Feeds:
Articoli
Commenti

Milano indifesa

Squilibrati in  periferia, banditi in centro, fanno quel che vogliono, indisturbati.

Come notai tempo fa, aspramente rimproverato dai conformisti del PD, da Porta Venezia al Castello non incontri una pattuglia della polizia. Due soldati sempre di fronte ad una casa, non si sa se  per utile scorta o per spingere il carrello.

Mentre Alfano chiacchera a un vertice milanese, quelli fanno una rapina. Roba da dimissioni.

Ora manda 150 uomini. Ma li vedremo mai in pattuglia? Senza benzina, con auto malandate,grazie ai taglii lineari?

Da dove li tolgono? Dalle scorte  boriose di ogni sorta di politici, o  lasciando sguernita un’altra località?

GdC

Capisco l’interesse avvincente per le boccaccesche vicende giudiziarie del Cavaliere, intuisco perfino quanto sia emozionante lo sfoglio della margherita da parte di Renzi pencolante tra premierato e segreteria PD, ma trovo lo stesso incredibile che l’epocale proposta lanciata da Hollande la scorsa settimana abbia avuto così poco risalto nei media di casa nostra.

La Francia per bocca del suo Presidente ha chiesto la nascita entro il 2015 di un governo unitario europeo con bilancio comune, debito sovrano comune, politica economica, estera e della difesa comuni! Scusate se è poco specie per un Paese ritenuto fino a ieri geloso della sua sovranità e restio, se non nelle parole nei fatti, all’unione politica della UE. Il progetto di Hollande prevede anche l’elezione del futuro presidente europeo col voto dei 500 milioni di cittadini UE (o di quelli i cui paesi ci staranno). Due anni di tempo dunque per i 28 di prepararsi ed affrontare la storica svolta.

E’ chiaro, l’appello è rivolto pricipalmente alla Germania ma se questa o altri paesi nicchieranno, la Francia è disposta ad andare avanti con quelli che accettano l’ipotesi federale da subito. Già si conoscono quelli riluttanti, ben rappresentati come sono dalla Gran Bretagna e da nordici che le ruotano intorno. Ma il passo di accelerazione è allo stesso tempo sorprendente e grandioso, foriero di una nuova speranza di rinascita per un continente in pluriennale declino politico ed economico di fronte all’affermazione delle nuove potenze globali.

Or sono 63 anni Robert Schuman formulava la prima ipotesi di Europa unita. Un altro Francese indica oggi la strada per trasformare quell’idea in realtà. Vive l’Europe, Vive la France, Vive le PS!

Max

Evacuare Taranto

Ricordate la Ilva? Se sì, fa piacere. Dopo pochi mesi di occupazione di giornali e TV, nessuno la ricorda. Ci torna su, oggi il Manifesto.

Dopo la per me incredibile sentenza della Consulta, che accettava il Decreto ambientale integrato (se inquinate molto con una fabbrica importante, potete continuare), dopo il fallimento del referendum cittadino, i valorosi Magistrati di Taranto hanno le armi spuntate. Ormai, ci vuole un miracolo: Davide contro Golia (senza offesa al simpatico gigante)

Per chi non vuole ammalarsi dei più devastanti tumori (è stato osservato un tumore della prostata in un infante), resta andarsene. Evacuare una città vecchia di quasi 3 millenni, ricca di stroria antica e recente, di resti archeologici, di gloria. Gettata in pasto  ….a … imprenditori (questo blog non ha i mezzi per difendersi da una querela)

E chi non può? Ad es. i marinai della base navale? Le autorità non rispondono. Noi potremmo forse interpretare: cavoli loro.

GdC

 

Rob de matt!

Col partito in crisi nera, la Finocchiaro non sa fare di meglio che proporre una legge per impedire il voto al 5 Stelle. E veniva proposta per le più alte cariche di garanzia dello Stato!

