Nel migliore dei mondi possibili secondo Fornero e Monti, quando l’articolo 18 sarà storia e la mobilità lavorativa totale, potrebbe esserci esubero di giuslavoristi, con conseguente trasferimento della Fornero ad altra cattedra, diciamo Storia del balletto classico. Poiché, con l’età, diminuisce la capacità di apprendimento di materie totalmente nuove, possiamo prevedere che ci metterebbe 5 anni a saperne qualcosa, e 15 a poter tenere un corso. Età della pensione. Peggio andrebbe a Monti se venisse trasferito a Fisica delle particelle elementari (ricordate il tunnel?). Insomma: la mobilità va bene quando riguarda gli altri, specie i lavoratori manuali. Ciò nella presunzione che i lavori a prevalente contenuto manuale siano poco qualificati. Ma non è così. Ad apprenderli bene ci vogliono anni di pratica ben guidata, non un corso regionale di riqualificazione, anche perché, di regola, questo tipo di lavoratori è più agevolato ad apprendere per dimostrazione diretta ed imitazione che non attraverso lezioni teoriche. La perdita del lavoro non viene risolta con una indennità da fame; sono in gioco la dignità del lavoratore, il patrimonio di competenze, e l’interesse del consumatore. Ciò non vuole dire che, talora, non ci sia l’assoluta necessità di una certa mobilità lavorativa, bensì che questa non rappresenta certo una situazione ideale da incentivare. Io non vorrei che i freni della mia automobile fossero riparati da un meccanico il quale, fino a due mesi prima, faceva il giornalaio, né vorrei avere come infermiere un muratore che ha seguito un corso di riqualificazione breve. E voi?
Il balletto del lavoro
25/01/2012 di pdmilanocentro
Pubblicato in Elsa Fornero, Lavoro, politica nazionale, Riforma del mercato del lavoro, Riforme | Contrassegnato da tag Fornero, Governo Monti, Riforma del mercato del lavoro | 2 commenti
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Mobilità del Lavoro, che passione! potrebbe essere una variante al tuo titolo. Ci sta tutta la tua satira qui perché un conto sono gli asettici provvedimenti anche razionali del governo, un conto la loro pratica attuazione sulla pelle dei cittadini. Temo però che l’epoca del lavoro garantito o quasi sia agli sgoccioli ormai e che il livello di protezione si abbassi inevitabilmente come accade un po’ dappertutto nei sistemi capitalisti occidentali.
Chissà non valga la pena di guardare più da vicino la Rep Popolare Cinese che di comunismo e capitalismo ha fatto una miscela ancora da interpretare per trarre qualche spunto sociale innovativo da un esperimento (straordinario per i suoi effetti economici) che coinvolge oggi il 25% dell’umanità.
Ho dimenticato di firmare! GdC. E come titolo, che ci mettiamo? Il balletto del lavoro (?)