli ingegneri: ci faremm curare all’ospedale da un non laureato in medicina che ha imbroccato un quizzino? o costruirebbe un ponte uno che ha fatto i corsi per corrispondenza? (pardon, per via telematica!) Idee di stampo berlusconiano, che non scompaiono con lui, come ampiamente da me temuto e previsto.
Per i medici e per le categorie professionali sottoposte a regolamenti dell’UE l’abolizione del valore legale del titolo di studio non varrebbe. Quandanche il provvedimento venisse introdotto. Ma chissà cosa ci aspetta.
GdC dicci la tua, tu che le aule universitarie le hai praticate tutta la vita.
Quanto alla mia esperienza posso dire che il titolo di studio nel privato aziendale è necessario e discriminante per l’ingresso nel mondo del lavoro (quale Università in primo luogo e con quale punteggio in secondo), mentre nel prosieguo della carriera il merito e la conoscenza prendono il sopravvento e sono spesso misura unica di giudizio per l’avanzamento.