GdC

Gira la voce che Romano Prodi stia ponderando di non rinnovare l’iscrizione al Partito Democratico.
La sua posizione è ovviamente comprensibile e condivisibile.
Come si deve sentire una persona che si è vista, nell’arco di poche ore, chiamata in causa dal suo partito e poi misteriosamente affossata?
Certamente umiliata, delusa ma anche abbandonata.
Abbandonata dal partito, di cui egli è il padre fondatore, perchè, dimissioni a parte, la questione sembra essere stata chiusa, archiviata, senza che neanche si sia riuscito a dare un volto ai fautori del gesto.
Come nei peggiori attentati.
Empaticamente capisco la sua scelta, e come me tanti farebbero lo stesso, me ne andrei.
Venerdì al circolo si era parlato di proporre una raccolta firma per chiederGli di non lasciare il PD;
oggi il comitato per Matteo Renzi di Milano ha lanciato la petizione online.
Anche se non siamo noi i 101, anche se non si condivideva la scelta di Prodi al Quirinale, credo che sarebbe un gesto di correttezza sottoscrivere tutti questa petizione.

Allego il link.

http://www.change.org/it/petizioni/romano-prodi-presidente-prodi-noi-ti-chiediamo-scusa-2

Pal

Cancellare la Storia?

In una interessante trasmissione TV, Sabino Cassese ,giudice della Corte Costituzionale, la definiva brevemente come il Giudice delle Leggi. Non della Storia, pertanto.

Invece, una recente sentenza (già forse eseguita) ha ordinato la distruzione delle intercettazioni di colloqui con la Presidenza della Repubblica, attinenti alla trattativa stato-mafia. Un tema di grande futuro interesse storico. La distruzione priva gli storici di un prezioso documento.

La falsificazione della Storia ê sempre stata una prerogativa delle dittature, ad es. stalinista. Il rispetto della Storia indipendente, uno spartiacque fra democrazie e dittature. Ci avviciniamo allo spartiacque, per motivi contingenti?

GdC

Ricordate la “Reaganomics”? Allo stesso modo i giornali battezzano oggi le misure anticongiunturali per risollevare l’economia del Giappone dal nome del primo ministro in carica Shinzo Abe. Sembrano fin d’ora aver avuto grande successo dopo solo sei mesi dalla sua entrata in servizio e dopo ben un ventennio di stallo dell’ex seconda potenza del globo, tanto che se la scossa positiva proseguirà inalterata, già si pronostica un incremento del 3.5% del PIL di quest’anno.

Tre paiono i provvedimenti di maggior spicco adottati dal Sig Abe, risuscitato da una pessima prima prova di governo 6 anni fa. Una forte iniezione di liquidità al sistema (si parla di oltre 100 miliardi di dollari) propopiziata da un cambio di regia al vertice della banca centrale, una riuscita trasformazione burocratica dell’apparato e l’adesione del Giappone ad un nuovo trattato commerciale dell’area Pacifico che prevede la liberalizzazione delle industrie più protette come quelle Farmaceutiche, Elettriche e dell’Agricoltura. Già risorge la borsa, tornano i consumi e si preparano nuovi investimenti pubblici e privati nella seconda metà dell’anno. L’ottimismo della gente è ripreso insomma dopo un letargo che pareva senza ritorno.

Le coraggiose riforme di Abe tuttavia non sono prive di connotati nazionalistici diretti soprattutto alla sfida con il vicino colosso cinese. Il governo punta sul tradizionale orgoglio nipponico e sulla sua disciplina per il successo, non trascurando l’intenzione di ricostituire un esercito più forte e agguerrito in “difesa” delle sue isole. Questa in fondo, la nota più preoccupante di un’impresa dalla quale tuttavia l’Europa potrebbe trarre qualche indicazione.

Durerà mi domando? Un chimico lo chiede qui agli economisti.

Max

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 90 follower

%d bloggers like this: